I politici non scelgano gli ospiti televisivi

Non ho ancora letto l’articolo di Marco Travaglio sul “Fatto”: lo farò tra poche ore. Ne ho sentito stralci in radio. E mi sento, fin d’ora, di essere d’accordo con lui.  Il giornalista racconta del figlio di Riina ospite di “Porta a porta” e delle polemiche scatenate per la presunta poca opportunità di avere in televisione (la tivù pubblica, peraltro), l’erede  del più celebre boss della mafia. Travaglio dice in sostanza che: 1) il figlio di Riina è già stato ottimamente intervistato da Bianconi sul “Corriere della sera”, subendo anche domande piuttosto scomode, e nessuno si è scandalizzato; 2) se (Travaglio)  fosse il figlio di Borsellino o il congiunto di qualunque vittima di mafia, sarebbe indignato dell’ospitata; 3) se avesse potuto, anch’egli avrebbe intervistato il figlio di Riina, ben sapendo quali domande porre; 4) non devono essere i politici a decidere gli ospiti dei talk show. Sarò impopolare, ma da cittadino, e soprattutto da giornalista, credo che Travaglio abbia ragione su tutta la linea. Augurandomi, naturalmente, che Vespa (in onda proprio mentre sto scrivendo) sia aggressivo il giusto, rispettoso ma non piegato. “Porta a porta” non glorificherà di certo la mafia; piuttosto quella di stasera potrebbe essere un’occasione per capire qualcosa in più di un fenomeno che ha condizionato, e sta ancora condizionando, la vita del nostro Paese. Ammesso che ci si ponga da ascoltatori attenti e desiderosi di sapere, una sete di conoscenza che la politica non sempre ha.

VESPA

Massimo Brusasco

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