Domande dopo il referendum

Dopo il referendum senza quorum, mi sovvengono alcune domande. Non è meglio che si chieda il parere degli italiani solo sulle  questioni di coscienza, anziché impegnarli in problemi che dovrebbe risolvere la classe politica? Ha senso dovere raggiungere il quorum? Non è forse meglio premiare comunque chi va a votare, visto che gli assenti hanno sempre torto? Può un ex presidente della Repubblica dire, sostanzialmente, di non andare a votare? Lo può fare un presidente del Consiglio (non votato)? Possono i promotori del referendum esultare pur di fronte a una palese scoppola? E’ logico che, ora, gli sconfitti presentino ricorso? E’ normale che, nel giorno del voto, due senatori della Repubblica, peraltro dello stesso partito e della stessa provincia (la mia), esprimano pareri, benché divergenti, sul referendum? Ha senso, nell’epoca di Facebook e Twitter che viaggiano senza regole, il rispetto del silenzio elettorale? E’ giusto che le televisioni, a mezzogiorno della domenica dicano che la percentuale dei votanti è molto esigua? Non è una sorta di invito a stare casa “che intanto non serve a niente”?

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Massimo Brusasco

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