L’elogio della necrologia

Invitato quale “ospite d’onore” alla serata del Kiwanis e indotto a parlare “per 20 minuti di quello che vuoi” (così mi dissero), mi sono cimentato nell’elogio della necrologia. E’ successo ieri. Dopo un iniziale e comprensibile scoramento, il pubblico mi ha seguito e credo, infine, che abbia condiviso le mie idee. Così riassumibili. La necrologia – uno dei fondamenti del giornale locale – è la certificazione del legame di un lettore con un territorio: con la necrologia, certamente, si vuole rendere omaggio al defunto, ricordarlo e farlo ricordare, ma è anche un modo per sancire il “senso di appartenenza”, che poi è l’essenza del periodico  locale, tanto più di questi tempi frettolosi in cui – come ci hanno spiegato di recente – i tanto innovativi  Facebook e Twitter sono già fuori moda, perché rimpiazzati, ad esempio, dagli spot e dai brevi filmati di  Snapchat, la chat che non consente di salvare le foto e che cancella automaticamente i messaggi appena letti (o quasi). Lunga vita alla necrologia e a tutto quello che ci dà senso di appartenenza e rende la società un po’ meno liquida. Ai commensali del Kiwanis ho raccontato anche altro (20 minuti… approfittiamone), sempre in tema di giornali, chiudendo l’intervento con “l’articolo che avrei voluto pubblicare”, ovvero un racconto dedicato ad Alessandria che ha perso il vecchio ponte ma non l’atteggiamento, un po’ superficiale, di certi suoi abitanti. Infine: grazie a Gianni Barosini per avermi invitato e a Luciano Giacomini per la targa a ricordo della serata, per me molto piacevole.

ki

 

Massimo Brusasco

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