Solo per vederli passare

Non bisogna scomodare i miti, né per forza di cosa citare Coppi o Bartali, Girardengo o Malabrocca, colui che battagliava per arrivare ultimo, con l’imperativo di non sforare oltre il tempo massimo. Nemmeno è necessario ricordare le imprese di Gimondi e Merckx, Moser, Saronni, Pantani… Non è il caso neppure di elencare le salite che hanno fatto la storia di quello che forse è lo sport più bello del mondo, interpretato da uomini che s’arrampicano sul Tourmalet o sul Colle delle Finestre, sul Pordoi o sul Galibier, sulla Lombarda, sul Mortirolo o sul Colle dell’Agnello, dove venerdì c’ero anch’io “per vederli passare”. Ore di macchina, poi salita a piedi. Due giorni investiti per uno spettacolo durato, tutto sommato, mezzora, inclusa la carovana fatta di moto della polizia, auto degli sponsor e venditori di magliette. Il ciclismo è fantastico per le imprese dei campioni ma anche per la massa infinita che segue una disciplina fatta di muscoli prima ancora che di strategia, anche se, in tempi recenti, certe vittorie si costruiscono a tavolino e col gioco di squadra. Sul Colle dell’Agnello è stata festa per migliaia di persone, molte delle quali arrivate in bicicletta fin là in cima, o in prossimità della stessa, tra pareti di neve e ghiaccio. Giovani e anziani, magri e grassi, maschi e femmine, atletici e imbolsiti: nessuno che badasse al cronometro, ma tutti che volevano partecipare, anche pedalando, a questa festa popolare che fa spesso da contorno allo sport delle asperità e degli sprint. E, al Colle, mica c’era l’arrivo di tappa. I corridori scollinavano, e via, verso la Francia. Né si immaginava, noi, che quella frazione, partita da Pinerolo, sarebbe stata decisiva, con la caduta del leader della classifica  e il successo di Nibali che, il giorno successivo,  avrebbe indossato la maglia rosa, portandola fino al traguardo di Torino. Straordinario lui, straordiario il Giro d’Italia, straordinario questo sport che è pathos e sudore, passoione e delirio collettivo. Macchiarlo col doping è come dare un calcio alle emozioni, è tradire chi  è innamorato. E’ uccidere i sentimenti, calpestarli, buttarli al macero. E’ fare sentire idioti noi che siamo saliti lassù, solo per “vederli passare”. E che torneremo, non importa per vedere quale campione o qualche gregario: ci basterà esserci.

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Massimo Brusasco

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