L’elogio della fotografia

Oggi è la Giornata della fotografia e non è il caso che ci si chieda il perché. La risposta è data del fatto che, ormai, tutto è degno di essere celebrato e di avere, dunque, la propria “giornata”. Rendere omaggio alla fotografia, comunque, un senso ce l’ha, specialmente in quest’epoca  condizionata dalla fretta, in cui tutto si muove rapidamente. La fotografia fissa l’istate, lo rende eterno. L’immagine del bambino ferito ad Aleppo è stata pubblicata in prima pagina sui principali quotidiani italiani  e, immagino, del mondo: vale più di mille parole. E’ una foto destinata, in qualche modo, a fare la nostra storia recente, esattamente come quella di Aylan, il piccolo il cui corpo esamine è stato trovato su una spiaggia della Turchia. Queste due rimpinguano l’elenco di foto indimenticabili, riguardanti lo spettacolo, lo sport, il costume. E poi ci sono le foto che escono dalla sfera pubblica e appartengono al nostro privato. A rivederle, offrono sensazioni – a noi e a noi soli – evocano momenti. L’avvento del digitale ha contribuito in maniera esponenziale a divulgare la fotografia con controindicazione inclusa: l’invasione di foto annacqua i valori delle foto stesse. Aveva ragione quello che diceva: “Se tu avessi ancora il rullino da 24, col cavolo che ti metteresti a fotografare le pietanze che stai mangiando”. Cara fotografia: auguri sinceri, e non solo perché è il giorno a te dedicato.  Tieni duro, eh, anche se immaginiamo tu stia vivendo momenti difficili, in questo  tempo in cui l’autoscatto è  soppiantato dal selfie.

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Massimo Brusasco

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