Il senso di Pavese (e del paese)

“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Lo scrisse Cesare Pavese. E noi che siamo gente di paese e che, soprattutto, abbiamo avuto la fortuna di vivere “il” e “nel” paese qualche anno addietro (quando il senso di comunità era un po’ più spiccato e potevi uscire di casa senza la preoccupazione di chiudere la porta), ecco, noi sappiamo bene che quelle di Pavese sono parole sante. Le rispolvero oggi, apprendendo della gente  che non se ne vuole andare dal proprio borgo terremotato. Lì è nata, lì è cresciuta. Ha radici, amici, affetti. Tutto.  Razionalmente, non ha senso stare, ma a ragionarci meglio i motivi per non andarsene sono un’infinità. Chi vive nelle palazzine delle metropoli, ai confini col traffico e nelle nuvole di smog forse non può capire. E non basta Pavese a spiegare certe cose.

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Amatrice, 24 agosto 2016
(AP Photo/Alessandra Tarantino)

Massimo Brusasco

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