Ma ce ne frega della politica?

Sono reduce dalla maratona elettorale, fatta di interviste, numeri, considerazioni, percentuali, progetti, speranze.  E sul “Piccolo” di oggi  ci sono pagine dedicate alla tornata amministrativa, con molti dettagli. Altri organi di informazione hanno fatto più o meno la stessa cosa.  I giornali nazionali (ma anche televisioni…) hanno dedicato ore e ore alle amministrative di domenica, ragionando sul flop di Grillo, sul bipolarismo che ritorna, sul centrodestra che cresce, sul Pd che va bene ma non benissimo; insomma, sulle cose che più o meno vi saranno note. Anzi: che “spero” vi siano note, perché se  così non fosse io e i miei (ben più) illustri colleghi abbiamo lavorato per pochi eletti (e non eletti…). La sensazione di scrivere (e parlare) per nessuno talvolta ce l’ho. O, più probabilmente, ce l’abbiamo. Il fatto che in una città come Alessandria sia andato a votare solo il 54% degli aventi diritto ce lo conferma. E’ un dato molto preoccupante, secondo me. Significa disaffezione, ma anche incapacità di comunicare, di entusiasmare, di coinvolgere. E se alle amministrative si disertano le urne (con candidati il cugino, il vicino di casa, l’amico…),  figuriamoci alle politiche, oppure in uno di quei referendum pronti a essere disattesi (vedasi legge elettorale).  Ce n’è quanto mai per riflettere. Io continuo a scrivere e a sperare.  Di solito penso che gli assenti abbiano sempre torto. Ma è un modo di dire, non un dogma.

 

 

Massimo Brusasco

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