Il Fantozzi che c’è in noi

E’ notizia di oggi che due dipendenti pubblici timbravano il cartellino e se ne andavano a farsi gli affari propri. Un qualcosa del genere (con molte più persone coinvolte) è stato raccontato anche pochi giorni fa. Insomma: non perdiamo il vizio. Muore Paolo Villaggio, trascinando con sé il ragionier Ugo Fantozzi, e capiamo quando quella “maschera italiana” (citazione da Fabrizio Buratto, mio amico alessandrino che a Fantozzi ha dedicato la tesi di laurea e un libro) sia effettivamente “dentro” di noi. Va da sé che non bisogna generalizzare, ma è altresì chiaro che se, all’alba degli anni Settanta, Villaggio ebbe una spettacolare intuizione, significa – come raccontò più volte  – che il mondo degli impiegati lo conosceva bene, sotto molte sfaccettature. E, vista la cronaca, non è che l’andazzo sia mutato così tanto. Villaggio è stato un genio. E noi con Fantozzi abbiamo riso a crepapelle perché in lui ci siamo sempre, in qualche modo,  immedesimati. Le esagerazione fanno parte della fiction, ma sotto sotto c’è una realtà in cui diventiamo  protagonisti noi che cerchiamo di fare i furbetti, ma che dobbiamo, alla fin fine, confrontarci con quella nuvola carica di pioggia, che spesso ci accompagna.

fantozzi

Massimo Brusasco

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3 thoughts on “Il Fantozzi che c’è in noi
  1. Lucy

    Ma perché per ricordare Fantozzi introdurre con la notizia di oggi dei due dipendenti pubblici “furbetti”?
    Fantozzi è maschera di tutti si, tutti i furbetti: delle code, dei semafori , degli scontrini , anche dei badge. Non necessariamenti dei dipendenti e di quelli pubblici in particolare ( lui non era in PA.). È lui però chiunque non sa reagire con passione e ottimismo, chi non sa dire di no, chi confonde il 10 in condotta con il ben fare. Ci riconosciamo tutti Fantozzi quando, e spesso, ci conformiamo alle situazioni di comodo ed accettiamo passivamente anche il peggio senza la volontà di migliorare e credere che si possa farlo. Non solo i “pubblici”, non solo i furbetti del badge. Chi ha visto presto e lontano ( Paolo Villaggio) ha intuito che non è il sistema della prepotenza e dell’arroganza gerarchica, ma del riconoscimento della propositivita’ e della resilienza a portarci avanti . Non certo attendendo con le mani in mano, come un sistema imposto prevede, davanti ad una bollatrice che arrivi il tempo di uscire dall’ufficio, magari sotto un temporale, magari con un ombrello rotto( come a me capita spesso)!

     
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  2. Massimo Brusasco

    Quando scrivo “c’è una realtà in cui diventiamo  protagonisti noi che cerchiamo di fare i furbetti”, non mi riferisco certo solo agli statali. “Noi” siamo quelli che saltano le file, che non fanno gli scontrini, che lavorano in nero, che se hanno occasione di fregare non si tirano indietro, anche solo per il gusto di farlo. “Noi” siamo così. Se chi la abita non fosse dotato di smodata fantasia, probabilmente l’Italia sarebbe precipitata chissà fin dove, proprio a causa del nostro essere. Non saremmo i peggiori, certo, ma neanche modelli edificanti. Non credo che in Germania o in Norvegia ci sia un genio della letteratura prima e del cinema dopo che sia riuscito a inventare un Fantozzen o un Fantozzenglud.

     
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