Mai dire Rai

Quel che una volta era servizio pubblico ha dato un altro sfoggio di inefficienza. O meglio: s’è dimostrato un pantagruelico essere che fatica a muoversi quando è ora di correre. Domenica, ore 20 o poco meno. La notizia del mancato accordo tra il duo Salvini-Di Maio e il presidente Mattarella diventa ufficiale. Piaccia o no, per come (non) si è sviluppato il tutto è comunque qualcosa di storico, che non ha precedenti nella storia Repubblicana (così si dice da più parti, almeno). Mentre altre televisioni approntano dirette e smontano palinsesti, la Rai procede imperterrita nella sua programmazione, salvo poi ospitare Di Maio in collegamento telefonico con Fazio che, volente o nolente, gli ha garantito uno spot in prima serata. Ieri la Rai è corsa ai ripari con un paio di speciali (con la Berlinguer, ad esempio), ma intanto Mentana su La7 si era mosso con anticipo e, addirittura, sia Di Maio che Salvini avevano scelto, per le loro esternazione, il pubblico di “Pomeriggio Cinque”, trasmissione condotta da Barbara d’Urso, perfettamente a suo agio col trash delle ultime ore. Secondo me c’è qualche stortura.

Massimo Brusasco

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