Cose di calcio (da Radice a Platini)

Non ho capito perché, prima che di disputasse la partita,  si è cercato di caricare di straordinari significati Juventus-Inter di ieri, comunque non importa.  Mi interessa scrivere di altro: ad esempio che, con l’esonero di Juric e l’ingaggio di Prandelli sulla panchina del Genoa, la serie A ha tutti allenatori italiani. Ci avete fatto caso? Secondo me, comunque, è un buon segno. Così come è confortante che il campionato (e grazie a Mancini che se n’è accorto) stia mettendo in vetrina giovani italiani molto interessanti. Ieri ci ha lasciato Gigi Radice, allenatore dell’ultimo Torino scudettato e di quello che lo scudetto lo perse  facendo 50 punti. Un grande personaggio che, da rivale, ho apprezzato. E’ stato uno dei protagonisti del calcio della mia giovinezza, e non vi sto a tediare dicendovi perché era meglio.  L’immagine di quel periodo (della mia giovinezza, si capisce) è legata a Platini che si sdraia sul prato di Tokio ritenendo ingiusto l’annullamento di un gol nella finale della Intercontinentale che la Juventus vinse contro l’Argentinos Junior. Era l’8 dicembre 1985. A 33 anni di distanza, si discute di altri argentini, quelli di Boca e River, costretti a giocare (domani) la finale della Libertadores a Madrid, per motivi di ordine pubblico. La coppa che celebra la liberazione dal dominio spagnolo trasloca in Spagna. Solo il calcio può giustificare certi paradossi.

Massimo Brusasco

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