Ma state sereni

Chiedo scusa per la contraddizione: scrivo del Festival senza averlo visto e dirò che non è per forza necessario commentarlo, pur commentando. Mi chiedo solo che problema dà il Festival a tutti quelli che si sentono in dovere di fare sapere che non lo guarderanno. Il Festival, vi assicuro, lo fanno comunque, come il campionato di calcio anche se non lo vincerà la vostra squadra preferita. Il Festival è un baraccone che vale una piccola percentuale di pil, è una messa cantata (magari non più cantata come una volta), lo specchio del Paese. Ci stanno bene Achille Lauro, la Pavone, e i Ricchi e Poveri tornati quattro. Ci sta benissimo Diletta Leotta come Rula Jebreal, che parla la nostra lingua molto meglio di tre quarti di quelli che sono nati in Italia. C’è Fiorello, che credo sia il meglio del settore; c’è Tiziano Ferro che è un valore assoluto (ah è gay? e chissenefrega). Ci sono artisti che piacciono ai giovanissimi e i vestiti eleganti che piacciono a mia mamma. Snob, radical chic, perbenisti e polemisti hanno dignità di opinione. Ma ringrazino il Festival: se non ci fosse Sanremo, avrebbero un’occasione in meno per esibirsi e per cercare di farsi notare. Però, se ce la fate, state sereni.

Massimo Brusasco

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