Il loro lavoro e il nostro dovere

D’accordo che è il loro lavoro e dunque… E certo, è il loro lavoro: uno sceglie di fare il medico, l’infermiere, l’oss. Immaginerà giorni tristi e complicazioni, gente che muore e lacrime di parenti, dolore e sofferenza. Quando uno decide di dedicarsi alla sanità probabilmente mette in conto tutto ciò. Però è improbabile che prenda in considerazione un’emergenza di questa portata, il rischio di contrarre un virus fatale, il dover curare il corpo e la psiche, propria e altrui. E’ il loro lavoro, verissimo, e i più lo stanno svolgendo con un’abnegazione e un senso del dovere che forse neanch’essi immaginavano. E’ a loro che dovrebbe andare il pensiero di noi lamentosi costretti in casa a Pasqua, a Pasquetta e privati dei ponti di primavera che, di solito, significano libertà. E’ difficilissimo per tutti, gli anziani e i ragazzi, quelli che vorrebbero ma non possono, quelli che non vorrebbero ma devono. Sarà semplicistico ricordarlo, ma credo che, nelle nostre frustrazioni quotidiane, il solo pensare a chi soffre e a chi è impegnato per limitare le sofferenze potrebbe essere non solo consolatorio ma doveroso.

Massimo Brusasco

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