Pioli (e) opposti

Sono tifoso di Stefano Pioli fin dai tempi in cui giocava nella Juventus. Non era un fenomeno di difensore, stava all’ombra di campioni più quotati di lui, ma quando entrava in campo non sfigurava, un po’ come Prandelli, in situazione (e squadra) analoga.

Pioli, qualche ora fa, è diventato l’emblema del “calcio umano” che, almeno per una volta, s’impone su quello dei fenomeni o presunti tali. Il Milan, che già lo aveva imbarcato preferendogli un tedesco dai metodi rivoluzionari, ha fatto marcia indietro, convinto dagli ultimi risultati di una squadra che, evidentemente, è molto legata al suo allenatore.

Dovremmo rallegrarci. Dovrebbero farlo tutti quelli che amano il calcio. Il buon senso non è svanito del tutto, scampoli d’umanità s’aggirano ancora, tra atleti che pensano di meritare il Nobel, segnalazioni del Var che pretende i giocatori senza braccia, allenatori che si lamentano in continuazione e altri che si credono onnipotenti.

Massimo Brusasco

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