Più giornali, meno social

Sono clamorosamente di parte, ma c’è un perché. Premessa: sul “Piccolo” di venerdì, una pagina è dedicata ai politici della provincia di Alessandria e a come utilizzano i social. Negli ultimi tempi, si sono distinti razzisti, sprovveduti, inopportuni, maleducati… motivo per cui lo scrittore-politologo Marco Revelli, nel corso di un’intervista che ci ha rilasciato, dice: “Ai politici bisognerebbe vietare i social”.

Grazie se avrete la bontà di leggere. Ora, senza voler dare lezioni a nessuno, sintetizzo la differenza tra un giornale e i social (anche i blog!), ricordando semplicemente che una testata giornalistica è registrata in tribunale e ha un direttore responsabile, oltre che, in molti casi, professionisti o, perlomeno, pubblicisti che non sono capitati per caso in una redazione. Quel che viene pubblicato non è mai frutto dell’istinto, ma è sottoposto a verifica. Poi si può sbagliare, certo, ma la stella polare resta il codice deontologico, che ben dovrebbe sposarsi con la sensibilità individuale. Vi tralascio altre ovvietà.

Poi se i politici vogliono continuare a considerare i social come un organo di informazione… facciano pure.

Massimo Brusasco

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