Sono salito sul palco vestito da donna, da ubriaco e da porcellino, pur essendo maschio, astemio e non avendo mai emesso grugniti. Devo per forza, a questo punto, fare il tifo per Lino Banfi, inserito nella commissione Unesco dove chiunque s’aspetterebbe non dico il professorone o l’accademico ma almeno qualcuno che non deve la popolarità alle sbirciate dal buco della serrature oppure alle performance di nonno Libero. Quando ho letto la notizia, ho creduto  fosse la solita battuta di Lercio. La realtà supera la fantasia, ho pensato. Poi, però… Ecco, siamo sicuri che Banfi, che ha l’età della saggezza, la conoscenza del Paese,  un affetto per gli italiani  cordialmente ricambiato, il senso dell’ironia, la capacità di spiazzare… ecco, siamo sicuri che sia la persona meno indicata a finire nel novero di chi si occupa del patrimonio dell’umanità? Io così sicuro   non lo sono. Anzi, mi preoccupano di più certi manager, con curriculum zeppo di master, che, dopo avere fatto fallire aziende, prendono milioni di buonuscita, pronti a entrare in altre aziende che dovrebbero essere risanate. Guardiamoci attorno e pensiamoci: d’accordo che bisogna sempre tendere al meglio, ma Banfi non è certamente il peggio.  Questo, almeno, pensa un giornalista che, ogni tanto, si veste da maiale.