E’ notizia di oggi che due dipendenti pubblici timbravano il cartellino e se ne andavano a farsi gli affari propri. Un qualcosa del genere (con molte più persone coinvolte) è stato raccontato anche pochi giorni fa. Insomma: non perdiamo il vizio. Muore Paolo Villaggio, trascinando con sé il ragionier Ugo Fantozzi, e capiamo quando quella “maschera italiana” (citazione da Fabrizio Buratto, mio amico alessandrino che a Fantozzi ha dedicato la tesi di laurea e un libro) sia effettivamente “dentro” di noi. Va da sé che non bisogna generalizzare, ma è altresì chiaro che se, all’alba degli anni Settanta, Villaggio ebbe una spettacolare intuizione, significa – come raccontò più volte  – che il mondo degli impiegati lo conosceva bene, sotto molte sfaccettature. E, vista la cronaca, non è che l’andazzo sia mutato così tanto. Villaggio è stato un genio. E noi con Fantozzi abbiamo riso a crepapelle perché in lui ci siamo sempre, in qualche modo,  immedesimati. Le esagerazione fanno parte della fiction, ma sotto sotto c’è una realtà in cui diventiamo  protagonisti noi che cerchiamo di fare i furbetti, ma che dobbiamo, alla fin fine, confrontarci con quella nuvola carica di pioggia, che spesso ci accompagna.

fantozzi