Una volta Liedholm mi disse che il pallone andava sempre dove c’erano Capello e Ancelotti. Implicito parlasse della grandezza dei due giocatori. Fosse vivo, il compianto Barone potrebbe completare l’elenco aggiungendo Andrea Pirlo, fuoriclasse assoluto, cervello e piedi in un calcio (quasi) tutto pressing e forza fisica. Lo ricorderemo per i calci di punizione “alla Pirlo”, certo, ma a me resterà in mente sempre il “giocatore totale”, quello che si propone per ricevere il pallone e che sa sempre passarlo nel modo più efficace, sorprendendo con lanci lunghi o proponendo rapide verticalizzazioni spacca-difesa. Un regista fantastico, in grado di valorizzare anche attori non di prim’ordine. E se a ciò aggiungiamo il comportamenti impeccabile dentro e fuori dal campo, possiamo sostenere che siamo di fronte a un esempio, mai artefice di pirlate che non fossero colpi di genio riconducibili al suo nome. Andrea Pirlo, classe 1979, ha lasciato il calcio domenica, dopo una lunga carriera conclusasi negli Stati Uniti. Hanno smesso calciatori più sublimi di lui, certo, dunque anche stavolta ce ne faremo una ragione.  Però ci mancherà.