All’improvviso mi è venuto in mente il pane che compravo da Peppino. Ma anche  il latte della Ester, le matite  da Franca e Italo e perfino la sala confusione di Maria d’Fons. Se questi nomi vi sono famigliari è perché abitate, o avete abitato, a Fubine. E siete  almeno negli “anta”.  Sono alcuni dei commercianti della mia infanzia, tornatimi  alla mente all’ennesima notizia della crisi dei piccoli esercenti, quelli senza i quali qualunque centro di una qualunque città si potrebbe considerare morto. Vedo un’Alessandria con futuri  grossi  insediamenti  e, al contempo, mi raccontano che la Colletta alimentare registra un netto calo nei negozi del centro cittadino, a causa, semplicemente, della  diminuzione degli acquirenti. Non demonizzo certo i supermercati e i centri commerciali, ma mi intristisce pensarli aperti in continuazione, coi dipendenti sotto scopa, né gioisco al fatto che siano le nuove attrazioni domenicali. Indietro non si torna, ma per fortuna il profumo del pane di Peppino, almeno quello, nessuno me lo può togliere dalla mente. Ps: oggi è stata annunciata la chiusura del ristorante “Il grappolo”, aperto ad Alessandria 111 anni fa. E’ un giorno triste.