Mese: Gennaio 2022

‘Salotto’, torneremo il 25

Distanziamento, mascherine, sanificazione, Green Pass. Sono le “regole” che ci imponiamo per proporre un “Salotto del mandrogno” in tutta sicurezza. Succederà martedì 25 gennaio, alle ore 21.30, al centro d’incontro Galimberti, in via Pochettini ad Alessandria.

Ci siamo interrogati se proporre o meno lo spettacolo: abbiamo optato per il “sì”, interpretando la voglia di molti di non arrendersi al Covid, ma pensando anche a ogni accorgimento necessario in un momento del genere.

Avremo Ezio Vescovo e Franco Rangone a garantirci musica. E non saranno i soli. Parleremo di teatro, di avventure da crociera, di solidarietà. E di libri, come in ogni puntata del “Salotto”.

A breve, l’elenco degli ospiti. Vi invito naturalmente a prenotare fin d’ora il posto ai numeri 339 2445227 o 347 4774417,

In dialetto non si dice “ti amo”

Oggi, gli americani celebrano il Blue Monday, che a loro dire dovrebbe essere il giorno più triste dell’anno (è un lunedì d’inverno, arriva dopo le festività natalizie…), ma è anche la Giornata della pizza. A me interessa soprattutto che sia quella dedicata al dialetto e alle parlate locali. Che, in effetti, un po’ di tutela la meritano.

Nel tempo degli inglesismi, sembra anacronistico sostenere la bontà del dialetto. Sembra, appunto. Il vernacolo, invece, è vita, è storia, è tradizione. E’ sapere popolare, sono le nostre radici che nessuna “cancel culture” (a proposito di inglesismi…) potrà estirpare.

Sono parole cadute in disuso che meritano di essere riprese, perché sintetizzano, chiarificano, precisano. In dialetto ci sono, ad esempio, un’infinità di modi di descrivere la pioggia, a seconda dell’intensità. Il dialetto poi è concreto, non si perde in voli pindarici, non si concede troppe smancerie. Bada al sodo.

In dialetto non si dice “ti amo”. Ci si concede un “mi piaci” o un “ti voglio bene”, che è il massimo dello slancio d’affetto.

Do ragione a chi dice che sapere il dialetto equivale ad ampliare gli orizzonti e a tenere allenato il cervello. Non sarà esattamente come conoscere un’altra lingua, ma siamo lì.

Cosa sarebbe successo

Avevamo immaginato già tempo fa che l’appuntamento di gennaio di Fubine Ridens, la rassegna organizzata dalla Compagnia Teatrale Fubinese, sarebbe stato sventurato.

Avevamo invitato la compagnia Senza Vergogna, di Morano sul Po, pronta a presentare “Taxi a due piazze”. Purtroppo, l’infortunio a un attore ha implicato il forfait. Siamo ricorsi, allora, ad Agata Tinnirello e a “La Marcolfa”, commedia di Dario Fo proposta dai nostri amici della compagnia Ikeatrando.

Niente da fare. Ci si è messo di mezzo il Covid che ha consigliato noi organizzatori, d’accordo con la compagnia ospite, di rimandare. Quindi domani, sabato 15 gennaio, niente spettacolo a Fubine. Ma non disperiamo: a febbraio, se non ci saranno sorprese, riprenderemo. E sarà un omaggio ad Achille Campanile.

Seguite questo sito e vi terremo informati.

Fubine Ridens, rinvio

Il momento reso difficile dal Covid ci ha indotto a rinviare lo spettacolo della rassegna “Fubine Ridens”, in programma sabato 15 gennaio 2022 al Teatro dei Batù di Fubine.

Alla compagnia ospite (Ikeatrando, convocata per rimpiazzare i Senza Vergogna di Morano sul Po, inizialmente in cartellone) abbiamo dato appuntamento nei prossimi mesi, nella speranza che il virus dia tregua e ci consenta di proseguire con regolarità per il resto della stagione.

Per ulteriori informazioni: 392 2349719.

In morte di un tg

Da nottambulo, ho spesso avuto un appuntamento oltre la mezzanotte: quello col tg regionale, ovvero quei tre minuti che interrompono Mannoni e i suoi ospiti di Linea Notte (e soprattutto la rassegna stampa). Da domani, se le notizie sono confermate, i tg regionali spariranno dai palinsesti della Rai.

Le motivazioni sono facilmente spiegabili, come fa capire la Rai: costano troppo. In sintesi: prevedono un enorme dispendio di forze (umane e soprattutto economiche). Qualcuno rileva che queste microedizioni non aggiungono quasi nulla rispetto alle precedenti. Per contro, c’è chi propone di anticipare la messa in onda, in modo tale da non finire nell’orario notturno, che prevede un surplus di costi. E c’è pure chi sostiene che non è tagliando un’edizione regionale che si risparmi (in realtà se ne tagliano in ogni regione…).

Certo è che il mondo di internet ha cambiato i modi di informarsi e di fare informazione. E’ altrettanto vero, però, che la Rai è pur sempre un servizio pubblico (che dunque deve “servire”) e che usa soldi della collettività (dunque, deve anche badare a ottimizzare).

E’ difficile essere oggettivi quando tutti sembrano avere ragione e tutti sembrano avere torto. Da giornalista, certamente, mi rammarico, come tutte le volte in cui l’informazione (specie se tradizionale) ha una “diminutio”. Da nottambulo anche, con la certezza che la sveglia per guardare “Buongiorno regione” alle 7.30 non la metterò.

Ps: mi dicono dalla regia che posso rimediare cercando su internet. Ah be’, allora…

Correndo (con le primule)

Il mio anno è cominciato di corsa. E’ una piacevole tradizione, simile (ma meno strong) a quella perpetuata da chi a Capodanno fa il bagno in mare o si tuffa nel Tevere. Io limito a una sgambata, alle 9 del mattino. E’ un modo per augurare a me stesso buon anno, cercando significati che tutto sommato si possono comprendere. La corsa è piacere ma anche fatica, si mette la sveglia anche se si è indugiato in bagordi, talvolta si condivide con gli amici, altre volte da solo. E si sfida il freddo.

Quest’anno no. Pur a mille metri di altitudine, il 2022 mi (anzi ci) ha accolto con una temperatura che definirei gradevole se non fosse preoccupante. C’erano pure le primule a indicare che qualcosa non va nel clima impazzito.

Certo, correre con il conforto del termometro è stato molto piacevole, ma che si sia di fronte ad anomalie preoccupanti è clamorosamente vero, senza neppure la necessità che ce lo ricordi Greta (comunque, lei fa bene a continuare a dircelo).

Non mi dilungo con gli auguri. Che la situazione generale non sia invidiabile è palese. L’importante è che quando il Covid se ne andrà, o sarà un convivente innocuo, si abbia la forza di riprendere e di voler essere meglio di prima. Sarebbe insulso, dalle macerie, costruire una casa peggiore di quella che è crollata.