Dopo “Sognavamo le Ragazze Cin Cin“, “Palla tonda teste quadre” e “I Promessi sposi, la Passione e il gatto che non voleva stare solo“, “Il raduno dei Gramigna”, ecco il mio nuovo libro: “Le mani del mago” (edizioni Bradipolibri).

È acquistabile in versione ebook, sui siti specializzati in libri e nelle librerie tradizionali. Per informazioni: www.bradipolibri.it, oppure scrivete a edizioni@bradipolibri.it.

Ho scritto un libro che si intitola “Le mani del mago”, con l’intento di celebrare Sergio Viganò un personaggio che ha reso fondamentale la figura del massofisioterapista nel mondo del calcio. Ha lavorato con i più grandi del pallone e vinto scudetti. Ha perfino massaggiato il Papa. Figlio di un massaggiatore anch’egli scudettato (papà Luigi con il Cagliari nel 1970), deve il salto di qualità a sua moglie Tina che comprò uova avvolte da una pagina di giornale su cui c’era scritto che erano aperte le iscrizioni per un corso da fisioterapista. In questo libro si parla di calcio ma non solo. Spesso emerge l’amore per il Monferrato, che Viganò, lombardo di nascita, ha conosciuto grazie al calcio e dal quale non s’è separato più. “Le mani del mago” è anche la testimonianza di come la vita sia fatta di casualità (come l’incontro di Viganò con Roberto Mancini), ma anche di come con talento, impegno e buon cuore nessun risultato possa essere precluso.

ROBERTO MANCINI

Il tecnico della Nazionale italiana, Roberto Mancini, a proposito di Viganò ha detto: “Lui è il Pelè dei muscoli. Se non l’avessi conosciuto, avrei giocato la metà delle partite che ho giocato. E adesso vorrei che venisse in Nazionale: lo aspetto per gli Europei del 2021”.

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“LE MANI DEL MAGO”

Sergio Giosuè Viganò, classe 1941, è stato uno dei più importanti massofisioterapisti del calcio italiano, anche se il calcio italiano non lo sa. O meglio: non lo sa il grande pubblico, perché gli atleti, compresi campioni di primissimo piano, ben conoscono le virtù di quest’uomo dal vocione imponente e dalla tecnica innovativa.
Molti di loro erano soliti rivolgersi a lui malgrado fosse alle dipendenze di altre squadre. E c’è chi continua a farlo, raggiungendo Lu, il paese del Monferrato dove Viganò, nativo di Garbagnate, nel Milanese, s’è trasferito convinto da un cuoco, diventato il suo amico più fidato. Oltre a Roberto Mancini, s’intende. Sì, perché è il tecnico della Nazionale e Viganò formano un binomio quasi indissolubile. Si sono conosciuti per caso, non si sono più lasciati. Mancini ha voluto con sé Viganò come massaggiatore alla Sampdoria (quella che vinse lo scudetto e arrivò in finale in Coppa dei Campioni), poi alla Lazio. E quando è diventato tecnico della formazione biancazzurra, ha chiesto che il suo sodale entrasse nello staff. Stessa cosa all’Inter, poi al Manchester City, poi ancora all’Inter…
Viganò ha vissuto stagioni memorabili. Ha massaggiato il meglio dei calciatori europei, instaurando straordinari rapporti con Vialli, Mihailovic, Lombardo, Tevez, Platt, Montella, Gregucci, che lo considera un secondo padre. Ha lavorato con Gullit, Ibrahimovic e Ronaldo il fenomeno. Ha vinto talmente tanto che lui neanche si ricorda…
Figlio di un massaggiatore scudettato (il padre Luigi, col Cagliari nel 1970), Viganò ha un curriculum prestigioso in cui fa capolino addirittura Giovanni Paolo II.
“Le mani del mago” racconta la vita di un uomo tutt’altro che perfetto, ma protagonista dietro le quinte dove, decisivo per accelerare i tempi di recupero dei calciatori, è stato sempre molto apprezzato. E’ anche un libro sull’amicizia, a cominciare da quella con Mancini. Che di lui dice: “Ho un sogno: portarlo con me in Nazionale e vincere ancora insieme”.

PILLOLE

Gianfranco Matteoli (talentuoso centrocampista di Cagliari, Inter…) fu decisivo per la carriera di Roberto Mancini e Sergio Viganò. Supplicò il Viga di “dare un’occhiata a un ragazzo che si chiama Mancini”. Viganò lo accontentò, senza entusiasmo. Mancini e Viganò divennero amici straordinari: un legame che continua anche ora, col “Mancio” allenatore della Nazionale.

Sergio Viganò lavorò a lungo all’Alessandria da dove passarono molti giovani talentuosi che sarebbero diventati calciatori importanti: Camolese, Carrera, Gregucci, Sgarbossa… La delusione più cocente a Modena: spareggio col Prato per salire in C1: vinsero i toscani per 3-2. Viganò è ancora convinto che non tutti, quella volta, diedero il massimo…

Sergio Viganò esordì a San Siro da massaggiatore, sulla panchina del Cagliari, in sostituzione di suo padre malato. I sardi giocavano in casa dell’Inter, squadra della quale il Viga è tifoso. Quando l’Inter segnò il primo gol, Sergio esultò… Non è che quelli che stavano in panchina con lui abbiano gradito particolarmente…

La Sampdoria dei miracoli aveva un presidente straordinario come Mantovani, un allenatore atipico come Boskov, i gemelli del gol Vialli e Mancini, i polmoni di Lombardo, la mente di Cerezo e una difesa granitica, con Pagliuca in porta. E Sergio Viganò come massaggiatore. Che oggi dice: “Non ci si deve stupire dello scudetto conquistato, semmai del fatto che si vinse troppo poco…”.

…TUTTO IL RESTO LO TROVATE NEL LIBRO!