Mese: Aprile 2021

Padre Leone, l’indimenticato

Una delle cose di cui vado fiero è il libro “Lo chiamavano Padre Leone”, che dedicai a don Ezio Vitale. Me lo ispirò Ferruccio Vitale, grazie al quale conobbi, purtroppo indirettamente, la vita e le opere di un prete straordinario, capace di mostrare la propria grandezza tanto nella diocesi di Alessandria, e a Valenza in particolare, quanto in Kenya, dove andò in missione. Don Ezio morì in Africa, nel giorno di Pasqua: la chiesa in cui si apprezzava a celebrare messa crollò a causa del maltempo. E per lui non ci fu nulla da fare. Era il 1985. Sono passati molti anni, ma Padre Leone viene ricordati di continuo. Ha seminato benissimo. E gran parte dei semi, per fortuna, hanno attecchito, all’insegna della bontà d’animo e della generosità.

Non mi dilungo. Vi lascio però, se gradite, la visione di un filmato che spiega molto di don Vitale.

Lo trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=Er2nl7GqR8I

Compagnia… avanti!

Dopo la “Dad”, abbiamo sperimentato la “Rad”, ovvero la riunione a distanza. Ci voleva. Non ha niente a che vedere con gli appuntamenti in presenza ma, come ormai è chiaro, bisogna fare di necessità virtù. Dunque, stasera la Compagnia Teatrale Fubinese si è ritrovata, per progettare (compatibilmente con quello che ci concederà l’emergenza) il futuro, in un 2021 che per noi è molto significativo. Compiamo 40 anni, un traguardo che abbiamo raggiunto mescolando entusiasmo e fatica, sorrisi e preoccupazioni, mietendo spettacoli, perché ne sono stati proposti in quantità.

La speranza è di tornare in scena presto. La certezza è che, quando sarà, lo faremo con la voglia di divertirci e di rallegrare il pubblico. Stasera abbiamo gettato basi su cui costruire. E presto vi presenteremo anche il logo che ci accompagnerà in un 2021 speciale, sempre ammesso che, bella stagione, vaccino e un po’ di fortuna, ci tengano a distanza un virus che, purtroppo, sta ancora condizionando le nostre vite.

Che Vita (casalese)

Siamo partiti dallo stesso “luogo cartaceo”, ovvero “La vita casalese”, il settimanale della diocesi che è mia ed è stata sua. Le nostre firme si incrociavano spesso. Per me, dunque, Paolo Filippi è sempre stato quello che scriveva sul giornale dove debuttai pure io. Siamo nella seconda metà degli Anni Ottanta. Lui classe 1962, io un po’ più giovane. Lui che ha sempre detto di voler fare il giornalista ma s’è dedicato a tutt’altro, io che, invece, faccio il giornalista perché, per quel che avrei voluto fare davvero, non avevo doti (e così il calcio è rimasto una passione).

Paolo Filippi è morto all’alba di Pasqua, stroncato da un infarto. E’ stato molte cose, soprattutto un politico. Di lui mi restano gli sfottò calcistici (non so se era più milanista o più anti juventino, ma non importa), l’amore per le nostre colline, il senso dell’ironia. E quei trascorsi “di penna” o, meglio, “di macchina per scrivere”, in attesa che inventassero i computer…