Mese: agosto 2018

A Felizzano, anche se piove

Le previsioni meteo non confortano, e allora si corre ai ripari. Anzi, al riparo. La serata d’esordio della festa dell’associazione sportiva, in programma oggi a Felizzano, si svolgerà comunque: cena sotto i portici di piazza Paolo Ercole e spettacoli all’interno della palestra. La serata, che mi avrà tra gli artefici, segna il debutto di una nuova compagnia teatrale felizzanese che presenterà la pièce ‘La saponificatrice’. Al termine, spazio alla musica con i Soulbrick e al cabaret con i Due di quinta. La manifestazione proseguirà domani e domenica. Intanto, vi aspetto stasera. Occhio alla ztl (niente auto in via Paolo Ercole)  e portatevi appresso la voglia di divertirvi.

L’abitudine allo schifo

Ho visto su Facebook che il mio amico Sergio ha pubblicato una foto molto simile a quella che ho scattato io. D’altronde entrambi, oggi, abbiamo percorso in bici la stessa stradina sterrata, lui da Felizzano verso Solero, io dalla parte opposta. Entrambi siamo stati colpiti dai giocattoli abbandonati sul ciglio: una jeep e una moto, piuttosto voluminosi. Noi ci siamo fermati e abbiamo fotografato, per la curiosità degli oggetti.  Non l’avremmo fatto con materassi, televisori, sedie, mobili, scarti di edilizia… perché non particolarmente attraenti, dal momento che ce ne sono fin che mai, in campagna e sui marciapiedi. Abituarsi allo schifo non è una gran cosa. Fa il pari con la mancanza di indignazione. E’ su questo, forse, che dovremmo riflettere (dopo aver biasimato gli incivili).

Grazie, Cuccaro

Un grazie sincero a tutti quelli che, domenica sera, sono venuti a Cuccaro a vedere lo spettacolo della Compagnia Teatrale Fubinese. Grazie anche da Iccio, Doriana, Anna, Cesare, Beppe, Ricky, Flavia, Paolo, Franco, Lidia, Giancarlo, Gianpietro, Angelo, Claudia… Chi sul palco, chi dietro le quinte, chi tra il pubblico, comunque una bella squadra che si è divertita e che, a quanto risulta, ha fatto divertire il numeroso pubblico con la pièce “Si siamo aggiustati tutti bene”. Un grazie, poi, alla Pro loco che ci ha ospitato. Insomma: siamo contenti. E adesso, pronti con il ritorno dei “Canonici”, commedia che sarà proposta il 14 settembre a Spinetta (casa Rossetti, via Maruera) e il 22 a Viguzzolo (teatro La Fraterna). Ps: grazie anche a Pina per il consueto reportage fotografico.

Vediamoci a Cuccaro

Domani, domenica 26 agosto, alle ore 21.15, la Compagnia Teatrale Fubinese tornerà a Cuccaro, nel cortile della Pro loco. E lo farà per proporre la commedia “Si siamo aggiustati tutti bene”, la storia dei cavatori di Coniolo che ha debuttato ad aprile e che, in questa estate, sta riscuotendo successi. Grazie alla Pro loco che ci ha invitato e a chi vorrà partecipare (ingresso gratuito). Dopo la performance cuccarese, “Si siamo aggiustati tutti bene” (spettacolo di cui trovata le trama e notizie in questo sito) si concederà una breve pausa: a settembre, infatti, saremo in scena con “I canonici”, attesi a Spinetta e a Viguzzolo. Intanto… vediamoci a Cuccaro: sarà piacevole.

Sulla terrazza

A San Salvatore hanno pensato di organizzare una rassegna letteraria sulla terrazza della biblioteca. L’evento è inserito nel prestigioso “Settembre sansalvatorese”, kermesse dal cartellone particolarmente ricco. Sono lieto di essere io ad averlo  inaugurato, sperimentando una location davvero suggestiva. Qui, ieri, ho presentato il mio libro “Il raduno dei Gramigna”, trovando un pubblico particolarmente ben disposto. Ringrazio tutti i partecipanti, l’amministrazione comunale ha proposto l’incontro, le Edizioni della goccia (www.edizionidellagoccia.it) che mi seguono sempre e, in particolare, Laura Merlo nel ruolo di intervistatrice. Prossima presentazione domenica 16 settembre alle 15.30 a Bassignana (ma non è detto che ci possa essere un “extra” a Casale).

San Salvatore comincia con me

Sono onorato di essere incluso nell’elenco degli eventi del “Settembre sansalvatorese”. Di più: quello con la presentazione del mio romanzo  “Il raduno dei Gramigna” è il primo degli appuntamenti di un programma molto ricco. Vi aspetto domani, giovedì, alle 21.15, sarò sulla terrazza della biblioteca comunale di San Salvatore Monferrato; a dialogare con me, Laura Merlo. Ci sarà anche Davide Indalezio delle Edizioni della Goccia, la casa editrice con cui ho il piacere di collaborare- A proposito: se non trovate il libro, non esitate a contattare il sito www.edizionidellagoccia.it.

Il sorriso al contrario della Liguria

Quel che segue è un racconto pubblicato sul “Piccolo” di ieri,  dopo la strage di Genova.

Che poi se la guardi bene, la Liguria è fatta a forma di ferita. Anche di un sorriso al contrario, certo. Il contrario di un sorriso è tristezza, che è un miscuglio di cose, dal dolore alla delusione, dal rammarico al lutto. C’è tutto, nella Liguria di oggi e nella sua Genova che di questa ferita è il centro, una città dove gli svincoli micidiali citati da De Gregori sono diventati morte, sotto forma di un ponte crollato. Il ponte su cui alzi la mano chi non c’è passato. Ci andava chi dall’A26 si recava a Levante e chi dalla A7 veniva a Ponente. Quelle sono le nostre autostrade. Anche quel ponte, a buon diritto, era un po’ nostro, con la struttura che ricordava Brooklyn e quel vuoto là sotto che un po’ faceva paura, ma poi l’ansia finiva perché s’arrivava oltre. Fino a martedì si poteva arrivare oltre.

Le montagne da una parte, il mare dell’altra, e lui, il ponte, un taglio necessario per superare una città che è chiusa dalla natura e che si è sviluppata per il lungo e per l’alto, non potendo fare altrimenti.

Non è mica come le altre, Genova, che deve pagare un eterno tributo al suo essere incastonata, tanto più se gli uomini anziché aiutarla la soffocano col cemento. Lo si capisce ogni volta che piove un po’ più del solito. E più del solito, ormai, piove spesso.

La vecchia repubblica marinara è tormentata dai suoi monti che sembrano sempre spingerla verso il Mediterraneo. Lei cerca di resistere, Genova, questa città multicolore, dove il porto antico è nuovo, il bello è tenuto nascosto e la notorietà è data dalla Lanterna che non sarebbe poi questa gran cosa non fosse perché evoca l’approdo, il riferimento. Genova, riferimento lo è stato sempre, nella sua storia contrastata, che sfocia in un presente fatto di stranieri che vendono di tutto privilegiando il falso e che sono ormai l’essenza di quei quartieri e quei vicoli che De André ha raccontato come nessun altro ha più saputo fare, capace com’era di offrire dignità agli ultimi, puttane comprese.

Genova sa di muffa e vivacità, un contrasto come la montagna e l’arenile, l’andare e il venire, perché da qui si sbarca e qui si giunge. Cantieri e camalli, croceristi e broker, il Genoa e la Sampdoria, Pré e Pra’, i cantautori di una ‘scuola genovese’ che ha intruppato anche artisti del nostro Piemonte. Di noi, gente per la quale quella regione fatta a forma di sorriso al contrario vuol dire, soprattutto, vacanza, anche se non a buon mercato, anche se ci lamentiamo dei parcheggi, anche se sui liguri ne avremmo da dire, abbondando in luoghi comuni.

Poi capita la vigilia di un Ferragosto come tanti. Ma, come mai successo, stavolta crolla un ponte, quel ponte tra il mare e la montagna, col vuoto là sotto. E’ il ponte che ti lasciava in ansia, ma tanto sapevi che, di lì a poco, saresti arrivato oltre.

Invece, d’improvviso, o forse non proprio perché c’è chi dice che non è questione di destino ma di manutenzione… Invece succede che crolla, facendoci capire una volta di più che tra la vita e la morte il confine è un niente: basta essere un metro più in qua o uno più in là. E questa Genova di strade sopraelevate e vie che si inerpicano tra nobiltà e miseria, si scopre spezzata, come tutta la Liguria e affranti siamo pure noi, liguri soltanto per affetto e per qualche analogia.

La regione fatta a forma di ferita è divisa in due. E non è che quando una ferita si sdoppia faccia meno male. Anzi.

 

 

Quelli che Genova, belìn

Quelli che belìn è un intercalare. Quelli che quando sei nei vicoli pensi che De André non aveva torto. Quelli che come facevano quando non c’era la sopraelevata. Quelli che dritto c’è il mare, ma per fare il bagno devi andare o di qua o di là. Quelli che nello stesso quartiere hanno il carcere e lo stadio. Quelli che il porto antico è nuovo. Quelli che questa era una repubblica marinara. Quelli che dicono che sono tirchi. Quelli che hanno palazzi belli, ma li tengono nascosti e ci fanno vedere una lanterna. Quelli che appena piove un po’ è un casino. Quelli che le linguine al pesto comunque le fa bene anche mia mamma. Quelli che ci si sviluppa in lungo e in alto perché in largo non si può. Quelli che gli svincoli micidiali. Quelli che… è la vigilia di Ferragosto,   c’è un ponte. E d’un tratto non c’è più, belìn.

Miss ed eccellenze in una bella serata

Ieri sera ho avuto l’onore e il piacere di presentare (con Mauro Carrabs) la finalissima di “Miss Alessandria”, concorso che mancava dal 2011. Piazza Marconi ha offerto una scenografia ideale, le ragazze hanno portato fascino e bellezza, e l’idea di premiare le “eccellenze alessandrine” (nove protagonisti, dalla musica allo sport, dall’industria all’associazionismo…) è stata sicuramente vincente. Ringrazio Four Promotion per avermi invitato, tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita dell’evento (vi risparmio il lungo elenco) e il numeroso pubblico che ha sostenuto le ragazze e sottolineato con applausi i vari momenti della manifestazione. Per la cronaca, “Miss Alessandria” è Benedetta Ruffato, 22 anni di Castellazzo.

Ci vediamo in piazza con le Miss

Stasera, venerdì 10 agosto, in piazza Marconi ad Alessandria sarà assegnata la fascia di “Miss Alessandria”. In lizza alcune ragazze che hanno vinto le selezioni, cominciate in primavera. Avrò l’onore di presentare la serata (inizio alle 21), affiancato da Mauro Carrabs. Nell’occasione saranno anche consegnati premi a nove eccellenze di altrettante categorie: sono riconoscimenti  in onore di Momi, giovane borgorattese morto a seguito di un incidente in moto. Sarà una serata ricca di contenuti, con spazio alla bellezza ma non solo. Vi aspetto in piazza, nella certezza che trascorreremo un paio di ore molto piacevoli.