Mese: febbraio 2018

Mercoledì 21 il Salotto: gli ospiti

La rinata band Western Comfort e la compagnia teatrale Coltelleria Einstein (con Giorgio Boccassi e Donata Boggio Sola) saranno tra gli ospiti del Salotto del mandrogno, il talk show che andrà in scena mercoledì 21 febbraio, alle ore 21.30, al circolo La Familiare di viale Massobrio (ingresso libero). Sul palco anche il pilota di aerei Enrico Prato, l’imprenditrice Ursula Stor  (una svizzera che ha aperto un agriturismo a Ponti, dopo essersi innamorata della nostra zona), la modella Valeria Silvani, il fotografo Alessandro Caramagna e Simona Robotti che amministra  uno dei più importanti fans club mondiali sui social dell’attore  Tom Hiddleston. Una serata molto ricca, dunque, con filo conduttore ‘il  mondo’, inteso come carta dei tarocchi. Al termine, degustazione dei salumi di Cereda di Castellazzo e del vino della cantina di Ricaldone. Con me sul palco, i musicisti Gianni Naclerio e Franco Rangone, Ugo Boccassi e Gianni Pasinò, che proporrà una porzione della ‘businà’ carnevalesca. Radio Gold registrerà la puntata che manderà in onda lunedì 26 alle ore 21 sugli 88.8 e 89.1. fm.

 

Ode alla busiunà (e a Luca)

Viva il dialetto e viva chi si batte per salvaguardarlo. Penso a Mario Lombardo di San Salvatore, a Piero Raiteri di Castelletto Monferrato. A tutti quelli che, ad esempio, sabato saranno a Castellazzo con gli Amici della Pista e la Pro loco che presenterà la businà, tipica poesia satirica carnevalesca. Che, col nome “busiunà” (lo so: esageriamo sempre),  proponiamo anche a Fubine, addirittura in doppia versione. Stasera (ore 21), Paolino e Cesare la leggeranno nel rione Valle; giovedì (sempre alle 21) io e Iccio ci esibiremo al rione Nani. Due testi differenti, con l’unico scopo di divertire. Oltre che di tener viva la tradizione e dare lustro al dialetto, nobilitato in tempi recenti da Luca Barbarossa che non solo ha proposto al Festival di Sanremo una canzone in romanesco (romano, dice lui), ma ha anche apertamente celebrato il vernacolo, lingua più viva che mai. Se lo dice Luca, se lo dice a Sanremo…

Anche Dario sul palco con Fede

Il pubblico di Fubine Ridens, ieri sera, ha scoperto la simpatia di Dario Biollo, diventato, d’un tratto, la spalla di Federica Sassaroli. Chiamato sul palco, ha impreziosito con verve e spontaneità una delle simpatiche gag con cui  l’attrice-cabarettista ha “alleggerito” uno spettacolo di temi importanti, partendo dalla scoperta della malattia e dalla rabbiosa reazione di chi è oggetto di una diagnosi implacabile. Federica, con “Lei non sa chi sono io”, ha messo in mostra il meglio del proprio repertorio, mescolando il serio al faceto, l’introspezione al paradosso. Abbiamo riso e riflettuto. Con o senza Biollo, è stata una serata speciale, resa tale da un’attrice meritevole di palcoscenici ben più prestigiosi del nostro.

Domenica sera c’è Fubine Ridens

Eccezionalmente di domenica e con una straordinaria artista. Domani, 11 febbraio, torna Fubine Ridens e lo fa ospitando Federica Sassaroli, attrice-cabarettista che il pubblico della nostra rassegna ha già imparato a conoscere. Alle ore 21.15 al Teatro dei Batù presenterà il suo nuovo spettacolo “Lei non sa chi sono io”, un divertente spaccato sulla sanità e il nostro rapporto con essa. Poi, naturalmente, ci sarà molto del mondo della Sassaroli, artista poliedrica, divertente, bravissima. Vi aspettiamo a teatro per una serata per la quale, originariamente, era prevista la commedia della compagnia Semp i Rusu di Casale Popolo, impossibilitata a partecipare. La Compagnia Teatrale Fubinese, che organizza la rassegna, l’ha rimpiazzata  come meglio non avrebbe potuto.

 

Baglioni nelle scuole

All’Italia della sgrammatica, e senza vuole qui stilare l’elenco dei colpevoli (la Leosini, però, potrebbe avviare un’istruttoria), ho un augurio da fare: che la canzone “Il congiuntivo” ascoltata al Festival di Sanremo possa essere introdotta come argomento di lezione scolastica. Con un ritmo allegretto e di facile memoria, insegna l’uso del congiuntivo, pratica che ormai sembra in disuso. Il congiuntivo ha senso, molto senso. E’ il verbo delle ipotesi e, poiché noi a ipotizzare siamo abituati, dovremmo avere dimestichezza con questo modo verbale, che non è poi così ostico. Diffondere in classe, ripetutamente, la canzone di Baglioni (non confondete: non è Claudio) potrebbe essere uno spunto interessante per i ragazzi e un valido compendio per i maestri elementari,  come si chiamavano una volta, quando la grammatica non era un’opinione. Bravo Baglioni Claudio ad avere sostenuto Baglioni Lorenzo, e bravo quest’ultimo a proporsi in modo intelligente e didatticamente utile. Anche se non avrà mai il successo di Celentano, che continua a farci accapponare la pelle quando ripete “ma non vorrei che tu, a mezzanotte e tre, stai già pensando a un altro uomo”.

Cosette su Sanremo

Non so chi vincerà il Festival, ma so che il Festival ha già vinto. Non ci cambia la vita, ma ci piace. Si confronta con i radical chic e li lascia all’angolo. Riempie i social e le discussioni. E’ canzone, moda, costumi (anche malcostume, a volte). Però è vincente, il Festival, al di là dei numeri che fanno gongolare la Rai. Si può dirne di ogni su Baglioni (facile l’ironia, guardandolo), ma non che non abbia apparecchiato una tavola ghiotta, con ricco menù, impreziosito da Hunziker & Favino, e con la garanzia Fiorello come antipasto (e succulento primo). E’ solo andata un po’ per le lunghe, ma anche ai pranzi nuziali succede (a proposito: si sarà poi sposata Nina Zilli?). Le canzoni, per essere giudicate al meglio, hanno bisogno di essere ascoltate più volte. Qualcosa di buono c’è, pur senza il traino che, nel 2017, venne garantito da Gabbani. Però c’è Lo Stato sociale, con nonna ballerina. Ci sta a pennello, lei: non alza neanche troppo la media d’età. Per il “de profundis”, infine, si può fare affidamento a Elio e Le storie tese, geniali anche quando mettono tristezza.

A cosa serve la scuola

Saputo che Confindustria Cuneo ha informato i genitori dei ragazzi di terza media che servono operai e che, dunque, la necessità di studiare non è poi così alta (scusate la banalizzazione: ho semplificato forse un po’ troppo, ma il concetto è più o meno questo), ho chiesto a Confindustria Alessandria di cosa hanno bisogno  le imprese della nostra provincia. E la risposta è stata “tecnici specializzati”, ovvero quelli che vengono sfornati da istituti superiori che, per fortuna, dalle nostre parti abbonano, e sono di qualità.  Mi sono un po’ rincuorato, non certo perché l’operaio non sia degno, anzi, ma perché si avverte, ancora e per fortuna, la necessità dell’istruzione. Per dire: un operaio istruito è sempre meglio di un operaio che non lo è; un tecnico ignorante è peggiore di uno che sa. Va da sé però che  è preferibile una persona senza diploma ma con un importante bagaglio culturale (libri,  viaggi, informazione, interessi vari…), piuttosto che un diplomato che pensa che il congiuntivo sia una malattia degli occhi. Fondamentalmente, la scuola deve preparare persone, non (solo) lavoratori, ricordando comunque che, in genere, le persone più sono preparate più hanno possibilità di togliersi soddisfazioni in ambito professionale. Post scriptum: giusto l’altro ieri, un importante orafo  mi raccontava della difficoltà di trovare manodopera ma anche impiegati che conoscano due lingue e abbiano voglia di viaggiare…