Mese: aprile 2017

Il mestiere del tifoso (senza pensione)

LENS, FRANCE - JUNE 16:  Wales fans prior to the UEFA EURO 2016 Group B match between England and Wales at Stade Bollaert-Delelis on June 16, 2016 in Lens, France.  (Photo by Stu Forster/Getty Images)

Il mestiere del tifoso, se fatto bene, è uno dei più impegnativi. Devi seguire la tua squadra, controllare le rivali, spasimare per i tuoi idoli, gufare contro gli altri. Una volta la cosa era limitata alla domenica e, eventualmente, al mercoledì di coppa. Adesso si gioca sempre, si è bombardati di notizie “che bisogna sapere”, da dibattiti televisivi ai quali bisogna partecipare emotivamente, almeno per insultare l’opinionista che non la pensa come te. Un tempo  c’era la discussione al bar che finiva quando il bar chiudeva; adesso i social network ti impongono un dibattito continuo; devi dire, anzi scrivere,  la tua (sei un tifoso, cavolo, non puoi stare passivo), concordare con chi la pensa come e te e biasimare chi ha opinioni diverse. Il tifoso non può, poi, permettersi di staccare la spina, perché non è che la squadra, d’improvviso, ti esca dalla mente per ricomparire giorni e giorni dopo. Il tifoso, inoltre, è di solito uno sconfitto perché, per logica e statistica, sono molto più le squadre che a fine stagione non vincono rispetto a quelle che ottengono riconoscimenti (dallo scudetto alla coppa, dalla qualificazione a competizione europee alla promozione nella categoria superiore). Il tifoso è quello che si scalda, che ha sbalzi di umore, che prima idolatra e poi insulta, o viceversa. Il tifoso, per tutte queste ragioni, andrebbe almeno compreso, se proprio non si vuol fare una legge che lo tuteli. E’ un mestiere complicato. Usurante. E’ un mestiere che uno non cerca: se lo si trova all’improvviso, di solito da ragazzino, età in un cui non si manda neanche il curriculum.  Al tifoso  si dovrebbe dare una sorta di accompagnamento, a un certo punto della vita, se non proprio la pensione. Il tifoso dell’Alessandria Calcio, poi, meriterebbe riflessioni più approfondite. Ma questa è un’altra storia (e magari sarà un altro post).

Voglia di una città accogliente

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In questi giorni, sto contattando molta gente di Alessandria chiedendo di “scrivere insieme” il programma elettorale da sottoporre ai candidati a sindaco. E’ un’iniziativa del giornale Il Piccolo e di Radio Gold. Io reputo la cosa piuttosto interessante. Abbiamo cercato di evitare le solite polemiche e le trite lamentele su buche e spazzatura, impegnandoci a ragionare “oltre”. In molti casi, ho trovato gente matura e preparata, che guarda al di là del proprio orticello, ragionando in prospettiva. In generale, c’è voglia di una città accogliente, in tutte le sue sfaccettature. Non solo ospitale, ma in grado di garantire una migliore qualità della vita, grazie a spazi vivibili, cura del verde, centro liberato dalle auto, sostenibilità e aiuto ai disabili. Una città in cui gli anziani possano sentirsi al sicuro e i giovani trovino occasioni di svago e aggregazione. Una città come molte  del Nord Europa, per capirci, dove i trasporti funzionano e le biciclette sono una piacevole abitudine. Io non penso sia un’utopia. Credo che, senza dimenticare lavoro e sicurezza,  far stare bene le persone sia il compito di chi ci amministra.  E il bene dev’essere collettivo, non solo dei pochi… eletti.

“Salotto”, mica male

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Mica male stavolta lo dico io. Lo dico al termine di una puntata del “Salotto del mandrogno” effervescente, interessante, capace di alternare il serio e il faceto, l’alto e il basso, di coniugare lo sport con la musica, i libri con il cabaret. Del successo ringrazio anzitutto il pubblico, accorso numeroso, poi gli ospiti a cominciare dai comici Marco e Mauro, giunti  da Torino per portarci divertimento (e prendersi applausi). Sul palco anche Peter Larsen, Marcello Marcellini, Carlo Dossola, Tiziana Sassi, Arcangelo Migliaccio, oltre al cast fisso costituito da Ugo Boccassi, Gianni Pasino, Franco Rangone e Gianni Naclerio. Un grazie, poi, allo staff della Familiare che, unito allo “zoccolo duro” che ci segue fin dai tempi della Casetta, offre al talk show un fondamentale contributo.

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“Salotto”, noi siamo pronti

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Noi siamo pronti. Alle 21.30, cioè fra tre ore, torneremo per la terza volta al circolo La Familiare di viale Massobrio per proporre il talk show “Il salotto del mandrogno”, giunto alla 15esima edizione. Vi aspetto con Franco Rangone, Gianni Naclerio, Ugo Boccassi, Gianni Pasino e, soprattutto, con gli ospiti di questa puntata, a cominciare dai cabarettisti Marco e Mauro, per arrivare a Marcello Marcellini e Carlo Dossola che presenteranno il libro ‘Viva i Grigi’, e poi lo scrittore Arcangelo Migliaccio, il coreografo Peter Larsen, la cantante Tiziana Sassi e Francesca Pasino con le “bellezze in bicicletta”. Vi aspettiamo per una serata divertente: noi ce la metteremo tutta. Se vorrete essere dei nostri, saremo contenti (e non costa nulla).

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Marco e Mauro: prima la tv, poi il Salotto

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Martedì su Telecupole torneranno Marco e Mauro, nel ruolo di presentatori/disturbatori della popolare trasmissione “Ballando le Cupole”, guidata da Sonia De Castelli. Giovedì 20, poi, i due cabarettisti torinesi saranno al “Salotto del mandrogno”, il talk show che conduco al circolo La Familiare di viale Massobrio, Alessandria. Per me è un grande onore, oltre che un piacere, avere sul palco due amici con i quali collaboro da tempo. E sono certo che il pubblico apprezzerà  le divertenti gag che Marco e Mauro vorranno proporre nel corso di uno spettacolo decisamente ricco, con la partecipazione di Marcello Marcellini e Carlo Dossola, autori di un libro per bambini intitolato “Viva i Grigi”, dello scrittore Arcangelo Migliaccio, della cantante Tiziana Sassi, del coreografo Peter Larsen con i giovani partecipanti alle Olimpiadi della danza, di Francesca Pasino con  le “bellezze in bicicletta”, in abiti retrò. E al termine, degustazione di salumi e vino. Risate, musica, suggestioni, curiosità: il Salotto cercherà di non smentirsi, neanche stavolta.

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C’è molto da “Ridens”

Siamo reduci dal doppio appuntamento con “I canonici”, sempre col tutto esaurito. Immaginerete l’euforia di attori dilettanti, quali siamo, di fronte a un pubblico divertito e plaudente. Abbiamo vissuto due serate davvero emozionanti: un grazie a chi ha partecipato, a chi ci muove appunti costruttivi e a chi, apprezzando la nostra commedia, ce lo ha fatto sapere. Con “I canonici” si chiude la 20esima edizione di “Fubine Ridens”. E credo di poter dire che è stata quella che ha riscosso maggior successo di presenze in platea. L’effetto della nuova sede, il Teatro dei Batù, avrà certamente contato, ma io penso che decisiva sia stata la perseveranza della Compagnia, che non si è scoraggiata nei momenti difficili e che ha continuato a credere in un progetto culturale (sì, culturale) che non può che qualifica il paese, anche se, a dirla tutto, Fubine risponde in modo inferiore alle attese. Per fortuna, però, abbiamo uno zoccolo duro di spettatori che arriva da fuori e che crede nella bontà della proposta. A tutti questi va il nostro grazie, che estendiamo poi alle compagnie partecipanti, sia le veterane della rassegna che quelle che a “Fubine Ridens” hanno debuttato in questa stagione, contribuendo al successo.

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Canonicamente

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Continuo a raccontarvi di teatro, ma siamo nel pieno dell’attività. Quindi mi giustificherete. Siamo reduci dalla prima delle due serate fubinesi della nostra nuova commedia, intitolata “I canonici” e mi piace condividere la soddisfazione non solo per avere recitato davanti a una platea gremita, ma anche per la riuscita della pièce, pur con le imperfezioni delle quali speriamo si sia accorto  più chi è stato sul palco che chi ha assistito allo spettacolo. Stasera (domenica) la Compagnia Teatrale Fubinese replicherà: alle 21.15 si aprirà di nuovo il sipario del Teatro dei Batù di Fubine e sarà riproposta la storia dei canonici e del quadro che li raffigura, ovvero quello realizzato da Pier Francesco Guala nel 1748. Mi dicono che anche stavolta  ci sarà il tutto esaurito. Sono contento.

 

Ci siamo

Ebbene sì, ci siamo. Dopo il “numero zero” di sabato scorso a Rivarone, la commedia “I canonici” è pronta al debutto ufficiale. Succederà stasera, sabato, al Teatro dei Batù di Fubine dove, alle ore 21.15, si alzerà il sipario, con la Compagnia Teatrale Fubinese grande protagonista. E’ annunciato il tutto esaurito e la cosa ci riempie di gioia: significa che la gente ci segue e che c’è interesse attorno a una pièce tutto sommato anomala per i nostri standard, dal momento che si rifà a un fatto storico, attorno al quale mi sono permesso di romanzare. “I canonici” narra la genesi del quadro “I canonici di Lu” che Pier Francesco Guala realizzò nel 1748.  Faremo un tuffo nel passato, con i nostri bei vestiti da prete, completati dalle cappe magne, autentico valore aggiunto… visivo. Per tutto il resto, l’invito è venire a teatro. Domenica replicheremo, stesso posto, stessa ora, con probabile sold out. Se volete informazioni non esitate a chiamare lo 0131  778461.

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La Rai che decide di perdere

Mi sembra un po’ troppo demagogica questa Rai che sta facendo male a se stessa. Io immagino la cosiddetta ‘tivù di stato’ come un pachiderma che fatica a districarsi tra mille uffici e burocrazia. Procede a passi lenti, mentre Sky, pur tra  difficoltà note, vola, agile,  brillante, eternamente giovanile. E, in mezzo, c’è Mediaset che in alcuni settori (intrattenimento, per lo più) mi pare ancora forte. E mentre La7 è in ascesa grazie all’informazione (un mix di volti nuovi e collaudati), la Rai fa notizia per i compensi delle sue cosiddette star, sulle quali vuole imporre un tetto. E’ logico? Io penso di no. Anzi, credo sia un’iniziativa anacronistica, oltre che demagogica  e populista perché “fa scena” sostenere che uno come Fabio Fazio, molto popolare,  non può guadagnare oltre un tot, mentre nei sottoscala della Rai chissà quanti dirigenti e direttori-di-qualcosa sono superflui o, comunque, immeritevoli delle cifre importanti guadagnano. I Fazio e quelli come lui  sono invece personaggi che rendono, in fatto di audience e di pubblicità collegata ai programmi che conducono. Sono come il centravanti forte che, a fronte di un ingaggio significativo, porta la squadra alla vittoria. Se la squadra non lo paga, lui passa  alla concorrenza. Alla Rai potrebbe succedere la stessa cosa, tanto più che emittenti pronte a investire non mancano (vedasi Crozza, finito a Nove). Forse non è quello degli ingaggi il vero problema di una televisione  che, negli anni, ha perso molte esclusive, a cominciare dallo sport, e resta a galla grazie a fiction indubbiamente ben scritte e interpretate (da attori che presto potrebbero avere il problema degli ingaggi…). Forse non si sono ancora accorti, in Rai, che i tempi sono cambiati. O forse ci illudiamo un po’ troppo noi, noi che con la Rai siamo cresciuti, la vorremmo sempre  propositiva, intelligente, incisiva, maestra e compagna di giochi.

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Il teatro e il senso della vita

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Il debutto della nostra  nuova commedia intitolata  “I canonici” è capitato, sabato sera, fra  due eventi opposti.  Nel pomeriggio, a Fubine, si sono svolti i funerali di Gregorio Cacciabue, morto a 90 anni; è stato lo “storico tecnico” del nostro sodalizio che ha contribuito a fondare nel 1981. Alle 13 di domenica è nata Beatrice Mortara, che ha reso nonno il nostro attore Giuseppe Balestrero e bisnonno un veterano del palcoscenico, Angelo Balestrero, ai quali rivolgiamo le nostre felicitazioni. La vita è fatta  di andare e venire, di lutto e letizia, di lacrime e sorrisi. E di emozioni. Sabato, credo che i protagonisti dei “Canonici” si siano emozionati, come sempre succede a una prima. E la telefonata di Angelo, poco dopo le 14 del giorno dopo, è stata un breve condensato di emozioni, perché – checché se ne possa dire – queste non hanno età. Per fortuna.

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