Mese: febbraio 2017

“Busiunà”, la comunità che vuole ridere

Noi la chiamiamo “busiunà”, con due “u”. Siamo particolari anche per questo, a Fubine. E, contrariamente a molte altre realtà (da Alessandria a Castellazzo) la tradizione della poesia satirica carnevalesca non l’abbiamo mai interrotta. Stasera, dunque, come a ogni Martedì grasso, torneremo a leggere le rime dialettali; lo faremo io, Maurizio Ferrari e Paolino Capra durante i festeggiamenti in piazza Garibaldi (“ant al fos”), dove la Pro loco e il rione Centro bruceranno il falò e distribuiranno frittelle. In caso di maltempo, ci trasferiremo alla casa del popolo. La “busiunà” è una sorta di diario, un modo per ricordare cos’è accaduto in paese, un’occasione di presa in giro, anche senza di canoni della “rivolta del popolo” com’era alle origini. Non ci sono neanche più le bordate d’un tempo:   non è il caso di uscire dai canoni del garbo e del buon gusto, tanto più nell’epoca delle denunce facili. Si può ridere lo stesso, intanto. Vi aspettiamo stasera alle 21 per dimostrarvelo. E ci sarà anche un omaggio ad Anselmo Zoia, personaggio che per i fubinesi non ha bisogno di presentazioni. Se n’è andato di recente, con le sue fissazione e il suo modo di vedere il mondo da un’angolazione particolare (magari neanche così sbagliata).

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L’importanza di un’associazione (e di chi la tiene viva)

Ieri sera siamo stati a Rivarone a proporre “Va là che vai bene”, un agile spettacolo di musica e cabaret che la Compagnia Teatrale Fubinese affida a me, Maurizio Ferrari e al chitarrista Massimo Faletti. Abbiamo trovato una sala gremita, un pubblico partecipe, perfino qualche giovane, che sono solitamente una rarità in una platea “del sabato sera”. Quel che mi preme sottolineare, qui, è l’impegno di un’associazione che si chiama Arca. La presiede Rosetta Bertini, che è un personaggio eclettico, interessante, piacevole nonché una promotrice di eventi ricreativi e culturali (il nostro show non ha la pretesa di essere annoverato tra questi ultimi…). Per il resto del mese di febbraio e per tutto marzo, Rivarone sarà teatro di proposte di vario genere, alla quale aggiungiamo, il primo aprile, la nostra. La nuova commedia della Compagnia Teatrale Fubinese, intitolata “I canonici”, debutterà, infatti, a Rivarone. Non abbiamo  scelto a caso la location della prima assoluta: a me piace l’idea di tornare in un paese “amico” dove ho già avuto modo di esibirmi con i Valter Ego e dove c’è pure una brillante biblioteca, che ha ospitato le presentazioni dei miei libri, per le quali devo sempre ringraziare Rosetta e chi, come lei, sale sull’Arca (e la fa viaggiare).

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Stasera a Rivarone il music-cabaret

“Va là che vai bene” è il titolo dello spettacolo che io, Massimo Faletti e Maurizio Ferrari proporremo stasera, sabato, alle ore 21.15  a Rivarone (Al), nel Salone dei ciliegi, grazie all’invito di Rosetta bertini e dei suoi collaboratori. In un’ora e mezza alterneremo musica e cabaret, attraverso brani editi e inediti. Promettiamo risate, come avvenuto già venerdì scorso a Casal Cermelli.rivarone

Alla Familiare un debutto coi fiocchi

Più o meno avevamo sperato in qualcosa del genere. Quando si ragionava su come sarebbe potuta essere la prima puntata del “Salotto del mandrogno” al circolo La Familiare, io, Piera Raiteri e gli altri dello staff avevamo sognato qualcosa di simile: moltissima gente, uno spettacolo di livello, due ore intense. Insomma, è andata proprio così, ieri sera. C’è qualcosina da mettere a punto, tecnicamente parlando, ma la nuova sede è stata all’altezza della situazione, o forse noi siamo stati all’altezza della nuova sede. Gli ospiti, da Claudio Lauretta ai vigili del fuoco Ciro Bolognese e Pierbruno Appiani, impegnati nel Centro Italia terremotato, dall’ex calciatore Mirko Ferretti alla scrittrice Giuliana Maldini, e poi ancora il professor Gianluigi Ferraris (delizioso, come sempre), e la sorprendente Mirella Rossi, e pure Andrea Amisano e Fausto Villa degli Utopia… insomma tutti quelli che sono saliti sul palco hanno dato un contributo fondamentale (Lauretta sugli scudi, nei panni di Renzi, Luca Giurato, Grillo…). Un grazie anche a Franco Rangone, Ugo Boccassi, Gianni Pasino, a Luca e i tecnici,  e, in particolare, a Domenico Solio, valente sostituto per una sera di Gianni Naclerio. Era indisposto, ci sarà la prossima volta. Gli auguriamo pronta guarigione. Spiace che al debutto non ci sia stato, ma avremo modo di rifarci.

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Quei giorni a Rigopiano

Abbiamo ancora negli occhi le immagini del soccorritori impegnati a Rigopiano, dopo che una slavina ha travolto l’ormai celebre albergo che non è più tale. Ci siamo commossi. E inorgogliti per una delle eccellenze italiane, la Protezione civile. E con essa i vigili del fuoco, la Croce rossa, i numerosi volontari che dedicano tempo agli altri. A Rigopiano c’erano anche pompieri alessandrini, gente altamente specializzata. Ho pensato di invitarli domani sera, giovedì, al “Salotto del mandrogno”, che debutterà al circolo La Familiare di viale Massobrio di Alessandria. Appuntamento alle ore 21.30. Tra i molti ospiti, il vicecomandante dei vigili del fuoco, Ciro Bolognesi, ed esperti del Nucleo speleologo-alpino-fluviale, addestrati a intervenire in caso di emergenza, in luoghi impervi. Ci racconteranno le difficoltà incontrate ma, soprattutto, le emozioni provate quando sono riusciti a trarre in salvo i bambini. Le immagini hanno fatto il giro del mondo. Le parole, domani, “diranno” molto di più.

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Nuovo “Salotto”: gli ospiti di giovedì 23

La 15esima edizione del “Salotto del mandrogno” riprenderà giovedì 23 febbraio alle ore 21.30 nella nuova sede del circolo La Familiare, in viale Massobrio ad Alessandria. Dopo molto tempo, dunque lasciamo la Casetta di via San Giovanni Bosco per vivere una nuova avventura, grazie alla disponibilità del presidente Enrico Taverna e del suo staff. Dunque, ripartiamo. E lo facciamo con grandi ospiti, a cominciare dall’imitatore Claudio Lauretta, straordinario personaggio che promette divertimento. E poi avremo due dei pompieri alessandrini altamente specializzati che hanno compiuto interventi all’hotel Rigopiano, travolto dalla slavina: ci porteranno una testimonianza toccante su una tragedia che ha commosso il Paese. E poi avremo l’ex campione di calcio Mirko Ferretti, il professor Gian Luigi Ferraris (che la volta scorsa diede forfait per influenza) che illustrerà il suo grande dizionario sul dialetto, e due componenti della band Utopia (cover dei Nomadi), Andrea Amisano e Fausto Villa. Ci saranno anche la scrittrice Giuliana Maldini e la poetessa Mirella Rossi. Invariato il cast con Franco Rangone, Gianni Naclerio, Ugo Boccassi e Gianni Pasino; Radio Gold trasmetterà la puntata venerdì alle ore 21 sugli  88.8 e 89.1 fm. Ingresso gratuito, perché cambierà il locale ma non mutano le buone abitudini.

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Cabaret e teatro, doppio appuntamento

Doppio appuntamento con protagonista, più o meno direttamente, la Compagnia Teatrale Fubinese. Stasera, venerdì, dalle ore 22, saremo di scena al circolo “El Caminito” di Casal Cermelli (Alessandria) per uno spettacolo di musica e cabaret: come me, Maurizio Ferrari e Massimo Faletti. In menù (oltre a piatti gustosi), canzoni inedite e classici, gag, virate sul dialetto… e sorprese. Sabato, invece, al Teatro dei Batù di Fubine, la rassegna Fubine Ridens ospita la Compagnia Al Bacio di Milano che proporrà la commedia “Spiriti d’amore” per la regia di Andrea Forneris. Vi aspettiamo per due sere allegre e spensierate.

io e iccio

Ciao Ginevra, ovunque tu sia

Ginevra Arnieri non c’è più. Avrebbe compiuto 7 anni a giugno. Se n’è andata, vinta dal Morbo di Krabbe, una malattia neurodegenerativa che impedisce al cervello di ricevere impulsi. E’ morta la notte scorsa, dopo una battaglia che ha impegnato, per sei anni, Michele e Veronica, genitori che non si sono mai arresi, che hanno combattuto contro la sventura, la burocrazia, gli infiniti ostacoli. E che cercarono rifugio nel discusso  Metodo Stamina  del professor Vannoni. Quando si è disperati nulla si lascia intentato. Michele e Veronica sono stati esempio di determinazione e costanza. Di amore vero. Di doverosa ribellione, attraverso l’impegno, alle diagnosi dei medici. Purtroppo la speranza se n’è andata in una notte che non è stata come tante. “Ginevra era serena, noi le stavamo accanto” mi ha detto Veronica, raccontandomi gli ultimi minuti di una figlia speciale, specialissima, di cui abbiamo spesso raccontato, cercando di  non darla vinta al destino.

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Un po’ tutti scimmie (però allegre)

Si potrebbe scrivere un trattato sui motivi per cui Francesco Gabbani ha vinto il Festival di Sanremo, relegando al secondo posto Fiorella Mannoia e al terzo Ermal Meta. Il trattato in questione conterrebbe disquisizioni sulla  voglia di disimpegno rispetto a temi un po’ più forti, come  inni alla vita e parole contro la violenza. Gabbani ha vinto con un ritmo che prende subito, un “alè” che rimane, lo Chanel, il Nirvana, i Buddha in fila indiana. E poi il balletto, che potrebbe diventare virale, con tanto di scimmia, personaggio e metafora. Ma siamo sicuri che Gabbani sia solo leggerezza? Io non credo. Io penso che sia una canzone che “dice cose”, che lancia accuse,  che mette a nudo la nostra superficialità e  il nostro essere scimmia, con la complicità del web. Certo, arrivano prima la musica, il ritmo incalzante,  gli slogan. Però, a leggere tra le righe – come in  “Amen” dello scorso anno – si scopre molto, ammesso che non ci si voglia soffermare sulle apparenze. Un po’ come è successo col “caso Diletta Leotta”, la giornalista che, pur trattando un tema importante (la violazione della privacy), è ricordata per  gesti maliziosi e gambe in bella vista. Comunque, a occhio e croce, ho l’impressione che Gabbani sia un po’ più in buona fede di lei.

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Il contenuto e il contenitore

Ammetto d’aver guardato il contenitore e di essermi reso conto che era la prima cosa che saltava agli occhi. Diletta Leotta, 25 anni, giornalista Sky, al Festival di Sanremo ha raccontato la storia che l’ha resa protagonista: le hanno rubato immagini dal telefonino, diffuse poi in rete. E, dal momento che non erano foto da educanda e che lei non è esattamente uno scorfano, la cosa ha fatto notizia. Ha fatto ulteriore  notizia perché “era lei”, giovane, bella e personaggio pubblico. E di lei si parla nelle ultime ore perché non si è presentata sul palco dell’Ariston in scafandro ma con un vestito generoso che uno non si metterebbe per andare a fare la spesa. Detto che, comunque, lei non era lì per fare la spesa (né per comprare, semmai per vendere), va aggiunto anche altro: la Leotta ha trattato un argomento molto serio, mettendo in guardia dalla tecnologia, tanto alleata quanto insidiosa. Ha voluto lanciare  un messaggio importante, insomma. Naturalmente, la critica – l’opinione pubblica in generale – si è soffermata sull’abito; d’altronde, nel tempo (e nel tempio) in cui si ragiona di Auditel e non di qualità, non c’è da aspettarsi altro. Non penso che la Leotta (o chi la guida) sia una ingenuona: sapeva bene cos’aveva addosso. Sapeva anche che avrebbero parlato di lei. Talvolta, per fare passare un messaggio, c’è un prezzo da pagare. Anche al sarto.

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