Il calciomercato è bello se finisce

Sono un appassionato di calciomercato perché è la fiera delle illusioni, la speranza che non costa, il sogno che ti fa sembrare fenomeno il terzino scarpone. E, soprattutto, il momento in cui godi, o pensi di godere, con i soldi degli altri.

Dunque, viva il calciomercato, che ci porta per mano nel paese dei balocchi e lì ci trastulla finché non scopriamo che il bomber acquistato con lacrime e sangue è in realtà un pacco che non farebbe la felicità neppure di Amazon.

Ma c’è un’anomalia, che non è del tutto italiana: il calciomercato continua e a campionato iniziato. Significa, ad esempio, che il tesserato di una società può trasferirsi in una squadra affrontata anche solo il giorno prima. Che fa in quella partita? Si impegna? Tira indietro la gamba oppure si comporta come se niente dovesse succedere?

E con che stato d’animo si allena, sapendo di essere ceduto? “Passano più tempo al telefono con i procuratori che a lavorare” è il concetto espresso da un allenatore, schierato come gli altri fra quelli che vorrebbero il calciomercato finito il giorno primo dell’inizio del campionato.

Sono parole sante, come tante di quelle pronunciate da chi ha nostalgia del calcio che fu, quando il business contava, ma non era tutto.

Massimo Brusasco

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