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Sulla terrazza

A San Salvatore hanno pensato di organizzare una rassegna letteraria sulla terrazza della biblioteca. L’evento è inserito nel prestigioso “Settembre sansalvatorese”, kermesse dal cartellone particolarmente ricco. Sono lieto di essere io ad averlo  inaugurato, sperimentando una location davvero suggestiva. Qui, ieri, ho presentato il mio libro “Il raduno dei Gramigna”, trovando un pubblico particolarmente ben disposto. Ringrazio tutti i partecipanti, l’amministrazione comunale ha proposto l’incontro, le Edizioni della goccia (www.edizionidellagoccia.it) che mi seguono sempre e, in particolare, Laura Merlo nel ruolo di intervistatrice. Prossima presentazione domenica 16 settembre alle 15.30 a Bassignana (ma non è detto che ci possa essere un “extra” a Casale).

San Salvatore comincia con me

Sono onorato di essere incluso nell’elenco degli eventi del “Settembre sansalvatorese”. Di più: quello con la presentazione del mio romanzo  “Il raduno dei Gramigna” è il primo degli appuntamenti di un programma molto ricco. Vi aspetto domani, giovedì, alle 21.15, sarò sulla terrazza della biblioteca comunale di San Salvatore Monferrato; a dialogare con me, Laura Merlo. Ci sarà anche Davide Indalezio delle Edizioni della Goccia, la casa editrice con cui ho il piacere di collaborare- A proposito: se non trovate il libro, non esitate a contattare il sito www.edizionidellagoccia.it.

Il sorriso al contrario della Liguria

Quel che segue è un racconto pubblicato sul “Piccolo” di ieri,  dopo la strage di Genova.

Che poi se la guardi bene, la Liguria è fatta a forma di ferita. Anche di un sorriso al contrario, certo. Il contrario di un sorriso è tristezza, che è un miscuglio di cose, dal dolore alla delusione, dal rammarico al lutto. C’è tutto, nella Liguria di oggi e nella sua Genova che di questa ferita è il centro, una città dove gli svincoli micidiali citati da De Gregori sono diventati morte, sotto forma di un ponte crollato. Il ponte su cui alzi la mano chi non c’è passato. Ci andava chi dall’A26 si recava a Levante e chi dalla A7 veniva a Ponente. Quelle sono le nostre autostrade. Anche quel ponte, a buon diritto, era un po’ nostro, con la struttura che ricordava Brooklyn e quel vuoto là sotto che un po’ faceva paura, ma poi l’ansia finiva perché s’arrivava oltre. Fino a martedì si poteva arrivare oltre.

Le montagne da una parte, il mare dell’altra, e lui, il ponte, un taglio necessario per superare una città che è chiusa dalla natura e che si è sviluppata per il lungo e per l’alto, non potendo fare altrimenti.

Non è mica come le altre, Genova, che deve pagare un eterno tributo al suo essere incastonata, tanto più se gli uomini anziché aiutarla la soffocano col cemento. Lo si capisce ogni volta che piove un po’ più del solito. E più del solito, ormai, piove spesso.

La vecchia repubblica marinara è tormentata dai suoi monti che sembrano sempre spingerla verso il Mediterraneo. Lei cerca di resistere, Genova, questa città multicolore, dove il porto antico è nuovo, il bello è tenuto nascosto e la notorietà è data dalla Lanterna che non sarebbe poi questa gran cosa non fosse perché evoca l’approdo, il riferimento. Genova, riferimento lo è stato sempre, nella sua storia contrastata, che sfocia in un presente fatto di stranieri che vendono di tutto privilegiando il falso e che sono ormai l’essenza di quei quartieri e quei vicoli che De André ha raccontato come nessun altro ha più saputo fare, capace com’era di offrire dignità agli ultimi, puttane comprese.

Genova sa di muffa e vivacità, un contrasto come la montagna e l’arenile, l’andare e il venire, perché da qui si sbarca e qui si giunge. Cantieri e camalli, croceristi e broker, il Genoa e la Sampdoria, Pré e Pra’, i cantautori di una ‘scuola genovese’ che ha intruppato anche artisti del nostro Piemonte. Di noi, gente per la quale quella regione fatta a forma di sorriso al contrario vuol dire, soprattutto, vacanza, anche se non a buon mercato, anche se ci lamentiamo dei parcheggi, anche se sui liguri ne avremmo da dire, abbondando in luoghi comuni.

Poi capita la vigilia di un Ferragosto come tanti. Ma, come mai successo, stavolta crolla un ponte, quel ponte tra il mare e la montagna, col vuoto là sotto. E’ il ponte che ti lasciava in ansia, ma tanto sapevi che, di lì a poco, saresti arrivato oltre.

Invece, d’improvviso, o forse non proprio perché c’è chi dice che non è questione di destino ma di manutenzione… Invece succede che crolla, facendoci capire una volta di più che tra la vita e la morte il confine è un niente: basta essere un metro più in qua o uno più in là. E questa Genova di strade sopraelevate e vie che si inerpicano tra nobiltà e miseria, si scopre spezzata, come tutta la Liguria e affranti siamo pure noi, liguri soltanto per affetto e per qualche analogia.

La regione fatta a forma di ferita è divisa in due. E non è che quando una ferita si sdoppia faccia meno male. Anzi.

 

 

Quelli che Genova, belìn

Quelli che belìn è un intercalare. Quelli che quando sei nei vicoli pensi che De André non aveva torto. Quelli che come facevano quando non c’era la sopraelevata. Quelli che dritto c’è il mare, ma per fare il bagno devi andare o di qua o di là. Quelli che nello stesso quartiere hanno il carcere e lo stadio. Quelli che il porto antico è nuovo. Quelli che questa era una repubblica marinara. Quelli che dicono che sono tirchi. Quelli che hanno palazzi belli, ma li tengono nascosti e ci fanno vedere una lanterna. Quelli che appena piove un po’ è un casino. Quelli che le linguine al pesto comunque le fa bene anche mia mamma. Quelli che ci si sviluppa in lungo e in alto perché in largo non si può. Quelli che gli svincoli micidiali. Quelli che… è la vigilia di Ferragosto,   c’è un ponte. E d’un tratto non c’è più, belìn.

Miss ed eccellenze in una bella serata

Ieri sera ho avuto l’onore e il piacere di presentare (con Mauro Carrabs) la finalissima di “Miss Alessandria”, concorso che mancava dal 2011. Piazza Marconi ha offerto una scenografia ideale, le ragazze hanno portato fascino e bellezza, e l’idea di premiare le “eccellenze alessandrine” (nove protagonisti, dalla musica allo sport, dall’industria all’associazionismo…) è stata sicuramente vincente. Ringrazio Four Promotion per avermi invitato, tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita dell’evento (vi risparmio il lungo elenco) e il numeroso pubblico che ha sostenuto le ragazze e sottolineato con applausi i vari momenti della manifestazione. Per la cronaca, “Miss Alessandria” è Benedetta Ruffato, 22 anni di Castellazzo.

Ci vediamo in piazza con le Miss

Stasera, venerdì 10 agosto, in piazza Marconi ad Alessandria sarà assegnata la fascia di “Miss Alessandria”. In lizza alcune ragazze che hanno vinto le selezioni, cominciate in primavera. Avrò l’onore di presentare la serata (inizio alle 21), affiancato da Mauro Carrabs. Nell’occasione saranno anche consegnati premi a nove eccellenze di altrettante categorie: sono riconoscimenti  in onore di Momi, giovane borgorattese morto a seguito di un incidente in moto. Sarà una serata ricca di contenuti, con spazio alla bellezza ma non solo. Vi aspetto in piazza, nella certezza che trascorreremo un paio di ore molto piacevoli.

Mestieri pericolosi (perché c’è da prendersele)

E’ probabile che ognuno reputi pericoloso o, almeno, usurante il proprio lavoro. In tempi di stress ed esasperazione è difficile trovare un mestiere perfetto, ideale, immune da problemi. Oggi, su un treno, una dipendente delle Ferrovie ha avuto l’insana pensata di prendersela con zingari e questuanti attraverso un annuncio fatto al microfono: ora rischia il licenziamento. E’ una pensata insana, l’ho premesso. Ma ho pensato che, se è arrivata a tanto, probabilmente è a causa dell’esasperazione. Ho visto di persona controllori sbeffeggiati, anzi umiliati,  da passeggeri che pretendevano di viaggiare senza biglietto. Credo che, alla fin fine, abbia lasciato perdere, preferendo la garanzia di portare a casa la pelle. Qualche mese fa ho scritto di medici aggrediti, in studio, da un tizio secondo il quale il proprio padre sarebbe morto perché non curato dai due che gli dissero  di recarsi al pronto soccorso, perché un ambulatorio di paese non è attrezzato per certi tipi di urgenze. Un vigile, fresco di pensione, mi ha detto di essere stato più volte pesantemente insultato. E poi ci sono le aggressioni in canonica, quelle in municipio, quelle negli uffici pubblici… Forse bisogna cominciare a riflettere seriamente sul fatto che stiamo andando verso la deriva. Peraltro, non è che noi giornalisti si sia in una botte di ferro, anzi.

Sarebbe solo pallone

Sarebbe solo pallone, ma quel che accade è emblematico e ci potrebbe fare pensare che “qualcosa non va”, al di là del calcio. Il 18 agosto inizierà il campionato di serie A: primissima partita Chievo-Juventus. Il Chievo è sotto accusa per questioni di irregolarità. Quando si farà il processo? Il 12 settembre, cioè dopo 3 giornate di campionato. Va da sé che non potrà essere penalizzato per la stagione scorsa, quindi con la retrocessione in serie B, come sarebbe possibile in caso di condanna. Volete un’altra anomalia? Il calciomercato italiano chiude (direi giustamente) prima dell’inizio del campionato: significa che le squadre italiane possono acquistare giocatori entro il 17 agosto. A parte rari casi (Inghilterra), altrove il mercato è aperto. Vuol dire che, ad esempio, una squadra spagnola può comprare un atleta sottraendolo a suon di milioni a una squadra italiana senza che questa possa trovare un sostituto. E’ una metafora della relativa importanza che abbiamo a livello internazionale?

A Viarigi con i Gramigna

Stasera, venerdì, alle ore 21.15, sarò a Viarigi (Asti) a presentare il mio libro “Il raduno dei Gramigna”. Ci troveremo nel cortile del circolo Anspi in via Roma, a chiacchierare col sindaco Francesca Ferraris e con tutti quelli che avranno il piacere di trascorrere una serata all’insegna dell’allegria. All’iniziativa collabora il mio amico Carlo Carnevale che, nella sua edicola viarigina, ormai da qualche giorno ha a disposizione il volume. Per eventuali acquisti, però, si può fare affidamento al sito www.edizionidellagoccia.it, oppure ricorrere ai consueti canali di distribuzione online (Amazon compreso).

Ai tifosi della Juventus (e agli altri)

Non so come finirà la questione Higuain-Caldara-Bonucci, anche se ho presentimenti. Economicamente, però, è un’operazione che sta in piedi, anzi: è una necessità. Il tifoso sanguigno non ama incondizionatamente: è critico per natura e intransigente. A quello della Juventus, però, vorrei ricordare alcune cose piuttosto banali, utili però a   mitigare le perplessità. Il palmares della società, negli ultimi  anni, parla chiarissimo. Manca la Coppa con la C maiuscola, è vero, ma per vincerla servono centomila cose, incluso essere più forti degli altri;  ma non è detto che questa caratteristica sia ai primi posti della classifica dei bisogni. LA Juventus  è la società che ha venduto incassando e vinto spendendo. Si è privata di Pogba e Vidal, ha regalato Tevez (in realtà assicurandosi Bentancur), ma ha portato a casa giocatori fenomenali, l’ultimo dei quali è, anzitutto, una macchina da soldi che fa lievitare l’immagine nel mondo. E’ la società che ha il suo  stadio, che è quotata in borsa. L’unica, perfino, in grado di  allestire  la squadra B. Ha campioni in erba e talenti pronti a esplodere: se non lo faranno in bianconero, potrebbe succedere altrove, d’accordo, ma sono anch’essi la prova della lungimiranza. In sostanza: da tifoso, ci penserei bene prima di insegnare ad Agnelli a fare il presidente e a Marotta e Paratici a fare il mercato (e pure ad  Allegri ad allenare). Detto ciò, non è affatto detto che si vinca ancora scudetto e Coppa Italia, anzi. Le altre (tre o quattro) non stanno a guardare, pur partendo  un passetto indietro. Potrebbe essere la loro volta, esattamente come, in Champions, la Juventus potrebbe dire la sua. E’ il bello del pallone che rotola. Fin che lo farà, discuteremo, a costo di dover ragionare più di finanza che di fuorigioco.