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Dove vogliamo andare

Non è il caso di demonizzare i centri commerciali, semmai di capire cosa sarà del “resto” della città. Ad Alessandria prolifereranno insediamenti piuttosto consistenti, ovviamente in periferie. Il tutto mentre il centro si sta affievolendo a poco a poco. Il problema non è solo dei negozianti. Nella partita entrano l’identità, l’orgoglio, il senso di appartenenza. Bisogna capire cosa Alessandria è, cosa rischia di diventare e come “vuole essere”. “Il Piccolo” in edicola tra poche ore lancia l’allarme, dedicando 4 pagine all’argomento. Un tema spinoso, lo sappiamo, ma che va affrontato prima che sia troppo tardi, cercando di fare leva sulle eccellenze che abbiamo e che sarebbe delittuoso lasciare in un angolo. Il dibattito è appena cominciato. Ogni contributo è valido, sapendo che non c’è nulla di peggio della rassegnazione.

Voglia di una città accogliente

In questi giorni, sto contattando molta gente di Alessandria chiedendo di “scrivere insieme” il programma elettorale da sottoporre ai candidati a sindaco. E’ un’iniziativa del giornale Il Piccolo e di Radio Gold. Io reputo la cosa piuttosto interessante. Abbiamo cercato di evitare le solite polemiche e le trite lamentele su buche e spazzatura, impegnandoci a ragionare “oltre”. In molti casi, ho trovato gente matura e preparata, che guarda al di là del proprio orticello, ragionando in prospettiva. In generale, c’è voglia di una città accogliente, in tutte le sue sfaccettature. Non solo ospitale, ma in grado di garantire una migliore qualità della vita, grazie a spazi vivibili, cura del verde, centro liberato dalle auto, sostenibilità e aiuto ai disabili. Una città in cui gli anziani possano sentirsi al sicuro e i giovani trovino occasioni di svago e aggregazione. Una città come molte  del Nord Europa, per capirci, dove i trasporti funzionano e le biciclette sono una piacevole abitudine. Io non penso sia un’utopia. Credo che, senza dimenticare lavoro e sicurezza,  far stare bene le persone sia il compito di chi ci amministra.  E il bene dev’essere collettivo, non solo dei pochi… eletti.

Asti non dorme, Alessandria si sveglia

“Aperto per cultura” è stata una grande manifestazione, mi permetto di aggiungere “senza se e senza ma”. E’ ovvio che non avrà raggiunto la perfezione  ma, indubbiamente, quello andato in scena venerdì sera è stato un evento memorabile, rivoluzionario, brillante per raffinatezza ed eleganza, che inverte la tendenza rispetto a proposte che sanno di riempitivo e che non fanno né apertura, né cultura, né possiedono un’anima. Dopo l’invasione oceanica al “Capodanno” del 31 agosto, Alessandria si è scoperta nuovamente attraente, desiderosa di scrollarsi di dosso  polvere e apatia. Ora che la città pare essersi svegliata, dovrebbe trovare qualche formula magica che la faccia stare sveglia. Come succede ad Asti, tanto per non andare lontano. Ieri mattina, si è consumata la tradizionale sfilata dei paesi che hanno portato in città rievocazioni del tempo che fu: 3000 figuranti, più o meno, tra due ali di folla che ha applaudito il passaggio di trattori d’epoca, personaggi in costumi, animali, musicisti: uno scenario d’altri tempi nel weekend dell’affollatissimo Festival delle sagre (dicono che ci siano numeri in calo rispetto alle precedenti edizioni, ma sono sempre cifre da capogiro) e a pochi giorni dal palio, incastonato in un settembre nel quale la città di San Secondo diventa un polo attrattivo grazie all’enogastronomia, al folclore, alla tradizione ma anche alla capacità di essere davvero capoluogo riconosciuto, caratteristica che forse ad Alessandria manca ancora. Però, voglio essere ottimista.

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