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Pirlate

Una volta Liedholm mi disse che il pallone andava sempre dove c’erano Capello e Ancelotti. Implicito parlasse della grandezza dei due giocatori. Fosse vivo, il compianto Barone potrebbe completare l’elenco aggiungendo Andrea Pirlo, fuoriclasse assoluto, cervello e piedi in un calcio (quasi) tutto pressing e forza fisica. Lo ricorderemo per i calci di punizione “alla Pirlo”, certo, ma a me resterà in mente sempre il “giocatore totale”, quello che si propone per ricevere il pallone e che sa sempre passarlo nel modo più efficace, sorprendendo con lanci lunghi o proponendo rapide verticalizzazioni spacca-difesa. Un regista fantastico, in grado di valorizzare anche attori non di prim’ordine. E se a ciò aggiungiamo il comportamenti impeccabile dentro e fuori dal campo, possiamo sostenere che siamo di fronte a un esempio, mai artefice di pirlate che non fossero colpi di genio riconducibili al suo nome. Andrea Pirlo, classe 1979, ha lasciato il calcio domenica, dopo una lunga carriera conclusasi negli Stati Uniti. Hanno smesso calciatori più sublimi di lui, certo, dunque anche stavolta ce ne faremo una ragione.  Però ci mancherà.

Amatori

Dopo una quarantina d’anni, l’Aics rinuncia a organizzare il campionato di calcio a 11. Troppo poche le squadre, un po’ per questioni di costi, un po’ per il proliferare di tornei di calcetto, meno impegnativi e senza partite nel weekend. Resta la Uisp a tenere alto il vessillo del pallone amatoriale, ma certo è che ad Alessandria si chiude un’epoca. Restano i ricordi dei mille calciatori che hanno calcato una cinquantina di campi, in un significativo lasso di tempo. Restano foto (anche) sbiadite, racconti di partite giocate nel fango o tra la nebbia di certe domeniche mattine d’inverno. E poi il piacere dell’allenamento e, ancor di più, della pizza a seguire. Ogni protagonista ne avrà per così nella memoria, saprà dire della parata fenomenale o più probabilmente del gol sbagliato a porta vuota, o del calcione sferrato all’avversario o degli insulti dedicati a un arbitro perfettamente adeguato alla categoria. E poi gli aneddoti da spogliatoio, che è un po’ la versione sportiva della caserma. E le amicizie, le rivalità, le sfide che assomigliano più alla partita di Fantozzi che a quelle che si vedono in televisione. E  le esagerazioni, con ogni minima cosa che diventa degna di un racconto epico. Il calcio amatoriale ha un fascino tutto suo che “Il Piccolo” di domani cerca di spiegare, parlando di un’Aics che si è arresta al modernismo dei tornei sul sintetico. Sarò un po’ datato,  ma volete mica mettere?

Qui dove tutto ebbe inizio

Sono tornato dove tutto ebbe inizio. Mi ci hanno portato gli amici dell’epoca, rimasti tali. Mi ci ha portato, poi, l’amore per il pallone, la voglia di essere su un campo dove giocai a lungo. Ieri ho cominciato un’interessante avventura sportiva: do una mano nella gestione tecnica (esageriamo, dai!) della squadra Giovanissimi 2002-2003 dell’Unione sportiva Felizzano. Militai  anch’io nei Giovanissimi del Felizzano, dopo essere stato tesserato per gli Esordienti e dopo il debutto coi Pulcini. Quando iniziai, l’Italia, di lì a poco, avrebbe vinto i Mondiali in Spagna e, probabilmente,  i genitori di qualcuno dei “miei” ragazzi era nato da poco… Questo post non vuole essere nostalgia ma, anzi, un occasione per fare guardare avanti con entusiasmo, oltre che per ringraziare Ricky Cacciabue, Maurizio Varlotta e tutti quelli che mi hanno accolto e che, nel corso della nuova stagione calcistica,  condivideranno passioni, soddisfazioni e  inevitabili momenti difficili.

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Cosa può regalare lo sport

Una gran parte dei  moltissimi amici è legata al calcio. E’ gente con cui ho giocato, sia con che contro, con cui ho discusso o della quale ho avuto modo di raccontare quando, per il giornale, mi occupavo di sport. Ho conservato solidi legami e parecchi ricordi. Sabato ne ho rinverditi, rispondendo all’invito fattomi dal Felizzano, che ha chiamato le cosiddette  vecchie glorie per un ritrovo di quelli che, negli ultimi 40 anni e anche oltre, hanno indossato la casacca biancazzurra. Insomma, ho partecipato  anche io.  A descrivere  le sfumature, c’è da cadere nella retorica e perdersi nella nostalgia. Vi risparmio il supplizio. Mi piace solo dire che il calcio  mi ha regalato amicizie. Tra i buoni motivi per fare sport (non importa quale disciplina) c’è da considerare anche questo; sono sentimenti che vanno al di là di una vittoria, di una sconfitta, di una soddisfazione, di una delusione. E’ un patrimonio che non è fatto di trofei, ma che resta per sempre  (senza prendere polvere).

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