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Proviamo a crederci

Prendo a prestito questa foto che Manuela Quartero ha pubblicato su Facebook e riporto il suo commento: “Fubine ha angoli che ti fanno rimanere a bocca aperta”. Immagino  che, in futuro,  parlerà con entusiasmo di questo paese che non è il suo. E probabilmente lo faranno anche i molti che oggi sono stati da queste parti, attratti da una manifestazione come Golosaria che ha il pregio di svilupparsi su 30 location tra Alessandrino e Astigiano e il limite di costringere il pubblico a scegliere, ammesso che sia un limite davvero. Fubine si è distinto con mostre, infernòt e la splendida cripta della chiesetta dei Cappuccini, col monumento sepolcrale del Bistolfi. Ma è stato tutto il Monferrato a brillare sotto un sole quasi estivo. E’ una terra che ha bisogno di vetrine come Golosaria, per emergere davvero. Ma necessita anche di imprenditori pronti a scommettere e di gente che non veda i vincoli paesaggistici come ostacoli, semmai come un’opportunità. Manca veramente poco al salto di qualità definitivo. Però bisogna prendere coscienza del bello che abbiamo e credere nella necessità di condividerlo.

Golosaria: dateci più Massobrio e più convinzione

Tanti auguri a Golosaria che compie dieci anni e a un Monferrato che, attraverso questa grande rassegna, può ancora crescere dal punto di vista turistico. Paolo Massobio (mi chiama “fratellone”, perché sono nato il suo stesso giorno, ma qualche anno dopo…) è un eccezionale promotore di eventi e un sincero amante della nostra terra. Probabilmente, quando inventò Golosaria non si attendeva una eco simile. Ha perseverato, convinto sindaci, sponsor, produttori, ed è riuscito a creare un movimento straordinario che, come succederà il 16 e il 17 aprile, calamiterà l’attenzione di turisti vicini e lontani. I dettagli sugli appuntamenti li trovate al sito www.golosaria.it, che vi invito a scoprire. Tra le iniziative più significative, mi permetto di segnalarvi gli artigiani del gusto al Castello di Casale, restaurato di fresco, gli abbinamenti tra Barbera e Champagne al Castello di Uviglie di Rosignano, la cucina sulle stufe di Lu e poi, permettete il campanilismo, le visite agli infernot di Fubine, perché il Monferrato è bello anche sotto terra. Ogni tanto penso che ci vorrebbero tanti Massobrio. Di certo, poi, servirebbero monferrini più convinti, dotati di quell’autostima senza la quale è difficile convincere gli altri delle nostre bontà.

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