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Sono un po’ stanchino

Ho amici nei Vigili del fuoco e non danno mai l’impressione di essere eroi. Impegno, coraggio, abnegazione sono parole che fanno parte del loro ordinario. Salvano cose e persone, e va bene così. Tutti i giorni, sostanzialmente, anche se fanno – giustamente – notizia quando succede qualcosa di eclatante, come in queste ore nel Centro Italia del terremoto, della neve, della slavina che ha distrutto un hotel e imposto imprese fuori dall’ordinario. L’altro volto della tragedia sono questi eroi che non danno l’impressione di esserlo. Mi viene in mente il tentativo di salvare Alfredino Rampi: molti ricorderanno. Non c’era Facebook: ci siamo risparmiati, all’epoca, commenti qualunquistici. L’emozione che si provava allora è la stessa di oggi. E’ come se fossimo tutti con quell’uomo che si calò nel pozzo artesiano, così come ora siamo umanamente a fianco dei vigili del fuoco e di tutti quelli che lottano contro il tempo, il freddo, i problemi. Tutti, come quelli della Protezione civile, inconsapevoli eroi anch’essi, gente come il tecnico di Alessandria che, contattato alla fine di una giornata di tremendo lavoro nei pressi di Norcia, si è limitato a dire: “Sono un po’ stanchino”.

vdf

Il paese che risponde “presente”

Sabato, quattro fubinesi sono stati ad Amatrice per consegnare due casette prefabbricate acquistate grazie alle iniziative svoltesi in paese, oltre a generose offerte. “Fubine Solidale” ha dato risultati straordinari: 15.500 euro raccolti, due casette acquistate e trasportate nelle zone del terremoto. Non ci si ferma qui, perché – come ci hanno raccontato testimoni oculari – i bisogni sono infiniti e le richieste numerose. Quel che mi piace sottolineare è la risposta di un paese agli input delle associazioni che, mosse dall’emergenza,  hanno deciso di darsi da fare. Fubine ha risposto ancora una volta “presente”, confermandosi un paese un po’ speciale. Litigioso, certo, ma anche solidale, impegnato, deciso. La mente torna al 1976 quando, per aiutare il Friuli martoriato dal sisma, a Fubine si costruì una casetta che venne donata a una famiglia in difficoltà. Sono passati quarant’anni, lasso di tempo in cui molto è cambiato, ma non la cultura del donare, che ci è decisamente congeniale.

amatrice

 

Il senso di Pavese (e del paese)

“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Lo scrisse Cesare Pavese. E noi che siamo gente di paese e che, soprattutto, abbiamo avuto la fortuna di vivere “il” e “nel” paese qualche anno addietro (quando il senso di comunità era un po’ più spiccato e potevi uscire di casa senza la preoccupazione di chiudere la porta), ecco, noi sappiamo bene che quelle di Pavese sono parole sante. Le rispolvero oggi, apprendendo della gente  che non se ne vuole andare dal proprio borgo terremotato. Lì è nata, lì è cresciuta. Ha radici, amici, affetti. Tutto.  Razionalmente, non ha senso stare, ma a ragionarci meglio i motivi per non andarsene sono un’infinità. Chi vive nelle palazzine delle metropoli, ai confini col traffico e nelle nuvole di smog forse non può capire. E non basta Pavese a spiegare certe cose.

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Amatrice, 24 agosto 2016
(AP Photo/Alessandra Tarantino)

A San Michele per aiutare i terremotati

Devo ammettere che, quando in redazione lanciai l’idea della cena con l’amatriciana per sostenere le popolazioni terremotate del Centro Italia (colpite dal sisma poche ore prime), onestamente non mi aspettavo che ogni Pro loco, ogni Soms, ogni “qualcosa” si cimentasse in cucina. Però sono stato lieto perché tutto ciò conferma la bontà della proposta, che “Il Piccolo” ha sposato immediatamente, trovando un partner fondamentale nello chef Beppe Sardi, che poi ha coinvolto alcuni colleghi, e un eccellente supporto in don Ivo Piccinini, che ci ha messo a disposizione il bocciodromo di San Michele. Dove, stasera, mercoledì, alle 20, andrà in scena una cena per 300 persone, che sarebbero state molte di più se solo, dal punto di vista logistico, potessimo essere più attrezzati.  Le prenotazioni si sono chiuse con anticipo, al raggiungimento della quota prevista; è un segnale incoraggiante. Così come non possiamo dimenticare il contributo offerto da commercianti e grossisti della provincia grazie ai quali i 15 euro di ogni coperto potranno essere “puliti”:    tramite la nostra Protezione civile, consegneremo l’intero ricavato a persone effettivamente bisognose. Per ora non posso che ringraziare tutti quelli che parteciperanno; lo faccio a nome del “Piccolo” che, nell’edizione di venerdì, vi racconterà l’evento nei dettagli.

beppe

Fubine c’è (per quanto possibile)

Si intitolerà, molto probabilmente, “Fubine c’è” la grande giornata che le associazioni e il Comune di Fubine stanno organizzando per raccogliere fondi da destinare a un progetto a favore delle popolazioni terremotate del Centro Italia. Il 9 ottobre, il paese sarà teatro di molte iniziative, dal mattino alla sera, all’insegna dello sport, dell’intrattenimento, dello spettacolo, senza dimenticare cibo e vino. Stiamo lavorando per definire il programma; per il momento mi piace constatare che le associazioni che, finora, ho coinvolto hanno aderito con entusiasmo alla proposta. E così il Comune e la Parrocchia. Non è la prima volta che Fubine si cimenta in un’iniziativa simile; d’altronde siamo un paese dinamico, sempre foriero di proposte, affatto propenso a tirarsi indietro. Nemmeno stavolta deluderà. Il denaro raccolto verrà destinato, nei giorni successivi, per un progetto mirato. Vi terrò informati; e sappiate che  il concorso di idee è aperto…

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Terremoto di stupidaggini

Se proprio non si può aiutare in qualche modo (per distanza, per indole, per ristrettezze economiche,  per mille ragioni comprensibili) lo si potrebbe fare, almeno, stando zitti. O meglio, spegnendo quel computer che ci induce, con la protezione garantitaci da schermo e tastiera, a “dare il nostro parere” anche sul terremoto. Di solito le scempiaggini sono direttamente proporzionali alla gravità dell’evento. E il sisma che ha colpito il Centro Italia è stato devastante. Ho letto di gente che non vuole donare neanche un euro “perché intanto poi se lo mangiano i politici”; che “gli sfollati sono nelle tendopoli mentre per i richiedenti asilo sono riservati appartamenti”; che “il terremoto si può prevedere”; che “ci deve pensare il  Vaticano perché ha tanti soldi”…. Insomma, siamo all’ennesima potenza del  qualunquismo. Per fortuna i social network sono anche altro, uno splendido modo per accelerare le richieste e le offerte di aiuto. Ecco, usiamoli così, cercando di evitare, almeno,  il terremoto evitabile: quello delle stupidaggini.

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