Cosa dovrebbe avere insegnato il voto (agli alessandrini)

Ci si affretta a dire che il Pd ha perso le elezioni amministrative (ammissione di Renzi) e che il Movimento Cinque stelle ha stravinto, grazie alle performance di Virginia Raggi a Roma e della sorprendente Chiara Appendino a Torino. In effetti, è questa la sostanza racchiusa nei   titoli dei giornali. Ma, se dovessi guardare alle amministrative che interesseranno Alessandria nel 2017, mi concentrerei su altro. Né sul Pd né sui grillini, ma sul centrodestra. Che una lezione dovrebbe averla tratta: se non si unisce perde, cosa che farà anche ad Alessandria se si presenterà con una serie infinita di candidati a sindaco. Manca un anno al voto, e ben si sa che, in questo ampio lasso di tempo,  tutto può succedere, compresa la resurrezione di Renzi che ha nel referendum d’autunno uno spartiacque fondamentale. Tra le cose che possono accadere c’è anche una ripresa di quota dell’attuale sindaco Rita Rossa che, oggettivamente, oggi mi pare un po’ in difficoltà, ad di là  delle fortune del Pd (partito col quale, a livello locale, non va troppo d’accordo).  E sarà un momento propizio per i Cinque stelle, finora  bravi a intercettare i voti degli scontenti? E avranno un candidato sindaco forte, credibile, spendibile? Da questo punto di vista, il centrodestra mi pare un po’ più attrezzato: ma riuscirà il cosiddetto fronte moderato a trovare una sintesi, superando ostacoli che, al momento, checchè se ne dica, riguardano più le persone che i programmi? Se non ce la faranno, dimostreranno di avere capito poco dal voto dell’altro ieri. Se ce la faranno, il ballottaggio sarà solo un primo step verso un risultato più importante. Ma dovrà augurarsi, a questo punto, di avere come competitor il centrosinistra, non i grillini che, come successo  a Torino, catalizzano anche  i voti di chi, non potendo vincere, lotta per fare perdere.

ales

 

Massimo Brusasco

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