In morte di un tg

Da nottambulo, ho spesso avuto un appuntamento oltre la mezzanotte: quello col tg regionale, ovvero quei tre minuti che interrompono Mannoni e i suoi ospiti di Linea Notte (e soprattutto la rassegna stampa). Da domani, se le notizie sono confermate, i tg regionali spariranno dai palinsesti della Rai.

Le motivazioni sono facilmente spiegabili, come fa capire la Rai: costano troppo. In sintesi: prevedono un enorme dispendio di forze (umane e soprattutto economiche). Qualcuno rileva che queste microedizioni non aggiungono quasi nulla rispetto alle precedenti. Per contro, c’è chi propone di anticipare la messa in onda, in modo tale da non finire nell’orario notturno, che prevede un surplus di costi. E c’è pure chi sostiene che non è tagliando un’edizione regionale che si risparmi (in realtà se ne tagliano in ogni regione…).

Certo è che il mondo di internet ha cambiato i modi di informarsi e di fare informazione. E’ altrettanto vero, però, che la Rai è pur sempre un servizio pubblico (che dunque deve “servire”) e che usa soldi della collettività (dunque, deve anche badare a ottimizzare).

E’ difficile essere oggettivi quando tutti sembrano avere ragione e tutti sembrano avere torto. Da giornalista, certamente, mi rammarico, come tutte le volte in cui l’informazione (specie se tradizionale) ha una “diminutio”. Da nottambulo anche, con la certezza che la sveglia per guardare “Buongiorno regione” alle 7.30 non la metterò.

Ps: mi dicono dalla regia che posso rimediare cercando su internet. Ah be’, allora…

Massimo Brusasco

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