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Un bello spot per il teatro

La commedia “Due belle Roberte” nell’interpretazione della compagnia Al Bacio del Teatro Caboto di Milano è un bello spot per il teatro. Immagino che se ne siano accorti tutti quelli che ieri sera, sabato, hanno affollato il Teatro dei Batù di Fubine. Platea gremita, risate e applausi per un sodalizio che è tornato a offrirci buonumore dopo l’esperienza di due anni fa. Siamo contenti che questo quarto appuntamento della 22esima edizione di “Fubine Ridens” abbia riscosso grande successo: merito del testo, degli attori, della messa in scena. Un mix vincente, senza dubbio. Il prossimo appuntamento sarà sabato 16 febbraio con il do cabarettistico “I due di quinta” e la partecipazione dei Valter Ego.

Le Roberte e la casa dell’amante

Tutto inizia quando il signor Siluro (non ho ben capito se il nome voglia per forza dire qualcosa…), un tizio che non si è mai sposato perché non crede nel matrimonio, va a casa dell’amante. Evidentemente non tutto fila liscio, altrimenti non ci sarebbe commedia. Invece la commedia c’è. Si intitola “Due belle Roberte” e domani, sabato 12 gennaio, alle ore 21.15, lo spettacolo sarà portato in scena a Fubine, nell’ambito della rassegna Fubine Ridens. Sul palco del Teatro dei Batù gli attori della Compagnia Al Bacio di Milano, che abbiamo già avuto modo di apprezzare. E per questo li abbiamo richiamati, certi che anche stavolta delizieranno il pubblico. Mi auguro vogliate partecipare numerosi: costa solo 7 euro, un prezzo che la Compagnia Teatrale Fubinese, organizzatrice della serata, mantiene invariato ormai da molto tempo…

Ho fatto cose (e compiuto gli anni)

Ho condiviso il caffè con gente piacevole; ho chiacchierato con persone interessanti; ho parlato al telefono (più volte, anche) con persone a cui voglio bene. Ho rimandato appuntamenti per dedicare  il tempo necessario; ho scritto e progettato; ho pranzato divertendomi; ho abbracciato e stretto mani; ho avuto conferma che il mio albero genealogico è ben popolato; sono pure salito sul palco per le prove teatrali, con brindisi finale. Ho letto meno di quanto avrei voluto, ma la giornata non è ancora finita. Ho fatto quel che mi piaceva, nel giorno del mio compleanno. Mi manca di rispondere a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri. Sono stati tanti, tantissimi. Li ringrazio. E’ stata, anche grazie a loro, una bella giornata in cui ho vissuto.

Gli eroi normali (e tutti noi)

Martedì, “Il Piccolo” dedica due pagine agli “eroi normali”. Non abbiamo inventato nulla, semplicemente copiato. Anzi, per meglio dire, ci siamo ispirati a Raitre che, proprio domani sera, riserverà la puntata della trasmissione  “Eroi normali”  a Daniela Degiovanni, oncologa di Casale impegnata in prima linea nell’infinita battaglia contro il mesotelioma pleurico. La dottoresse si dà da fare al di là del ruolo. Toglie il camice bianco e il suo impegno continua. Il presidente Mattarella l’ha inclusa tra gli “eroi normali” e anche noi scriviamo di lei. Ne abbiamo individuati altri come la Degiovanni. Li scoprirete sul giornale. La difficoltà non è stata tanto il trovarli, quanto il fare selezione.  Nel mondo del volontariato, dell’associazionismo, del sociale, gli “eroi normali” abbondano. Ma ci sono anche quelli che agiscono individualmente, senza etichette. Si prodigano perché sanno che dare è più appagante che ricevere. Poi, certo, bisogna dare ragione anche a chi oggi mi diceva che “si è eroi normali tutte le volte che ci si sveglia al mattino”, con la giornata da affrontare. E’ un po’ così, in effetti.

La scoperta dell’Arabia calda

Come spesso succede, ci vuole lo sport per farci capire qualcosa in più del mondo. E’ un veicolo che, dal punto di vista della comunicazione, funziona più di mille convegni. Poi però bisognerebbe indagare su quanto effettivamente sappiamo di quel che succede oltre i nostri confini. La scoperta della settimana è che l’Arabia Saudita non ha grande considerazione per le donne. Ma pensate un po’… è bastato organizzare là una partita di calcio (che si chiama Supercoppa “italiana”) per capire che laggiù  la parità di genere non è esattamente di stampo occidentale (il che non significa che in Occidente si rasenti la perfezione…). E tutti a indignarsi, da Salvini alla Boldrini, che, nella geografia della politica nostrana, dovrebbero essere agli antipodi. Dobbiamo metterci d’accordo, però: se vogliamo i soldi degli arabi, che per ospitare la partita sborsano cifre importanti, dobbiamo fare i conti anche con le loro abitudini, seppur  deprecabili. D’altronde, non siamo noi a pretendere il rispetto delle leggi e delle regole italiane dagli stranieri che vengono da noi, peraltro senza neanche arricchirsi? E, infine: chi ha organizzato la partita in Arabia, almeno un giro su Wikipedia avrebbe potuto farlo, per capire con che Paese ci si sarebbe confrontati.

Male non fa

Qualcuno ormai saprà che io inizio l’anno correndo. All’appuntamento di stamani (ore 9, Alessandria), c’erano, come sempre, Gianluca e Gianni. Niente di eroico; un’oretta scarsa a passo turistico. Più che l’atletica c’entra il rituale, che carica di significati e metafore questa tradizione. E c’è un contenitore che ospita  parole (e frasi) come sfida, fatica, bisogno di correre, partenza, consapevolezza, necessità, sport, stare bene, natura, silenzio, inizio, svegliarsi,  speranza, mettersi alla prova, tempo che passa, incontri, amici… Insomma, avrete capito. C’è poi la regola del buon auspico e del “male non fa” (fin che il fisico più o meno regge,  si capisce). E con ciò: buon 2019, passiamocela al meglio, senza farci prendere troppo dalla nostalgia di un passato che non torna, ma guardando avanti con la giusta quantità di entusiasmo. Ed è giusta finché non sconfina nell’illusione.

Teatro, l’anno finito e quello che inizia

Sala gremita, pubblico entusiasta, qualcuno addirittura ha confessato di avere pianto dal ridere. Venerdì, a Vignale, la Compagnia Teatrale Fubinese ha chiuso il 2018 di spettacoli con “Va là che vai bene”, la proposta musical-cabarettistica che porto in scena con Maurizio Ferrari e Massimo Faletti, ottimi partner di palcoscenico. Grazie all’Avis che ci ha invitato e a tutti gli intervenuti, che ci hanno gratificato permettendoci di chiudere alla grande un anno che ci ha dato molte soddisfazioni. Nel 2018, infatti, abbiamo riproposto “I canonici” e portato in scena “Si siamo aggiustati tutti bene”, due commedie che, pare, sono molto gradite, Non le abbiamo certo accantonate. Anzi, le riproporremo anche nel 2019, l’anno de “La pausa caffè”, la nostra nuova pièce che debutterà ad aprile. Per la fine di giugno, invece, renderemo omaggio al conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, nel 150esimo della nascita, con uno spettacolo “ad hoc”. E Fubine Ridens? La nostra rassegna continua: prossimo appuntamento il 12 gennaio, nel Teatro dei Batù di Fubine con la Compagnia Al Bacio di Milano e la commedia “Due belle Roberte”. Se avrete la bontà di seguire questo sito, vi terrò aggiornati, anche sulla musica e il cabaret (col ritorno dei Valter Ego). Chiudo ringraziando il presidente Massimo Bosia, senza il quale molte cose sarebbero diverse, e tutti quelli che ci aiutano e continueranno a farlo.  Infine,  vi auguro  un 2019 sereno. D’altronde, la Compagnia Teatrale Fubinese un po’ di serenità cerca sempre di portarla.

L’ultima dell’anno, a teatro

Come (piacevole) consuetudine, la Compagnia Teatrale Fubinese concluderà le “fatiche” dell’anno a  Vignale Monferrato. Lo faremo venerdì  28 dicembre, alle ore 21.15, nell’aula Cavour di piazza del Popolo. Io, Maurizio Ferrari e Massimo Faletti saremo lieti di proporre il nostro spettacolo di musica e cabaret, rivisto e adattato per l’occasione, con alcune gag nuove di zecca (ad esempio, debutteranno i Ricchi e Poveri…), incastonate in un repertorio collaudato. Vi aspettiamo per divertirci insieme e augurarci buon 2019. E un grazie all’Avis che ci ospita!

Il bello del Natale

A me è toccato scrivere del brutto, ma se mi avessero assegnato il racconto sul “bello del Natale” avrei anche io, come ha fatto Maurizio Neri (vedasi “Il Piccolo” di venerdì 21), raccontato di chi fa qualcosa per gli altri. E lo fa tutto l’anno, senza aspettare per forza il periodo che ci invita a essere più buoni (ma perché, poi?). Ho scelto di pubblicare questa foto che ho scattato sabato: stiamo raccogliendo viveri da inviare nella missione che l’associazione L’Abbraccio di Fubine gestisce in Benin. Non è un’iniziativa natalizia: L’Abbraccio funziona sempre, non foss’altro perché  laggiù in Africa le emergenze sono quotidiane. Il successo della raccolta cibo (che avrà un seguito tra qualche settimana, a quanto pare) è dovuto alla generosità di molti, che ringrazio. Nel mare magnum del disinteresse, qualche buon cuore spicca: lo fa per chi è in Africa, ma anche per i tanti connazionali che non se la passano bene, per chi è malato, per chi ha semplicemente bisogno di un sorriso. Io sono convinto che aiutando gli altri si aiuta se stessi. Ed è bello. A Natale, sempre.

Gelindo, il ritorno

Stasera, domenica, alle ore 21, il Teatro dei Batù di Fubine ospiterà “Gelindo a veglia”, spettacolo natalizio diretto dal compianto Luciano Nattino. Organizza il Comune e l’ingresso è gratuito. Gelindo a Fubine è una piacevole tradizione, anche se interrotta più volte. La memoria va al 1976 quando, per reperire denaro finalizzato all’acquisto di una casetta da devolvere a una famiglia del Friuli martoriato dal terremoto, un gruppo di volonterosi portò in scena la “cumedia”, su un testo rivisitato da Vanda Bonelli. Senza quell’iniziativa benefica, la “storia teatrale” di Fubine sarebbe stata probabilmente diversa. Grazie a quel gruppo, nel 1981 sarebbe nata la Compagnia Teatrale Fubinese. Gelindo continuò per qualche anno, venne interrotto, poi ripreso. Il vecchio teatro del Ponte, ora dei Batù, ospitò decine di attori provetti. Ci sarebbe da raccontare molto, includendo anche i “sunadur dal ravi”, gruppo folk nato anch’esso con quell’esperienza del 1976. A Renzo Rollino, il “Gelindo storico”, dobbiamo tutti qualcosa. Stasera, probabilmente, sarà in platea. E a tanti di noi affioreranno ricordi.