C’è una partita indimenticabile nella mia piccola storia di sportivo. Era il 1988, era Bosco Marengo. Un rampante Sporting Fubine allenato da Franco Raimondo sognava l’ingresso (per la prima volta) in Seconda categoria; di fronte, in uno spareggio di tensione, il Carpeneto. Finì 3-0 per i nostri. E fu festa, una baldoria alla quale partecipò anche Marco Abrardo, 18 anni compiuti da poco, un artefice di quella promozione straordinaria perché sorprendente, eccezionale perché carica di entusiasmo. Fece gol, come spesso gli era accaduto. Aveva davanti ottime prospettive, lui attaccante mancino, bravo anche di testa. Un talento che magari non sarebbe arrivato lontanissimo, ma un poco sì, di sicuro. Marco se ne sarebbe andato per sempre a fine giugno per un incidente stradale, nel quale perse la vita anche Beppe Alcamo, un altro amico, anch’egli col calcio al vertice della piramide delle passioni. La partita tra Fubine e Carpeneto venne diretta  da un signore che era in tribuna come spettatore. Si chiamava Stefano Farina, arbitro della sezione di Novi Ligure. Poiché la terna, attesa da Torino, non arrivò mai al campo di Bosco, i dirigenti della federazione si rivolsero a lui, che aveva trascorsi in categorie superiori e futuro davanti. Dimostrò tutte le sue doti, anche quel dì, come avrebbe poi, anche da arbitro internazionale. Farina è morto ieri. Aveva solo 54 anni. E’ stato anch’egli uno dei protagonisti della mia partita indimenticabile, disputata quando lo spazio per i sogni era grandi, anzi enorme.

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