Tag: baglioni

Elogio del piccolo (e del corto)

Penso che una frase che dovrebbe sempre guidarci è  “meno è meglio”. Quando una cosa non ci piace, dobbiamo augurarci, almeno, che sia corta. Se ci piace, rischia di non piacerci più qualora si dilatasse. E, comunque, se si interrompe “sul più bello”, ci lascia non solo curiosità ma voglia che prosegua. Un retrogusto dolce, per dire. Ci sono campioni dello sport, ad esempio, che lo hanno capito, interrompendo fulgide carriere quando la parabola discendente era appena avviata. L’esame per l’iscrizione all’albo dei giornalisti prevede, tra le prove, “la sintesi”: ci sarà un motivo, no?  Siamo reduci dalla prima serata del Festival di Sanremo, che è cominciata di martedì ed è finita col mercoledì iniziato da mo’. Quattro ore e passa, più il Dopofestival, interrotto dal canto del gallo. Non è obbligatorio sintonizzarsi su Raiuno, per carità, e il telecomando resta un’arma preziosa (compreso il tasto on-off). Capiamo ragioni di budget e di share, ma è evidente che questa maratona infinita ti porta, alla fin fine, a esprimere giudizi negativi e a buttare nel tritarifiuti anche quel che, invece, non andrebbe rifiutato, perché di qualità elevata. E’ una partita persa la questione della lunghezza, condizionata da un ritmo spezzato da infiniti spazi pubblicitari e dalla tiritera dell’elenco dei numeri per votare. Vinto dalla tentazione di scrivere anch’io sul Festival, ora vado a riposarmi, altrimenti stanotte non riuscirò a tenere fino alla bell’ora.

Baglioni nelle scuole

All’Italia della sgrammatica, e senza vuole qui stilare l’elenco dei colpevoli (la Leosini, però, potrebbe avviare un’istruttoria), ho un augurio da fare: che la canzone “Il congiuntivo” ascoltata al Festival di Sanremo possa essere introdotta come argomento di lezione scolastica. Con un ritmo allegretto e di facile memoria, insegna l’uso del congiuntivo, pratica che ormai sembra in disuso. Il congiuntivo ha senso, molto senso. E’ il verbo delle ipotesi e, poiché noi a ipotizzare siamo abituati, dovremmo avere dimestichezza con questo modo verbale, che non è poi così ostico. Diffondere in classe, ripetutamente, la canzone di Baglioni (non confondete: non è Claudio) potrebbe essere uno spunto interessante per i ragazzi e un valido compendio per i maestri elementari,  come si chiamavano una volta, quando la grammatica non era un’opinione. Bravo Baglioni Claudio ad avere sostenuto Baglioni Lorenzo, e bravo quest’ultimo a proporsi in modo intelligente e didatticamente utile. Anche se non avrà mai il successo di Celentano, che continua a farci accapponare la pelle quando ripete “ma non vorrei che tu, a mezzanotte e tre, stai già pensando a un altro uomo”.

Cosette su Sanremo

Non so chi vincerà il Festival, ma so che il Festival ha già vinto. Non ci cambia la vita, ma ci piace. Si confronta con i radical chic e li lascia all’angolo. Riempie i social e le discussioni. E’ canzone, moda, costumi (anche malcostume, a volte). Però è vincente, il Festival, al di là dei numeri che fanno gongolare la Rai. Si può dirne di ogni su Baglioni (facile l’ironia, guardandolo), ma non che non abbia apparecchiato una tavola ghiotta, con ricco menù, impreziosito da Hunziker & Favino, e con la garanzia Fiorello come antipasto (e succulento primo). E’ solo andata un po’ per le lunghe, ma anche ai pranzi nuziali succede (a proposito: si sarà poi sposata Nina Zilli?). Le canzoni, per essere giudicate al meglio, hanno bisogno di essere ascoltate più volte. Qualcosa di buono c’è, pur senza il traino che, nel 2017, venne garantito da Gabbani. Però c’è Lo Stato sociale, con nonna ballerina. Ci sta a pennello, lei: non alza neanche troppo la media d’età. Per il “de profundis”, infine, si può fare affidamento a Elio e Le storie tese, geniali anche quando mettono tristezza.