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Mattarella, e bravo

Ci ha  mandato a votare con una legge elettorale scriteriata, e adesso chiede ai partiti un senso di responsabilità. A fare, così, il presidente della Repubblica credo siano capaci in molti. Dei difetti del Rosatellum si sapeva tutto. Ne cito due; il primo: non dà modo agli elettori di scegliere; il secondo: non garantisce affatto la governabilità. Domenica abbiamo votato, non abbiamo potuto scegliere e la governabilità non c’è. Ieri  Mattarella se n’è uscito  con la richiesta di senso di responsabilità ai partiti. Ma lui non ha avuto, invece, responsabilità quando era ora di promulgare la legge? Non gli è venuto  qualche dubbio? Eppure le pulci nell’orecchio gli erano state messe, ad esempio dalla Lega, da Fratelli d’Italia e dalla sinistra radicale… Macchè: ha preferito avallare l’accordo di chi (Renzi, Berlusconi, Di Maio…) poi d’accordo non è capace a mettersi. Non so quali saranno le conseguenze; rabbrividisco, però, di fronte all’ipotesi di nuove elezioni (con stesso sistema elettorale) e allo stallo che si profila. Del quale non ha affatto bisogno l’Italia, un Paese che chiama “inciucio” quella che per  Germania è la  “grande coalizione”.

Assurdellum

Non mi stancherò di dire che questa legge elettorale, cosiddetta Rosatellum, è esattamente come la Corazzata Potemkin per Fantozzi. In ordine sparso, non mi piace perché: 1) non dà modo agli elettori di scegliere chi mandare a Roma; 2) non garantisce una maggioranza stabile; 3) consente a chi si candida all’Uninominale e perde di poter comunque vincere grazie al listino bloccato; 4) al candidato importa molto più trovare, entro lunedì, un collegio sicuro, piuttosto che convincere l’elettorato durante la campagna elettorale. E’ chiaro, visto il punto 4, che sono ore di  lacrime e sangue, di lotte tra correnti, paracadutati, candidature toscane in Trentino (ad esempio…) e revisione dei nomi vanificando il  voto sul web (succede nei Cinque stelle). E purtroppo, ora, ci aspetta un mese di gara a chi la spara più grossa, con invasione di politici in talk show preconfezionati che, come ha spiegato Michele Santoro in una recente intervista, sembrano improvvisati invece nulla è lasciato al caso, perché il politico impone tempi, domande, situazioni. Per fortuna, pur da appassionato di politica, constato che  a febbraio ci sono altre proposte: ritornerà la Champions League, usciranno bei film, e perfino il Festival di Sanremo sarà, a questo punto, rivalutato. Peraltro farò pure qualche spettacolo…

Ma ce ne frega della politica?

Sono reduce dalla maratona elettorale, fatta di interviste, numeri, considerazioni, percentuali, progetti, speranze.  E sul “Piccolo” di oggi  ci sono pagine dedicate alla tornata amministrativa, con molti dettagli. Altri organi di informazione hanno fatto più o meno la stessa cosa.  I giornali nazionali (ma anche televisioni…) hanno dedicato ore e ore alle amministrative di domenica, ragionando sul flop di Grillo, sul bipolarismo che ritorna, sul centrodestra che cresce, sul Pd che va bene ma non benissimo; insomma, sulle cose che più o meno vi saranno note. Anzi: che “spero” vi siano note, perché se  così non fosse io e i miei (ben più) illustri colleghi abbiamo lavorato per pochi eletti (e non eletti…). La sensazione di scrivere (e parlare) per nessuno talvolta ce l’ho. O, più probabilmente, ce l’abbiamo. Il fatto che in una città come Alessandria sia andato a votare solo il 54% degli aventi diritto ce lo conferma. E’ un dato molto preoccupante, secondo me. Significa disaffezione, ma anche incapacità di comunicare, di entusiasmare, di coinvolgere. E se alle amministrative si disertano le urne (con candidati il cugino, il vicino di casa, l’amico…),  figuriamoci alle politiche, oppure in uno di quei referendum pronti a essere disattesi (vedasi legge elettorale).  Ce n’è quanto mai per riflettere. Io continuo a scrivere e a sperare.  Di solito penso che gli assenti abbiano sempre torto. Ma è un modo di dire, non un dogma.

 

 

Voglia di una città accogliente

In questi giorni, sto contattando molta gente di Alessandria chiedendo di “scrivere insieme” il programma elettorale da sottoporre ai candidati a sindaco. E’ un’iniziativa del giornale Il Piccolo e di Radio Gold. Io reputo la cosa piuttosto interessante. Abbiamo cercato di evitare le solite polemiche e le trite lamentele su buche e spazzatura, impegnandoci a ragionare “oltre”. In molti casi, ho trovato gente matura e preparata, che guarda al di là del proprio orticello, ragionando in prospettiva. In generale, c’è voglia di una città accogliente, in tutte le sue sfaccettature. Non solo ospitale, ma in grado di garantire una migliore qualità della vita, grazie a spazi vivibili, cura del verde, centro liberato dalle auto, sostenibilità e aiuto ai disabili. Una città in cui gli anziani possano sentirsi al sicuro e i giovani trovino occasioni di svago e aggregazione. Una città come molte  del Nord Europa, per capirci, dove i trasporti funzionano e le biciclette sono una piacevole abitudine. Io non penso sia un’utopia. Credo che, senza dimenticare lavoro e sicurezza,  far stare bene le persone sia il compito di chi ci amministra.  E il bene dev’essere collettivo, non solo dei pochi… eletti.