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Cosette su Sanremo

Non so chi vincerà il Festival, ma so che il Festival ha già vinto. Non ci cambia la vita, ma ci piace. Si confronta con i radical chic e li lascia all’angolo. Riempie i social e le discussioni. E’ canzone, moda, costumi (anche malcostume, a volte). Però è vincente, il Festival, al di là dei numeri che fanno gongolare la Rai. Si può dirne di ogni su Baglioni (facile l’ironia, guardandolo), ma non che non abbia apparecchiato una tavola ghiotta, con ricco menù, impreziosito da Hunziker & Favino, e con la garanzia Fiorello come antipasto (e succulento primo). E’ solo andata un po’ per le lunghe, ma anche ai pranzi nuziali succede (a proposito: si sarà poi sposata Nina Zilli?). Le canzoni, per essere giudicate al meglio, hanno bisogno di essere ascoltate più volte. Qualcosa di buono c’è, pur senza il traino che, nel 2017, venne garantito da Gabbani. Però c’è Lo Stato sociale, con nonna ballerina. Ci sta a pennello, lei: non alza neanche troppo la media d’età. Per il “de profundis”, infine, si può fare affidamento a Elio e Le storie tese, geniali anche quando mettono tristezza.

Il contenuto e il contenitore

Ammetto d’aver guardato il contenitore e di essermi reso conto che era la prima cosa che saltava agli occhi. Diletta Leotta, 25 anni, giornalista Sky, al Festival di Sanremo ha raccontato la storia che l’ha resa protagonista: le hanno rubato immagini dal telefonino, diffuse poi in rete. E, dal momento che non erano foto da educanda e che lei non è esattamente uno scorfano, la cosa ha fatto notizia. Ha fatto ulteriore  notizia perché “era lei”, giovane, bella e personaggio pubblico. E di lei si parla nelle ultime ore perché non si è presentata sul palco dell’Ariston in scafandro ma con un vestito generoso che uno non si metterebbe per andare a fare la spesa. Detto che, comunque, lei non era lì per fare la spesa (né per comprare, semmai per vendere), va aggiunto anche altro: la Leotta ha trattato un argomento molto serio, mettendo in guardia dalla tecnologia, tanto alleata quanto insidiosa. Ha voluto lanciare  un messaggio importante, insomma. Naturalmente, la critica – l’opinione pubblica in generale – si è soffermata sull’abito; d’altronde, nel tempo (e nel tempio) in cui si ragiona di Auditel e non di qualità, non c’è da aspettarsi altro. Non penso che la Leotta (o chi la guida) sia una ingenuona: sapeva bene cos’aveva addosso. Sapeva anche che avrebbero parlato di lei. Talvolta, per fare passare un messaggio, c’è un prezzo da pagare. Anche al sarto.

diletta