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A cosa serve la scuola

Saputo che Confindustria Cuneo ha informato i genitori dei ragazzi di terza media che servono operai e che, dunque, la necessità di studiare non è poi così alta (scusate la banalizzazione: ho semplificato forse un po’ troppo, ma il concetto è più o meno questo), ho chiesto a Confindustria Alessandria di cosa hanno bisogno  le imprese della nostra provincia. E la risposta è stata “tecnici specializzati”, ovvero quelli che vengono sfornati da istituti superiori che, per fortuna, dalle nostre parti abbonano, e sono di qualità.  Mi sono un po’ rincuorato, non certo perché l’operaio non sia degno, anzi, ma perché si avverte, ancora e per fortuna, la necessità dell’istruzione. Per dire: un operaio istruito è sempre meglio di un operaio che non lo è; un tecnico ignorante è peggiore di uno che sa. Va da sé però che  è preferibile una persona senza diploma ma con un importante bagaglio culturale (libri,  viaggi, informazione, interessi vari…), piuttosto che un diplomato che pensa che il congiuntivo sia una malattia degli occhi. Fondamentalmente, la scuola deve preparare persone, non (solo) lavoratori, ricordando comunque che, in genere, le persone più sono preparate più hanno possibilità di togliersi soddisfazioni in ambito professionale. Post scriptum: giusto l’altro ieri, un importante orafo  mi raccontava della difficoltà di trovare manodopera ma anche impiegati che conoscano due lingue e abbiano voglia di viaggiare…

Lavoro: dopo la retorica, qualcosa di serio

Premessa: il concertone di Roma, quello di Taranto e le molte iniziative del Primo Maggio sono certamente utili a focalizzare i problemi, ma si ha avuto ancora una volta l’impressione di imbatterci in frasi già sentite, lamentele già espresse, discorsi ritriti e tutt’altro che inediti. E’ chiaro che le manifestazioni della giornata di ieri siano utili per accendere riflettori, però mi sembra palese che ci si debba davvero impegnare per invertire una pericolosa tendenza, perché la mancanza di lavoro sta raggiungendo livelli drammatici e certi contratti, che non si definiscono neanche più “precari” ma “truffa”, sono più umilianti della disoccupazione. Dalle proteste, però, bisogna passare alle proposte. Sergio Didier è il segretario della Cisl di Alessandria e Asti: anziché parlare di salari e proletariato, ha fatto, secondo me,  un salto in avanti (per un sindacato, almeno) chiedendo alla politica di aiutare, ad esempio con sgravi fiscali, gli imprenditori seri e sani che vogliano investire concretamente nel nostro territorio. Ecco, non sarà la soluzione definitiva, ma è certamente un punto da cui possono partire Comune, Provincia, Camera di commercio, Prefettura e tutti quegli enti ai quali i sindacati si stanno rivolgendo per fare squadra. Sempre ammesso che abbiano davvero voglia di impegnarsi, la smettano con la retorica inutile e cerchino, senza campanilismi di sorta, di tirare tutti dalla stessa parte.

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