Ho pensato che se tutti gli under 18 presenti lunedì al Salone del Libro di Torino avessero comprato un libro e se ripetessero l’esperienza ogni due mesi (due mesi per leggere un libro ci stanno, no?), forse si risolverebbero molti problemi dell’editoria.
Questa è la prima considerazione. La seconda: il Salone ha senso perché puoi trovare libri che non trovi da altre parti (o, comunque, fai molta difficoltà a reperirli). Posto questo, perché ci accalca negli stand delle grandi case editrici che ti propongono (ottimi, per carità) libri che trovi in qualunque libreria?
Terza e ultima considerazione: ci sono best seller venduti a un euro. E’ giusto? Non è giusto? Non so. Il mio libro costa molto di più e non ha alcuna popolarità (per ora, ma sono fiducioso). Il che mi fa rabbrividire. Della serie: perché uno dovrebbe comprarlo? Mi sono dato una risposta: perché il best seller tutti sanno come va a finire, mentre il mio libro no.
C’ero anch’io
A proposito: al Salone c’era anche il mio ultimo libro che si intitola “Il primo delitto della strada dei ribaltabili”. Vederlo lì, tra migliaia di volumi, non mi ha emozionato perché sapevo dove l’avrei visto (nello stand degli editori del Piemonte), ma sono stato un pochino orgoglioso. Accanto a lui, grazie a puntoacapo editrice, campeggiavano pure 4 copie di “Secondo me finisce bene”, il mio penultimo libro.
Le Edizioni della goccia, dell’amico Davide Indalezio, hanno portato, invece, “Il raduno dei gramigna”, un mio precedente lavoro. Insomma, vi ho fatto tutto sto spiegone per dirvi che al Salone c’ero pure io, in triplice versione cartacea. E’ un’informazione inutile, visto che il Salone è finito. Però…
Però venerdì 22 maggio alle ore 18.30 a Volpedo e sabato 23 alle 11.15 a Tortona (piazza della Biblioteca), avrò modo di raccontarvi “Il primo delitto della strada dei ribaltabili”. Se vi va di fare due chiacchiere, passate a trovarmi.