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Piccolo principe, riti e corsa

— Sarebbe meglio tornare sempre alla stessa ora — disse la volpe. Per esempio, se tu vieni sempre alle quattro del pomeriggio, alle tre io già comincerò ad essere felice. Più si avvicinerà il momento, più mi sentirò felice. Alle quattro comincerò ad agitarmi e sarò in apprensione; scoprirò allora qual è il prezzo della felicità! Ma se tu vieni quando ti pare, non saprò mai quando preparare il mio cuore… c’è bisogno di riti.

— Che cos’è un rito? — disse il piccolo principe.

— È una cosa purtroppo dimenticata — rispose la volpe. È ciò che fa di un giorno un giorno differente dagli altri, una certa ora, un’ora differente dalle altre ore.

… Buon 2018 col “Piccolo principe”. Su suggerimento di Gianluca, cito un passo del celebre capolavoro letterario perché stamani, con Gianluca stesso e con Gianni, ho ripetuto il rito della corsa di Capodanno. Ore 9, argini di Alessandria; 2 gradi, umidità a volontà, quasi nessuno sul tracciato canonico che tanto piace ai podisti. Abbiamo, dunque, rinverdito una tradizione ormai ultradecennale. La consideriamo di buon auspicio. Mescola sport (ma con lentezza…), natura, silenzi, sfida, voglia di combattere la pigrizia, un po’ di follia. Poi, chi vuole cercare metafore della vita è libero di farlo. Per ora, io, i miei due compagni, con il supporto della volpe e del piccolo principe, ci limitiamo ad augurarvi  buon anno.

 

Corsa, nebbia, sole e piedi per terra

Gli affezionati a questo sito sapranno ormai che il primo post dell’anno parla di running. Ormai da qualche tempo, inizio l’anno correndo. Ore 9, appuntamento con un ristretto gruppetto di amici per il canonico “giro dell’argine”. Stamani a tenermi compagnia c’era solo Gianluca; gli altri, attratti da mare e montagna, immagino ci abbiano seguito col pensiero. Iniziare l’anno correndo è un modo per mescolare metafora, buoni propositi, salute, sport, fatica, pensieri… Non abbiamo record da stabilire, solo l’incombenza di arrivare (senza troppi traumi). C’erano 5 gradi sotto zero, stamani, la brina a colorare. Il  sole sbucava dalla nebbia per allontanarla a poco a poco. Mi piace immaginare  che dopo le tante nebbie “del mondo”, torni il sole a dominare la scena. Lo penso mentre la radio mi descrive la strage di Istanbul, riportandomi immediatamente coi piedi per  terra (correndo, si sa, li si stacca sempre un po’ dal suolo).

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