Mese: aprile 2016

La prima è andata

Dunque, la prima è andata. Anzi, a dirla tutta, lo spettacolo proposto ieri sera a Lu Monferrato, dovrebbe essere considerato una “prima della prima”, dopo un bel po’ di prove e a otto giorni dalla performance di Fubine, paese che ci attende il 16 aprile. Al pubblico di Lu Monferrato pare sia piaciuta la commedia “Il paradiso del procione”: gli applausi sono la conferma. Noi della Compagnia Teatrale Fubinese ci siamo divertiti, immaginando che un po’ di rodaggio non farà male. Sabato 16 saremo di nuovo in scena: vi aspettiamo a Fubine per chiudere degnamente  la rassegna “Fubine Ridens” Ce la faremo. Intanto, grazie alle associazioni Sie e Stella bianca, con le quali abbiamo avuto il privilegio di collaborare.

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Quando si debutta (come stasera, ad esempio)

Spiegare un debutto è sempre complicato. C’entrano le emozioni, qualche timore, la voglia di dimostrare cosa si sa fare, la “liberazione” dopo serate di prove, l’incertezza (piacerà?, non piacerà?), la speranza… Fra qualche ora, quando cioè si chiuderà il sipario a esibizione conclusa, forse sarà più semplice raccontare. Di certo, stasera si debutta con la nuova commedia “Il paradiso del procione”. Partenza da Lu Monferrato, alle ore 21.15, nel salone del Vecchio cinema, dove la Compagnia Teatrale Fubinese, artefice della pièce, offre una serata di divertimento a sostegno delle associazioni ‘Stella bianca-Laura Garavelli’ e Sie, da tempo impegnate per portare conforto a popolazioni dell’Africa. Sulla commedia avrò modo di raccontarvi; o meglio: avrete modo di vedere, mi auguro. Quel che mi preme adesso – a poche ore dalla prima – è ringraziare chi in questi mesi è stato al mio fianco, mi ha seguito, assecondato, accettandomi come autore, poi come regista e pure come (smemorato) compagno di palcoscenico. Mi riferisco a Massimo Bosia, Maurizio Ferrari, Doriana Bellinaso, Flavia Bigotti, Giuseppe Balestrero, Daniela Buzio, Marina Roncati e Paolo Tafuri, sul palco per la prima volta; e poi Giancarlo Devidi, Cesare Langosco, Lidia Mordiglia, Gian Pietro Brusasco e tutti quelli che collaborano con una Compagnia che, malgrado i 35 anni di attività, non ha intenzione di fermarsi. Si riparte, dunque. Stasera. A Lu.

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I politici non scelgano gli ospiti televisivi

Non ho ancora letto l’articolo di Marco Travaglio sul “Fatto”: lo farò tra poche ore. Ne ho sentito stralci in radio. E mi sento, fin d’ora, di essere d’accordo con lui.  Il giornalista racconta del figlio di Riina ospite di “Porta a porta” e delle polemiche scatenate per la presunta poca opportunità di avere in televisione (la tivù pubblica, peraltro), l’erede  del più celebre boss della mafia. Travaglio dice in sostanza che: 1) il figlio di Riina è già stato ottimamente intervistato da Bianconi sul “Corriere della sera”, subendo anche domande piuttosto scomode, e nessuno si è scandalizzato; 2) se (Travaglio)  fosse il figlio di Borsellino o il congiunto di qualunque vittima di mafia, sarebbe indignato dell’ospitata; 3) se avesse potuto, anch’egli avrebbe intervistato il figlio di Riina, ben sapendo quali domande porre; 4) non devono essere i politici a decidere gli ospiti dei talk show. Sarò impopolare, ma da cittadino, e soprattutto da giornalista, credo che Travaglio abbia ragione su tutta la linea. Augurandomi, naturalmente, che Vespa (in onda proprio mentre sto scrivendo) sia aggressivo il giusto, rispettoso ma non piegato. “Porta a porta” non glorificherà di certo la mafia; piuttosto quella di stasera potrebbe essere un’occasione per capire qualcosa in più di un fenomeno che ha condizionato, e sta ancora condizionando, la vita del nostro Paese. Ammesso che ci si ponga da ascoltatori attenti e desiderosi di sapere, una sete di conoscenza che la politica non sempre ha.

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Il senso di Marco e Mauro (spiegato da Gandolfo)

Domenica ho assistito alla quarta (e ultima) replica dello spettacolo di Marco e Mauro, intitolato “Soma si”. Ero in un Teatro Erba gremito, come nelle serate precedenti. Ed è stato un successo. Sarei di parte se mi cimentassi in un commento. Sono pur sempre l’autore (con i due cabarettisti) dello show. Di fianco a me, però, c’era Beppe Gandolfo, celebre giornalista del Tg5, il quale, sul suo blog, ieri ha usato parole “illuminanti” per spiegare il “senso” di Marco e Mauro. Be’, se avete voglia… leggete. E fatevi un’idea.

 

Da 31 anni vanno su e giù per il Piemonte macinando chilometri, solcando palcoscenici e piazze di paese per regalarci una risata. Già solo per questo bisogna dire “grazie” a Marco e Mauro. In un’ epoca di musi lunghi e facce tristi poter trascorrere due ore spensierate e anche ridendo, spesso proprio di gusto, è un bene prezioso come l’ aria e l’ acqua pure.

Chi sono Marco e Mauro? Due comici piemontesi che così si descrivono: “Il nostro modo di fare cabaret è incentrato sulla terra che ci ha visto nascere e crescere: il Piemonte. E sui piemontesi, coi loro pregi e i loro difetti, con quello che sono e quello che vorrebbero essere. E non ci dimentichiamo il dialetto, che impreziosisce i nostri spettacoli, aggiunge effervescenza e dà efficacia alle battute: volete mettere l’effetto che fa mandare a quel paese un vicino di casa dicendoglielo in italiano, oppure farlo con un’espressione in vernacolo? Il vicino a quel paese ci andrà comunque… ma con tutta un’altra soddisfazione!”

Marco Amerio e Mauro Mangone sono piemontesi purosangue: di Volvera e Brandizzo, dicono durante le loro serate. Dal 1985 propongono spettacoli sulle reti nazionali e locali della Tv, animano feste e sagre di paese, realizzano spettacoli teatrali rigorosamente “nostrani” nel senso più genuino del termine. Assistere ai loro sketch è come mangiare pane e salame, oppure  toma e acciughe, accompagnati da un bicchiere di buon barbera. Un tuffo nelle radici della piemontesità più verace.

Alla Macario? Forse un pò troppo torinese.. Alla Farassino? Loro sono meno chansonnier.. E poi Gipo era juventino, loro invece sono granata doc.

E allora a chi somiglia la loro comicità? Diremmo che è unica, ma se proprio dovessimo trovare un paragone…credo che a loro piacerebbe essere accostati a Gilberto Govi, sebbene fosse ligure.

Ma la comicità non può essere raccontata, va vista e vissuta. Noi li abbiamo ammirati al Teatro Erba di Torino dove con lo spettacolo “Soma si” hanno fatto 4 giorni di tutto esaurito.  Ma di fronte c’ è la stagione buona con appuntamenti un pò ovunque, Da Cuceglio a Devesi di Ciriè, da Argentera a Montegrosso d’ Asti, da Villafranca Piemonte a Coazze. Insomma, laddove c i sono i piemontesi ci sono Marco e Mauro. Non perdeteveli!

Per ulteriori informazioni e appuntamenti: www.marcoemauro.it, oppure su facebook

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Marco e Mauro, parte l’avventura

Dopo l’anteprima a Fubine, Marco e Mauro debuttano a Torino con il nuovo spettacolo “Soma si”, per il quale sono stato impegnato in veste di autore. Stasera alle 21 e domenica alle 16, ultime due repliche dello show al prestigioso teatro Erba di Torino (corso Moncalieri) che già giovedì e ieri ha ospitato lo show. Marco e Mauro tornano sul palco, stavolta, per rendere omaggio a se stessi e ai loro trent’anni (e oltre) di attività. Il pubblico affezionato ormai conosce alcuni dei personaggi “tipici” del repertorio del duo: certamente potrà apprezzarsi, insieme ad altri protagonisti di gag forse meno note ma di sicuro efficaci. Due ore per divertirsi, insomma, , tra italiano e dialetto, sapori del Piemonte e tocchi di internazionalità. Al sito www.marcoemauro.it potrete trovare ulteriori informazioni sullo spettacolo, sui cabarettisti e sui loro prossimi appuntamenti

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La nuova commedia: “Il Paradiso del Procione”

La Compagnia Teatrale Fubinese ha una nuova commedia. Titolo “Il Paradiso del Procione”. È scritta e diretta da Massimo Brusasco, sul palco ci sono Maurizio Ferrari, Doriana Bellinaso, Massimo Bosia, Flavia Bigotti, Massimo Brusasco, Paolo Tafuri, Daniela Buzio, Giuseppe Balestrero, Marina Roncati. Collaborazione scenica: Giancarlo Devidi, Cesare Langosco, Lidia Mordiglia, Gian Pietro Brusasco. Foto di scena: Roberto Allario.

TRAMA
Sabato sera. Nel piazzale di una discoteca si ritrovano genitori in attesa che i figli escano dal locale. Papà e mamme si confrontano su temi d’attualità e su problemi che, a ben vedere, riguardano più loro che gli eredi, i quali sono alle prese, semplicemente, con una serata di divertimento. Famiglie troppo ampie, separazioni in corso, convivenze in atto e promesse da mantenere ingarbugliano una matassa che il povero parcheggiatore cerca di districare, prendendo vanamente appunti. Il tutto mentre Sonia Bon Bon confida in un momento di celebrità, ballando sul cubo come ai vecchi tempi…

NOTE
Con leggerezza, spunti divertenti e comicità obbligatoria, la commedia ‘Il paradiso del procione’ tratta un tema di grande attualità: la crisi dei valori, che qui si esprime, soprattutto, attraverso gli equivoci che si creano quando le famiglie sono allargate a dismisura e confondersi, parlando di figli o di partner (siano essi attuali o ex), può essere perfino giustificato. Si fa ironia sulla società di oggi, sulle coppie moderne, ma anche sui mille impegni a cui sono sottoposti i ragazzi, alle prese con lezioni di nuoto, di chitarra, di ballo.. che vanno a sovrapporsi a catechismo, appuntamenti con gli scout, attività dell’oratorio e della squadra di pallone. Se ne deduce che fare il genitore è un lavoro, ma che sta diventando una professione anche “essere figlio”.

Paradiso del Procione