Alpini, l’appartenenza e la festa

Asti si prepara all’adunata degli Alpini. Ne attende più di 400.000 e sarà un grande evento in una città che è abituata all’accoglienza, anche se stavolta non si tratta né di Palio né di Festival delle sagre, ma di una qualcosa di decisamente più coinvolgente. Quando ho saputo che Alessandria aveva fatto richiesta per ospitare il raduno, e che la domanda è rimasta “congelata” per qualche mese, prima di venire bocciata perché non supportata a sufficienza dalla politica (così risulterebbe, a sentire gli Alpini), mi sono rammaricato. E come me altri ai quali ho raccontato (per iscritto, sul giornale) la notizia. Peccato. Sarebbe stata una bella prova per questa città che è sempre in agonia ma che, talvolta, sa incendiarsi positivamente, facendosi prendere dall’entusiasmo. L’occasione è stata persa, per la soddisfazione dei soliti  che si sarebbero lamentati per la chiusura delle strade causa passaggio delle ‘penne nere’. Comunque, tocca ad Asti. E sarà un trionfo. Con gli Alpini è sempre così: loro aggiungono festa alla festa. A volte c’entra il vino, a volte la semplice voglia  di baldoria e sorrisi. Gli Alpini, poi, convincono per la solidità dei sentimenti, l’abnegazione, la fierezza e il senso di appartenenza. E’ una cosa nobile, questa. Chi non è superficiale lo può capire.

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Massimo Brusasco

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