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Io ci ho provato

Se 36 km da percorrere a piedi vi sembrano pochi, provate ad affrontarli una mattina d’estate, con il sole che picchia come un fabbro. Venerdì mi sono unito a Fiorenzo Piccinini e Gianfranco Pasquinelli, che si stanno allenando per percorrere la Assisi-Roma, una camminata benefica per raccogliere soldi per l’ospedale infantile di Alessandria e per aiutare la piccola Giulia, gravemente malata. Siamo partiti da San Salvatore per raggiungere Crea. Sono 36 km abbondanti, appunto. Vi assicuro che è abbastanza faticoso e che, malgrado la promessa di una cassetta di pesche appena colte a Volpedo, non sono riuscito ad arrivare al traguardo. Però l’iniziativa dei due amici (e dei loro soci Gardino, Savio e Siri) è lodevolissima e merita di essere valorizzata. Provo a farlo io sul “Piccolo” di martedì 26 luglio, raccontando com’è andato il nostro allenamento.

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Così si può valorizzare il fiume

Sono reduce da una bella esperienza che si intitola “Galleggia o non galleggia”; è una gara tra equipaggi che devono costruire barche di cartone e poi sfidare il Po, sperando di non andare a fondo. C’erano 47 squadre in gara e moltissime persone ad arrostire sotto il sole di Casale. L’entusiasmo l’ha fatto da padrone e ha contagiato sia chi è sceso in acqua con fantasia e buoni propositi che quelli che  hanno applaudito dagli spalti. In mezzo, gli Amici del Po, gruppo molto dinamico, perfetto nell’organizzazione. Io ero presidente della giuria. Al di là delle classifiche, c’è altro che conta: ad esempio che questa manifestazione è una splendida occasione per valorizzare il fiume che taglia la città, farlo conoscere, renderlo famigliare. Penso ad Alessandria, dove il Tanaro è vissuto sempre come un fastidioso impedimento, piuttosto che un’opportunità da sfruttare.

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A Frascaro, chiacchierando con Vauro

Stasera, venerdì, alle ore 21.30 a Frascaro (piazza Rangone), avrò il piacere di conversare, pubblicamente, con Vauro. Sono stato invitato dagli amici della comunità San Benedetto al Porto, quella fondata da don Andrea Gallo, sacerdote di cui Vauro era molto amico. Per me è ovviamente un onore confrontarmi con il celebre vignettista, un personaggio che dimostra spesso di non amare i compromessi e di avere le idee ben chiare. Io che cerco di raccontare scrivendo, invidio chi, attraverso un disegno  e una semplice battuta, riesce a dire molte più cose di me. Vauro è uno di questi. Stasera, però, si parlerà soprattutto di razzismo, un morbo che non è ancora sconfitto, malgrado tutto. Se vi va, venite a Frascaro. Se non vi interessano le nostre chiacchiere, sappiate che ci sono anche salamelle e ottima birra.vauro

I 100 alla maturità e la voglia di sognare

Siate curiosi, abbiate dubbi, ricordate che sono le difficoltà a fare crescere e non smettete di sognare. E’ stato detto questo ai ragazzi che “Il Piccolo” ha invitato a Villa Guerci di Alessandria a una festa informale per celebrare chi ha ottenuto 100 oppure 100 e lode al recente esame di maturità. I consigli arrivano dal sindaco, da un architetto, da un esperto di finanza, da un industriale, da una insegnante-cabarettista, da un attore, ovvero le persone cha abbiamo invitato a “raccontarsi” ai giovani. Lo hanno fatto con semplicità, insistendo soprattutto sul sognare e invitandoli ad ascoltare gli altri ma, in fin dei conti, a decidere con la loro testa. E’ stato un piacevole incontro, che ha dimostrato una volta di più che c’è sempre da imparare. Da tutti.

 

Sconfitti dalla Nebbia. Però…

Io ho una predilezione per quelli del Teatro della Nebbia: sono bravi. Fabio Fazi non è solo un “uomo di  teatro”, ma un amico. Dirige una squadra affiatata, in cui Gigi Rossi è la punta di diamante che garantisce sempre divertimento. Il Teatro della Nebbia, con la commedia “Quando il gatto è via” ha vinto il Premio Magnoberta, concorso teatrale di Castelletto Merli. Noi della Compagnia Teatrale Fubinese siamo arrivati secondi, con “Il paradiso del procione”, precedendo i Fuori di quinta, già protagonisti (come il Teatro della Nebbia) della nostra rassegna Fubine Ridens. Abbiamo anche incassato il premio come miglior attore protagonista (hanno ritenuto che io fossi tale: grazie) e come scenografia (un plauso  a Doriana, Cesare, Lidia, a tutti quelli che hanno avuto idee per renderla  interessante nella sua semplicità). Al di là delle classifiche, torno a sottolineare l’importanza di organizzare eventi simili. Castelletto Merli e l’associazione Io Vivo Castelletto si danno da fare per promuovere la cultura; Magnoberta abbina il suo marchio a una manifestazione teatrale, e non fa poco. Insomma: è un’esperienza molto felice.

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La normalità (anche a teatro), malgrado tutto

Siamo saliti su un palco ieri sera, a Borgoratto, e lo faremo ancora stasera a Castelletto Merli. Per noi è normale.  Televisione, internet e giornali continuano a raccontarci quello che è avvenuto a Nizza e in Turchia. Terrorismo e golpe militare (fallito); immagini di strazio, quelle che abbiamo ancora negli occhi dopo lo scontro fra i treni in Puglia. Non è che noi, ciarlatani da palcoscenico, si faccia sempre finta di niente. Ma credo che, dopo l’overdose di dramma, si abbia il diritto di una boccata d’aria fresca, quella che, appunto, anche uno spettacolo teatrale può offrire. Ieri sera, riferendomi allo stragista di Nizza che probabilmente è un ingranaggio di una macchina che vuole incutere paura in tutto il mondo, ho detto che dobbiamo opporci con la normalità, per non darla vinta a chi si impegna per sconvolgerci la vita. E’ normale, in una sera d’estate, salire su un palco e recitare. E’ normale. Noi stasera a Castelletto Merli proporremo ‘Il paradiso del procione’ (0re 21.30, ingresso libero), partecipando al premio Magnoberta. Mi auguro ci sia tanta gente, con voglia di ridere. Sarebbe normale.

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Due sere, due spettacoli

Scrivo mente i telegiornali raccontano la strage di Nizza. Ecco, scrivo anche per reazione; perché non ci si deve arrendere ma al contrario, pur spaventati, si guarda avanti con la certezza e la fierezza di chi sta nel giusto. Scrivo anche per dire che, malgrado i maestri del terrore, non si può cancellare la normalità, fatta di molte cose tra le quali, nel mio caso, salire sul palco cercando di fare divertire il pubblico. Ci proveremo stasera alle 21 a Borgoratto (in scena io, Iccio Ferrari e Mssimo Faletti).  Proporrmo uno show di musica e cabaret, che noi crediamo divertente così come lo è “Il paradiso del procione”, la commedia che presenteramo sabato a Castelletto Merli. nell’ambito del premio Magnoberta. Vi regaleremo spenseratezza. Ce ne vuole, di questi tempi, e anche molta.

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Castelletto Merli e una buona idea

Castelletto Merli, qualche anno fa, ha avuto una buona idea: organizzare un concorso teatrale,  sponsorizzato da un’azienda della zona, ovvero la distilleria Magnoberta. E così Magnoberta è diventato il nome del premio, esattamente come Strega (il liquore, avete presente?) è quello della prestigiosa competizione tra scrittori (o, forse, sarebbe meglio dire “tra editori”).  Augurando al Premio Magnoberta la fortuna dello Strega, il plauso va a chi si dà da fare per promuovere la cultura del teatro, che è un po’ quello che cerca di fare la Compagnia Teatrale Fubinese, pur con una formula diversa e senza sponsorizzazioni. Ben venga, però, l’apporto di un prestigioso marchio locale, che si spende per un’operazione intellegente. Da venerdì a domenica, tre compagnie calcheranno il palco di Castelletto Merli (paese dalle parti di Moncalvo, non lontano da Crea). Si comincerà con il Teatro della Nebbia, si finirà con i Fuori di Quinta, due sodalizi molto cari a noi della Compagnia  teatrale fubinese, che ci esibiremo sabato. Le commedie che presenteranno i nostri “avversari” (chiamiamoli così, ma il termine è improprio) sono già state presentate a Fubine Ridens, e sono molto divertenti. Il fatto che siano state scelte per il Premio Magnoberta dà ulteriore forza alla nostra rassegna. Insomma, un po’ abbiamo già vinto…

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E pensare che il Medioevo è finito

Negli Stati Uniti esplode, ancora una volta, la guerra tra bianchi e neri, giustificata anche dal fatto che là acquistare un’arma è arduo quanto trovare la birra in un pub. In Italia, si muore ancora per razzismo e quanto successo a Fermo lo dimostra. Ad Alessandria, divampa l’ennesima polemica perché il Comune ha concesso una ex caserma ai musulmani affinché, tutti insieme, potessero festeggiare la conclusione del Ramadan. Sono tre episodi molto distanti tra loro, ma con qualche  analogia, e non solo perché avvenuti a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Continuiamo ad avere paura del diverso, ad appiccicare etichette, a dividere in categorie. Questi e  quelli; noi e loro, i buoni e i cattivi. Succedeva in passato, accade ora, con altri forme e mezzi di comunicazione che spesso amplificano, estremizzano, fomentano. In certi casi, servirebbero semplicemente leggi più chiare e la forza per farle rispettare. In altri casi, bisognerebbe soppesare le parole ed evitare le provocazioni, specialità tanto di certa destra quanto di certa sinistra e, soprattutto, di certa gente che ritiene di essere “superiore”.  In generale, sarebbe sufficiente ricordarsi   che la pace è un valore, il confronto un’occasione per crescere e che il Medioevo è finito da un pezzo.

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Se volete un allenatore simpatico, chiamate Fiorello

Antonio Conte è un allenatore bravissimo. Non è una sensazione, è proprio un dato di fatto. Dopo una gavetta importante, ha preso la Juventus da settimo posto e le ha dato tre scudetti consecutivi; poi è arrivato in Nazionale e ha fatto miracoli con un gruppo senza stelle, peraltro dovendo fronteggiare infortuni piuttosto significativi, come quelli di Verratti e Marchisio. Antonio Conte ha fatto leva su fedelissimi (Giaccherini e la difesa della Juventus) e prediletto gente disposta alla fatica, inclusi attaccanti che diventano i primi difensori. Ha studiato sempre al meglio gli avversari e moltiplicato le forze dei suoi. Con la Germania, l’Italia è uscita ai rigori; gli atleti, al rientro in patria, sono stati accolti da eroi: raramente si riserva un trattamento simile agli sconfitti. E tutti i ragazzi a dire che il merito è di Conte eccetera. Se ne andrà al Chelsea, ed è un peccato autentico; la Nazionale avrebbe meritato almeno altri due anni di “contismo”, fino ai prossimi Mondiali. Ci penserà Ventura: auguri, perché subentrare a un personaggio del genere non è facile anche se, pur in altre condizioni, Allegri alla Juventus lo ha fatto rimpiangere meno del previsto. Conte è nella schiera degli allenatori poco simpatici, ma vincenti, come Capello o Lippi, per dire. A un tecnico, di solito, si chiede di portare a casa risultati. Abbiate pazienza, ma la simpatia la si cerchi altrove. Altrimenti, se proprio si vuole un allenatore divertente, si può verificare la disponibilità di Fiorello.

Mandatory Credit: Photo by CIAMBELLI/SIPA/REX Shutterstock (5239450r)  Italian coach Antonio Conte  Italy v Norway, 2016 UEFA European Championship Qualifying football match, Olympic Stadium, Rome, Italy - 13 Oct 2015  Italy beat Norway 2-1