Autore: Massimo Brusasco

Elogio del piccolo (e del corto)

Penso che una frase che dovrebbe sempre guidarci è  “meno è meglio”. Quando una cosa non ci piace, dobbiamo augurarci, almeno, che sia corta. Se ci piace, rischia di non piacerci più qualora si dilatasse. E, comunque, se si interrompe “sul più bello”, ci lascia non solo curiosità ma voglia che prosegua. Un retrogusto dolce, per dire. Ci sono campioni dello sport, ad esempio, che lo hanno capito, interrompendo fulgide carriere quando la parabola discendente era appena avviata. L’esame per l’iscrizione all’albo dei giornalisti prevede, tra le prove, “la sintesi”: ci sarà un motivo, no?  Siamo reduci dalla prima serata del Festival di Sanremo, che è cominciata di martedì ed è finita col mercoledì iniziato da mo’. Quattro ore e passa, più il Dopofestival, interrotto dal canto del gallo. Non è obbligatorio sintonizzarsi su Raiuno, per carità, e il telecomando resta un’arma preziosa (compreso il tasto on-off). Capiamo ragioni di budget e di share, ma è evidente che questa maratona infinita ti porta, alla fin fine, a esprimere giudizi negativi e a buttare nel tritarifiuti anche quel che, invece, non andrebbe rifiutato, perché di qualità elevata. E’ una partita persa la questione della lunghezza, condizionata da un ritmo spezzato da infiniti spazi pubblicitari e dalla tiritera dell’elenco dei numeri per votare. Vinto dalla tentazione di scrivere anch’io sul Festival, ora vado a riposarmi, altrimenti stanotte non riuscirò a tenere fino alla bell’ora.

“Salotto”, stiamo lavorando

Stiamo lavorando per una nuova puntata del “Salotto del mandrogno”. Intanto, vi dico che sarà il 13 febbraio, sempre alle 21.30, al centro d’incontro Galimberti di via Pochettini (Alessandria), naturalmente con ingresso gratuito. Poi, come qualcuno ricorderà, la stagione 2018-2019 è caratterizzata dai mezzi di trasporto: il 13 ci dedicheremmo ai mezzi di trasporto solidali, dalle ambulanze a chi porta cibo nelle mense di carità. Inoltre, quella sera, concluderemo il progetto “Quattro stagioni”, di cui abbiamo ampiamente parlato (ad esempio lo scorso giugno durante la puntata svoltasi al giardino botanico). Stiamo definendo gli ospiti; di certo alla musica penseranno “I nipoti dello zio”. Fidatevi: sono bravissimi.

Ps: concluderemo la serata con una piacevole degustazione!

La neve ferma i “Gramigna”

Niente “Gramigna” stasera a Oviglio. Le avverse condizioni meteo (si dice così, no?) ci hanno consigliato di rimandare la presentazione del mio libro “Il raduno dei Gramigna”. Rimanderemo a venerdì 22 febbraio, sempre alle 21, sempre in Comune. Tra gli appuntamenti del mese, intanto, vi ricordo il “Salotto del mandrogno” il 15, Fubine Ridens il 16 (con il cabaret) e, novità, lo spettacolo “Va là che vai bene” proposto a Quarto d’Asti la sera di sabato 23.

Si scrive per giornate così

Io credo di scrivere libri anche per vivere giornate come quella di martedì. Biblioteca di Alessandria. Già il luogo è ideale. Sala non enorme, certo, ma piena. Ma proprio piena. E poi la cordialità degli organizzatori (Fabrizio Priano e l’associazione LiberaMente), chi fa le foto, chi i video, amici e sconosciuti, molti mi sorprendono. Persone che ridono, partecipano. Hanno l’aria di divertirsi ascoltando un autore qualunque, cioè io, che ha scritto un romanzo che non scalerà mai le classifiche (malgrado gli sforzi dell’editore Davide Indalezio; a proposito: grazie anche a lui). E’ stato proprio un bel momento. Spero che si replichi analoga magia venerdì sera a Oviglio; l’appuntamento è per le ore 21, in Comune. C’è allarme neve, ma per ora non ci spaventiamo. Poi si vedrà.

Martedì in biblioteca coi “Gramigna”

Il bello di scrivere un libro è anche andarlo a presentare. Ogni presentazione dà modo di raccontare di sé e del proprio lavoro ma, soprattutto, di conoscere persone, di confrontarsi, di imparare qualcosa. Dopo il pomeriggio all’Unitré di Valenza, arriva un’altra presentazione. Martedì 29 gennaio, alle ore 17, sarò alla biblioteca Francesca Calvo di Alessandria, in piazza Vittorio Veneto, per parlare del “Raduno dei Gramigna”, il libro uscito lo scorso anno per Edizioni della Goccia. Grazie a Fabrizio Priano e all’associazione LiberaMente che mi hanno invitato, e grazie in anticipo a tutti quelli che vorranno partecipare.

Il senso del “local”

Domenica scorsa, “Al pais d’Lu”, il giornale che da un ventennio ho il piacere di dirigere (in realtà sono a titolo di firma o poco più), ha ricevuto la benemerenza da parte del sindaco di Lu, Michele Filippo Fontefrancesco, durante la festa di San Valerio. Non è un Oscar, ma comunque un premio significativo: la consacrazione dell’importanza di un periodico locale, che non solo informa ma vuole essere anche una sorta di diario, di registro delle attività di Lu e dintorni, oltre che un’occasione di confronto, talvolta anche acceso.  Nell’epoca del web dilagante e dei social, della velocità e dell’ammasso di notizie, un giornale che esce una volta al mese, che offre spunti di riflessione e che parla di piccole cose ha ancora molto senso, tanto più nella versione cartacea (c’è anche quella in pdf, però). Mi auguro che “Al pais d’Lu”, presente da 45 anni,  goda di lunga vita: per i nostri piccoli paesi è comunque una vetrina importante, se non proprio una boccata d’ossigeno.

Ps: grazie a Valeria Verri, attuale direttore, al tuttofare Gherzi, ai direttori che, negli anni, si sono succeduti.

Io maiale e Lino Banfi

Sono salito sul palco vestito da donna, da ubriaco e da porcellino, pur essendo maschio, astemio e non avendo mai emesso grugniti. Devo per forza, a questo punto, fare il tifo per Lino Banfi, inserito nella commissione Unesco dove chiunque s’aspetterebbe non dico il professorone o l’accademico ma almeno qualcuno che non deve la popolarità alle sbirciate dal buco della serrature oppure alle performance di nonno Libero. Quando ho letto la notizia, ho creduto  fosse la solita battuta di Lercio. La realtà supera la fantasia, ho pensato. Poi, però… Ecco, siamo sicuri che Banfi, che ha l’età della saggezza, la conoscenza del Paese,  un affetto per gli italiani  cordialmente ricambiato, il senso dell’ironia, la capacità di spiazzare… ecco, siamo sicuri che sia la persona meno indicata a finire nel novero di chi si occupa del patrimonio dell’umanità? Io così sicuro   non lo sono. Anzi, mi preoccupano di più certi manager, con curriculum zeppo di master, che, dopo avere fatto fallire aziende, prendono milioni di buonuscita, pronti a entrare in altre aziende che dovrebbero essere risanate. Guardiamoci attorno e pensiamoci: d’accordo che bisogna sempre tendere al meglio, ma Banfi non è certamente il peggio.  Questo, almeno, pensa un giornalista che, ogni tanto, si veste da maiale.

Frankie e Franco

Frankie Ferraris e Franco Antonioli li associo solo a episodi divertenti. Se ne sono andati, per cause diverse, a poche ore di distanza.  Ci hanno portato allegria, facendoci sorridere con arguzie, colpi di genio, ironia non artefatta. Generosi entrambi, uno con la musica, l’altro con l’impegno nel sociale. Frankie e Franco ci lasciano un’eredità di cose semplici di cui dobbiamo fare tesoro. Ogni fubinese avrà ricordi legati a loro. Io non posso pensare a Frankie senza il violino e a Franco senza gli stornelli. A Frankie che, garbato, regala battute a bassa voce; a Franco, caciarone senza essere invasivo. Se è vero che è la gente a fare il paese, Fubine è un po’ più povero. E noi un po’ più tristi.

Ps: nella foto compaiono Frankie e Angelo Cavalli, straordinario personaggio che se n’è andato troppo presto. L’immagine è stata pubblicata su Facebook da Angelica Cavalli, che ringrazio per avermi fatto affiorare fantastici ricordi.

I “Gramigna” lunedì a Valenza

Domani, lunedì 21, alle ore 15, al Centro comunale di Cultura di Valenza (piazza XXXI Martiri), avrò il piacere di presentare il mio libro, “Il raduno dei Gramigna”. Sono stato invitato dall’Unitré, associazione molto attiva in città e artefice di incontri e proposte. Ringrazio fin d’ora gli organizzatori e chi avrà la bontà di partecipare. Trascorreremo insieme un’oretta, spero divertente, in cui, più che un romanzo, saranno protagonisti personaggi e storie che, secondo me, vale la pena di raccontare, tanto più di questi tempi in cui tutto sembra dover finire in un frullatore e poco rimane nella memoria.  Il  libro è edito da Edizioni della Goccia (www.edizionidellagoccia.it; info@edizionidellagoccia.it).

Immagino vi siate divertiti

Immagino vi siate divertiti all’ultima puntata del “Salotto del mandrogno”. L’ho constatato mercoledì, ne ho avuto la certezza leggendo i vostri messaggi. In effetti è stata una serata decisamente vivace, grazie ai cabarettisti Marco e Mauro che hanno accettato il mio invito e proposto al pubblico due gag meravigliose. E poi Mara Tinto, una cantante che ancora una volta ha dimostrato di avere una voce splendida; e Fulvia Quattrocolo col suo “piatto miracoloso”, e Paolo Castelli, Enzo Cattaneo, Stefano Richaud, Vittorio Gatti… ciascuno con una storia da raccontare, segno evidente che, ad Alessandria c’è chi fa “succedere  cose”. Scontato il grazie a Gianni Naclerio, Franco Rangone, Gianni Pasino e Ugo Boccassi, allo staff del Galimberti, a Tony Frisina per le foto. E a tutti quelli che hanno la bontà di seguirci. Mi auguro vogliate farlo ancora, a cominciare dal 13 febbraio.