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Continuavano a chiamarla Busiunà

Sì, si chiama “busiunà”, con due “u”. Lo so che è comunemente nota come “businà”, ma che ci volete fare? A Fubine funziona così, per lo stesso motivo per i quali gli “infernòt” sono chiamati, almeno da alcuni tra i più anziani, “linfernòt”. Il bello del dialetto sta proprio nella varietà. Oltre che nella “licenziosità”. Col vernacolo si creano  immagini  che, in lingua, sarebbero insulti. Ci sono esperti che vi possono rendere edotti sulla faccenda. Io mi limito a ricordare che, stasera, come ogni Martedì grasso, a Fubine si legge la “busiunà”, rito pagano con il quale ci si beffa, in rima baciata, dei personaggi più in vista. Ci si trova alle 21 in piazza Garibaldi, per il falò, la lettura, la distribuzione di dolci e vino.  E che sia un buon Carnevale.

Le Roberte e la casa dell’amante

Tutto inizia quando il signor Siluro (non ho ben capito se il nome voglia per forza dire qualcosa…), un tizio che non si è mai sposato perché non crede nel matrimonio, va a casa dell’amante. Evidentemente non tutto fila liscio, altrimenti non ci sarebbe commedia. Invece la commedia c’è. Si intitola “Due belle Roberte” e domani, sabato 12 gennaio, alle ore 21.15, lo spettacolo sarà portato in scena a Fubine, nell’ambito della rassegna Fubine Ridens. Sul palco del Teatro dei Batù gli attori della Compagnia Al Bacio di Milano, che abbiamo già avuto modo di apprezzare. E per questo li abbiamo richiamati, certi che anche stavolta delizieranno il pubblico. Mi auguro vogliate partecipare numerosi: costa solo 7 euro, un prezzo che la Compagnia Teatrale Fubinese, organizzatrice della serata, mantiene invariato ormai da molto tempo…

Gelindo, il ritorno

Stasera, domenica, alle ore 21, il Teatro dei Batù di Fubine ospiterà “Gelindo a veglia”, spettacolo natalizio diretto dal compianto Luciano Nattino. Organizza il Comune e l’ingresso è gratuito. Gelindo a Fubine è una piacevole tradizione, anche se interrotta più volte. La memoria va al 1976 quando, per reperire denaro finalizzato all’acquisto di una casetta da devolvere a una famiglia del Friuli martoriato dal terremoto, un gruppo di volonterosi portò in scena la “cumedia”, su un testo rivisitato da Vanda Bonelli. Senza quell’iniziativa benefica, la “storia teatrale” di Fubine sarebbe stata probabilmente diversa. Grazie a quel gruppo, nel 1981 sarebbe nata la Compagnia Teatrale Fubinese. Gelindo continuò per qualche anno, venne interrotto, poi ripreso. Il vecchio teatro del Ponte, ora dei Batù, ospitò decine di attori provetti. Ci sarebbe da raccontare molto, includendo anche i “sunadur dal ravi”, gruppo folk nato anch’esso con quell’esperienza del 1976. A Renzo Rollino, il “Gelindo storico”, dobbiamo tutti qualcosa. Stasera, probabilmente, sarà in platea. E a tanti di noi affioreranno ricordi.

Corridere

Corridere è un verbo che mi piace. Coniuga la parola Corrida  al ridere. Ieri sera, in effetti, la Corrida ci ha fatto ridere (con barzellette, gag, situazioni brillanti), consentendoci di trascorrere piacevoli momenti fubinesi, e di sostenere l’oratorio. A nome della Compagnia Teatrale, artefice dello spettacolo, ringrazio tutti quelli che hanno concorso al successo, a cominciare da chi, con più o meno sfrontatezza, si è messo in gioco salendo sul palco, per arrivare ai tecnici e a quelli che hanno lavorato per gli allestimenti. Senza gioco di squadra si realizza   poco, e senza quella sana follia che anima molti dei protagonisti non si otterrebbe un risultato come quello conseguito. Grazie, infine, al pubblico: numeroso, partecipe, fantastico. Non importa chi ha vinto o chi è stato premiato: secondo me è stato il successo del paese. E giovedì sera, ai campi Cerrina, debutterà la patronale, con i ragazzi del Centro estivo, che della Corrida sono fedelissimi.

Tre maggio

Il 3 maggio lo associo a  don Franco Cipriano (e mi perdoneranno gli amici che, oggi, compiono gli anni, e non me ne vorrà la città di Alessandria che festeggia l’850esimo). Don Franco era il parroco di Fubine; morì, all’improvviso, mentre discuteva di un progetto riguardante la chiesa del Carmine. Grazie all’impegno di molti, la  Compagnia Teatrale Fubinese riuscì a completare l’opera. E ora quell’edificio sacro, caro a molti, ha un  sagrato accogliente, in memoria di don Franco “amico e missionario senza confini”, come si può leggere sulla targa (vado a memoria, mi perdonerete). Don Franco è stato troppo poco a Fubine, ma ha inciso come se fosse stato parroco per vent’anni. Senza di lui, probabilmente, l’associazione L’Abbraccio, ormai nota anche oltre i confini, sarebbe un’altra cosa. Chissà. Don Franco ci ha insegnato un valore fondamentale  come la solidarietà. Lo ringrazieremo in eterno, per questo. Per qualche anno, il 3 maggio l’abbiamo ricordato… a modo nostro. Io continuo a farlo (anche con questo semplice post), nella certezza di interpretare i desiderata di molti fubinesi e dei parrocchiani di Morano, paese in cui ha operato prima di venire da noi.  A don Franco dedicai anche un libro. Avrebbe meritato un’enciclopedia.

Angelo che “l’anuala”

Oggi alle 17, al Teatro dei Batù di Fubine, Angelo Balestrero presenterà il suo libro su storie, leggende e verità fubinesi, un volumetto che ripercorrerà, sostanzialmente, gli 88 anni di vita in paese del suo autore, classe 1929. Angelo, detto Giplinu, è un bel personaggio: positivo, ottimista (“ma sì che l’anualomma” è il suo motto, da proporre nei momenti di difficoltà), informato, curioso, impegnato. Lo premiammo come “Fubinese dell’anno” per l’attività svolta a favore del paese, sia da consigliere comunale (quasi mezzo secolo!) che da esponente di varie associazioni, tra cui la nostra Compagnia teatrale che contribuì a fondare nel 1981 e che ancora lo vede protagonista. Sul “Piccolo” di venerdì, ho dedicato un ampio spazio a Giplinu, perché non è solo un patrimonio di Fubine  ma anche un esempio per molti giovani e per quelli che non sanno come vincere la noia.

Vi aspetto stasera alla Corrida

C’è fermento. Si dice sempre così, mi pare. Stavolta però c’è davvero. E’ quel misto di attesa e curiosità. Succede anche quest’anno prima della Corrida, lo spettacolo dei “dilettanti allo sbaraglio” che torna stasera, martedì, nell’ambito della festa patronale di Fubine. Francamente non so bene cosa succederà: ho sentito prove di canto, visto gente recitare, mi dicono di balletti. Mi risulta che sul palco salgano veterani ma anche debuttanti assoluti. Diciamo che sono curioso quanto molti di voi. La novità  sarà la band dal vivo, che aggiunge valore allo spettacolo. L’ingresso è a offerta  libera, con parte del ricavato la Compagnia Teatrale Fubinese, che promuove la serata su input della Pro loco, andrà a sostenere le attività dell’oratorio.

Corrida, ci stiamo preparando

C’è voglia di partecipare, di divertirsi, di condividere. Lo si farà, anche quest’anno, in una serata speciale, quella della “Corrida” che torna nell’ambito della festa patronale di Fubine, sulla scorta del successo del 2016. L’appuntamento è per martedì 1 agosto, ai campi Cerrina. La Compagnia Teatrale Fubinese sta lavorando sodo per proporre uno spettacolo adeguato alle attese. E, posso annunciarlo fin d’ora, oltre a “inevitabili conferme”, avremo nuove proposte che garantiscono divertimento. Non solo: per la prima volta, il cast sarà impreziosito dalla band che, dal vivo, accompagnerà quelli che vorranno cantare. Non vi anticipo altro, per ora. Ma voi state pronti al peggio.

 

La partita indimenticabile

C’è una partita indimenticabile nella mia piccola storia di sportivo. Era il 1988, era Bosco Marengo. Un rampante Sporting Fubine allenato da Franco Raimondo sognava l’ingresso (per la prima volta) in Seconda categoria; di fronte, in uno spareggio di tensione, il Carpeneto. Finì 3-0 per i nostri. E fu festa, una baldoria alla quale partecipò anche Marco Abrardo, 18 anni compiuti da poco, un artefice di quella promozione straordinaria perché sorprendente, eccezionale perché carica di entusiasmo. Fece gol, come spesso gli era accaduto. Aveva davanti ottime prospettive, lui attaccante mancino, bravo anche di testa. Un talento che magari non sarebbe arrivato lontanissimo, ma un poco sì, di sicuro. Marco se ne sarebbe andato per sempre a fine giugno per un incidente stradale, nel quale perse la vita anche Beppe Alcamo, un altro amico, anch’egli col calcio al vertice della piramide delle passioni. La partita tra Fubine e Carpeneto venne diretta  da un signore che era in tribuna come spettatore. Si chiamava Stefano Farina, arbitro della sezione di Novi Ligure. Poiché la terna, attesa da Torino, non arrivò mai al campo di Bosco, i dirigenti della federazione si rivolsero a lui, che aveva trascorsi in categorie superiori e futuro davanti. Dimostrò tutte le sue doti, anche quel dì, come avrebbe poi, anche da arbitro internazionale. Farina è morto ieri. Aveva solo 54 anni. E’ stato anch’egli uno dei protagonisti della mia partita indimenticabile, disputata quando lo spazio per i sogni era grandi, anzi enorme.

farina

Canonicamente

Continuo a raccontarvi di teatro, ma siamo nel pieno dell’attività. Quindi mi giustificherete. Siamo reduci dalla prima delle due serate fubinesi della nostra nuova commedia, intitolata “I canonici” e mi piace condividere la soddisfazione non solo per avere recitato davanti a una platea gremita, ma anche per la riuscita della pièce, pur con le imperfezioni delle quali speriamo si sia accorto  più chi è stato sul palco che chi ha assistito allo spettacolo. Stasera (domenica) la Compagnia Teatrale Fubinese replicherà: alle 21.15 si aprirà di nuovo il sipario del Teatro dei Batù di Fubine e sarà riproposta la storia dei canonici e del quadro che li raffigura, ovvero quello realizzato da Pier Francesco Guala nel 1748. Mi dicono che anche stavolta  ci sarà il tutto esaurito. Sono contento.