Categoria: News

Asti non dorme, Alessandria si sveglia

“Aperto per cultura” è stata una grande manifestazione, mi permetto di aggiungere “senza se e senza ma”. E’ ovvio che non avrà raggiunto la perfezione  ma, indubbiamente, quello andato in scena venerdì sera è stato un evento memorabile, rivoluzionario, brillante per raffinatezza ed eleganza, che inverte la tendenza rispetto a proposte che sanno di riempitivo e che non fanno né apertura, né cultura, né possiedono un’anima. Dopo l’invasione oceanica al “Capodanno” del 31 agosto, Alessandria si è scoperta nuovamente attraente, desiderosa di scrollarsi di dosso  polvere e apatia. Ora che la città pare essersi svegliata, dovrebbe trovare qualche formula magica che la faccia stare sveglia. Come succede ad Asti, tanto per non andare lontano. Ieri mattina, si è consumata la tradizionale sfilata dei paesi che hanno portato in città rievocazioni del tempo che fu: 3000 figuranti, più o meno, tra due ali di folla che ha applaudito il passaggio di trattori d’epoca, personaggi in costumi, animali, musicisti: uno scenario d’altri tempi nel weekend dell’affollatissimo Festival delle sagre (dicono che ci siano numeri in calo rispetto alle precedenti edizioni, ma sono sempre cifre da capogiro) e a pochi giorni dal palio, incastonato in un settembre nel quale la città di San Secondo diventa un polo attrattivo grazie all’enogastronomia, al folclore, alla tradizione ma anche alla capacità di essere davvero capoluogo riconosciuto, caratteristica che forse ad Alessandria manca ancora. Però, voglio essere ottimista.

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Oggi apprendo della soppressione di “Ambiente Italia”, storica trasmissione di Raitre,  realizzata dalla Rai di Torino, condotta da Beppe Rovera, in vita dal 1990 e impegnata a trattare temi anche scottanti in materia ambientale, oltre che a fare conoscere alcune bellezze del nostro Paese. Tra gli epurati c’è anche Luca Mercalli, con il suo “Scala Mercalli”, uno dei programmi a mio avviso più intelligenti delle reti pubbliche in cui il conduttore, con chiarezza e ironia, riusciva a farci capire qualcosa in più del nostro Paese. Forse non erano due trasmissioni accondiscendenti, perché invitavano (anche) a riflettere. Immagino le si sia eliminate per quella sorta di “fastidio” che potevano procurare, non certo per audience barcollante. Peccato, sia per chi i programmi li confezionava sia per il pubblico che di uno scrupoloso  lavoro  poteva certamente godere (ottimo, invece, l’acquisto di Luca Semprini col suo Politics, a cui fa seguito una versione finalmente small di “Mi manda Raitre”, con Salvo Sottile). Ma forse è ancor più triste pensare che la radio sarà priva di “Sei uno zero”, la trasmissione cult con Lillo e Greg. Chi li ha fatti fuori ci offre spunto per una sentenza: non si sa più ridere con intelligenza (ma resta l’incubo di “Made in Sud”).

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Fubine c’è (per quanto possibile)

Si intitolerà, molto probabilmente, “Fubine c’è” la grande giornata che le associazioni e il Comune di Fubine stanno organizzando per raccogliere fondi da destinare a un progetto a favore delle popolazioni terremotate del Centro Italia. Il 9 ottobre, il paese sarà teatro di molte iniziative, dal mattino alla sera, all’insegna dello sport, dell’intrattenimento, dello spettacolo, senza dimenticare cibo e vino. Stiamo lavorando per definire il programma; per il momento mi piace constatare che le associazioni che, finora, ho coinvolto hanno aderito con entusiasmo alla proposta. E così il Comune e la Parrocchia. Non è la prima volta che Fubine si cimenta in un’iniziativa simile; d’altronde siamo un paese dinamico, sempre foriero di proposte, affatto propenso a tirarsi indietro. Nemmeno stavolta deluderà. Il denaro raccolto verrà destinato, nei giorni successivi, per un progetto mirato. Vi terrò informati; e sappiate che  il concorso di idee è aperto…

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Qui dove tutto ebbe inizio

Sono tornato dove tutto ebbe inizio. Mi ci hanno portato gli amici dell’epoca, rimasti tali. Mi ci ha portato, poi, l’amore per il pallone, la voglia di essere su un campo dove giocai a lungo. Ieri ho cominciato un’interessante avventura sportiva: do una mano nella gestione tecnica (esageriamo, dai!) della squadra Giovanissimi 2002-2003 dell’Unione sportiva Felizzano. Militai  anch’io nei Giovanissimi del Felizzano, dopo essere stato tesserato per gli Esordienti e dopo il debutto coi Pulcini. Quando iniziai, l’Italia, di lì a poco, avrebbe vinto i Mondiali in Spagna e, probabilmente,  i genitori di qualcuno dei “miei” ragazzi era nato da poco… Questo post non vuole essere nostalgia ma, anzi, un occasione per fare guardare avanti con entusiasmo, oltre che per ringraziare Ricky Cacciabue, Maurizio Varlotta e tutti quelli che mi hanno accolto e che, nel corso della nuova stagione calcistica,  condivideranno passioni, soddisfazioni e  inevitabili momenti difficili.

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Il binomio cabaret e gelato

Se il meteo non farà troppi scherzi, stasera, martedì, alle ore 21.30, io, Maurizio Ferrari e Massimo Faletti saremo a Frascaro, in piazza Rangone, per proporre musica e cabaret, in concomitanza con la Festa del gelato artigianale. Abbiamo in menù canzoni, parodie, gag comiche… per un’ora e mezza divertente (così è stato, perlomeno, a Borgoratto e Cuccaro, in tempi recenti). Noi vi aspettiamo in piazza, dove l’ingresso sarà gratuito.

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La voglia di distrazione

Credo che sia stata la voglia di distrazione a portare, ieri sera,  così tanta gente a Borgoratto per assistere alla commedia “Il paradiso del procione” della Compagnia Teatrale Fubinese. Penso che, dopo giorni di immagini di  macerie,  polvere,  dolore, si sia voluto prendere una boccata d’aria ristoratrice, garantita da uno spettacolo brillante. Grazie a chi ha partecipato, sottolineando la nostra performance con applausi e risate. Grazie a chi ci ha invitato e sostenuto; ad Anna Cioffi e Sara Amodio “panchinare di lusso” che hanno degnamente sostituito attrici del cast originario; grazie a chi continua a seguirci. Insomma, è stata una bella performance, che speriamo di replicare il 23 settembre a San Michele e il 24 a Serravalle Scrivia. Intanto, martedì prossimo sarò a Frascaro con Maurizio Ferrari e Massimo Faletti per una serata di musica e cabaret inserita nella Festa del gelato.

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Terremoto di stupidaggini

Se proprio non si può aiutare in qualche modo (per distanza, per indole, per ristrettezze economiche,  per mille ragioni comprensibili) lo si potrebbe fare, almeno, stando zitti. O meglio, spegnendo quel computer che ci induce, con la protezione garantitaci da schermo e tastiera, a “dare il nostro parere” anche sul terremoto. Di solito le scempiaggini sono direttamente proporzionali alla gravità dell’evento. E il sisma che ha colpito il Centro Italia è stato devastante. Ho letto di gente che non vuole donare neanche un euro “perché intanto poi se lo mangiano i politici”; che “gli sfollati sono nelle tendopoli mentre per i richiedenti asilo sono riservati appartamenti”; che “il terremoto si può prevedere”; che “ci deve pensare il  Vaticano perché ha tanti soldi”…. Insomma, siamo all’ennesima potenza del  qualunquismo. Per fortuna i social network sono anche altro, uno splendido modo per accelerare le richieste e le offerte di aiuto. Ecco, usiamoli così, cercando di evitare, almeno,  il terremoto evitabile: quello delle stupidaggini.

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L’elogio della fotografia

Oggi è la Giornata della fotografia e non è il caso che ci si chieda il perché. La risposta è data del fatto che, ormai, tutto è degno di essere celebrato e di avere, dunque, la propria “giornata”. Rendere omaggio alla fotografia, comunque, un senso ce l’ha, specialmente in quest’epoca  condizionata dalla fretta, in cui tutto si muove rapidamente. La fotografia fissa l’istate, lo rende eterno. L’immagine del bambino ferito ad Aleppo è stata pubblicata in prima pagina sui principali quotidiani italiani  e, immagino, del mondo: vale più di mille parole. E’ una foto destinata, in qualche modo, a fare la nostra storia recente, esattamente come quella di Aylan, il piccolo il cui corpo esamine è stato trovato su una spiaggia della Turchia. Queste due rimpinguano l’elenco di foto indimenticabili, riguardanti lo spettacolo, lo sport, il costume. E poi ci sono le foto che escono dalla sfera pubblica e appartengono al nostro privato. A rivederle, offrono sensazioni – a noi e a noi soli – evocano momenti. L’avvento del digitale ha contribuito in maniera esponenziale a divulgare la fotografia con controindicazione inclusa: l’invasione di foto annacqua i valori delle foto stesse. Aveva ragione quello che diceva: “Se tu avessi ancora il rullino da 24, col cavolo che ti metteresti a fotografare le pietanze che stai mangiando”. Cara fotografia: auguri sinceri, e non solo perché è il giorno a te dedicato.  Tieni duro, eh, anche se immaginiamo tu stia vivendo momenti difficili, in questo  tempo in cui l’autoscatto è  soppiantato dal selfie.

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Non copiateci proprio tutto

Tutto pensavo tranne che vedere un cinese commuoversi. Invece He Zi si è commossa, immagino veramente. Lo ha fatto quando, prima della cerimonia di premiazione della gara di tuffi dal trampolino di tre metri (è arrivata seconda davanti alla nostra Tania Cagnotto; a vincere, la fenomenale  Shi Tingmao, cinese pure lei), ha ricevuto anello con dichiarazione pubblica da Qui Kai, il suo fidanzato tuffatore. Il mondo, sintonizzato sulle Olimpiadi,  ha visto. C’è chi si è entusiasmato, chi ha apprezzato, chi ha detto che è stata una messa in scena, chi ha plaudito al trionfo dell’amore. C’è anche chi si è intristito: io. Cioè: sono ben felice dell’amore dei tuffanti e dei loro sdolcinati sguardi a mandorla, ma speravo che questa gente, esperta in copiature con successive moltiplicazioni  all’ennesima potenza, lasciasse  a noi latini questi slanci di passione, effetto compreso. La pantomima dell’anello è stata una bella cosa, ma che sia solo una parentesi. Già tolleriamo a fatica se copiate Armani o Cavalli, figuratevi se doveste farlo con Casanova. Con ciò, viva gli sposi (che di riso da tirare ne avranno di sicuro).

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I sacrifici altrui e la mia passione

Sta risuonando l’inno italiano. Lo manda in onda la Rai, in attesa di quello “ufficiale”  per la medaglia d’oro conquistata da Fabio Basile, specialità judo. E’ il 200esimo oro italiano nella storia delle Olimpiadi, arrivato in una giornata di gloria per la coppia Dallapè-Cagnotto (argento nei tuffi), della Giuffrida (argento nello judo), della Longo Borghini (bronzo nel ciclismo). Ho trascorso parte del weekend in trepidazione, appassionandomi a gare di cui non conosco esattamente le regole e ad atleti in gran parte sconosciuti. Ho stramaledetto il destino per la caduta di Nibali e per il mancato podio delle ragazze del tiro con l’arco. Aspetto Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri e chissà quante altre sorprese, in discipline che seguo con attenzione solo ogni quattro anni. Le Olimpiadi hanno questo potere, almeno per me: mi fanno innamorare di “cose e persone”, esaltano il mio patriottismo di solito latente, mi fanno pensare e ripensare ai sacrifici fatti   da atleti  tutt’altro che celebri. Chissà quante frecce hanno tirato, nella loro vita, le ragazze che si sono sfidate nel sambodromo di Rio; chissà quante ore di tatami ha trascorso Basile e quante volte hanno salito gli scalini per raggiungere il trampolino la Cagnotto, la Dallapè ma anche le altre protagoniste di una finale senza storia, solo perché ci sono cinesi fuori categoria. E quante volte avrà impugnato il fioretto Garozzo. Non avevo mai sentito parlare di lui, prima di stasera. Mi si dice che è alla prima Olimpiade e che si tratta di un outsider. E’ italiano.  Sta combattendo per l’oro.

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